mercoledì 29 aprile 2015

Alois Hudal e la cristianizzazione fallita del nazismo

L'anima del Führer Dario Fertilio: L'anima del Führer. Il vescovo Hudal e la fuga dei nazisti in Sud America, Marsilio, pagg. 215, euro 16,50



Risvolto

Le ragioni della chiesa cattolica e quelle del nazionalsocialismo si incontrarono a Roma, durante gli anni Trenta e Quaranta, nella persona di un vescovo austriaco: Alois Hudal. Fu lui, con la collaborazione del Vaticano, a organizzare le fughe in Sud America di numerosi gerarchi nazisti, compresi i più efferati criminali di guerra, ma anche di semplici combattenti tedeschi ricercati dagli Alleati. Attorno a questo singolare personaggio, anche a causa della sua delicata posizione, la storiografi a ufficiale ha steso finora un velo d’ombra: ma le ragioni del suo agire emergono dagli scritti, ormai quasi introvabili. Perché monsignor Hudal coltivava un progetto insieme visionario, utopistico e folle: cristianizzare il nazionalsocialismo, utilizzarlo come una barriera di fronte all’ateismo sovietico e salvare addirittura l’anima di Hitler. Il progetto politico fallì, ma i più grandi criminali nazisti, grazie a lui e ai suoi collegamenti col Vaticano e la Croce Rossa, riuscirono effettivamente a lasciare l’Europa. La sua storia si intreccia a un certo punto con quella della città prussiana di Königsberg, appena conquistata dai sovietici, quando un soldato russo d’origine tedesca viene incaricato di indagare a Roma sull’operato del vescovo. Per farlo deve fingersi un nazista in fuga, bisognoso d’aiuto. L’incontro avviene, e produce un effetto: in Hudal insinua il dubbio che la pietà cristiana alla fi ne non possa ignorare le ragioni della giustizia; nella spia sovietica che torti e ragioni dei vincitori e dei vinti siano, alla prova dei fatti, labili e mendaci. Sullo sfondo, i dolori paralleli di Roma e Königsberg e gli interrogativi principali sul senso della misericordia, sui pericoli dell’autoinganno, sulle ragioni dell’amore e della verità.



Alois Hudal, rettore della chiesa nazionale tedesca a Roma, voleva redimere il nazismo essendone tuttavia complice 

Mario Cervi - il Giornale Mer, 29/04/2015

2 commenti:

Mauro ha detto...

Quel vescovo fra croce e svastica

A essere sinceri la svastica altro non è che un tipo di croce.
E ciò dice tutto.

materialismostorico ha detto...

Quanto hai detto è totalmente scorretto. Come aveva compreso Nietzsche, la croce è un simbolo dell'eguaglianza umana; la svastica è il simbolo della supremazia ariana. Ci sono state complicità ma nazismo e cristianesimo sono incompatibili nel profondo della loro essenza.