mercoledì 20 maggio 2015

Far leggere gli adolescenti

Lettori-si-cresceGiusi Marchetta: Lettori si cresce, Einaudi

Risvolto
Contagiare i ragazzi con l'entusiasmo della lettura è possibile. È come giocare una partita: si vince solo se avremo scelto bene le nostre carte.
Hanno dodici, quindici, sedici anni. Sono insicuri, confusi, hanno dubbi su tutto. Meno che su una cosa: leggere è noioso, difficile e non rende felici. Leggere, insomma, non serve a niente. I ragazzi fuggono dalla pagina scritta: le storie le trovano in tv, le informazioni su Google, e la bellezza se la cercano addosso. Pensare di poterne fare esperienza attraverso le parole che si trovano nei libri, nei fumetti, nelle riviste, è un'idea che non li sfiora neppure. Verrebbe quasi voglia di arrendersi e lasciarli andare. Oppure no. Dopo aver narrato la scuola nel romanzo L'iguana non vuole, Giusi Marchetta mette a frutto la sua esperienza di insegnante e di lettrice appassionata per raccontare agli altri insegnanti, ai genitori e anche ai ragazzi - ai quali queste pagine spigliate danno del tu - che il desiderio di leggere si può trasmettere. Certo, dire che leggere è bello, divertente, interessante, non può bastare. Servono pazienza e immaginazione. Ma l'amore per i libri può contagiare. Con un montaggio serratissimo che accosta ricordi d'infanzia, riferimenti letterari - da Dante a Hornby, da Calvino a King - ed esperimenti di didattica, Giusi Marchetta ci regala un libro intenso sui nostri ragazzi, e sul dovere che abbiamo di farli innamorare della lettura. Perché leggere, dopotutto, può cambiare la vita.                           

Il cortocircuito del libro 

Saggi. «Lettori si cresce» di Giusi Marchetta, per Einaudi. Un tentativo di uscire dai consigli cliché, che però dimentica il piacere della scrittura 

Giuseppe Caliceti il Manifesto 20.5.2015, 0:10 

È dif­fi­cile, per Giusi Mar­chetta, scrit­trice e pro­fes­so­ressa di let­tere alle scuole medie, tra­smet­tere la pas­sione per i libri e la let­tura. Ma lei ci prova. Osti­na­ta­mente. Come tanti docenti in Ita­lia. Mar­chetta lo fa anche con il suo Let­tori si cre­sce (pp. 120, euro 14, Einaudi). Le prime pagine sono inte­res­santi: si pro­pon­gono di con­vin­cere i gio­vani let­tori dell’importanza e della bel­lezza della let­tura rinun­ciando alle solite mes­sime per cui un ragaz­zino dovrebbe leg­gere. Quali? Per­ché è bello. Per­ché è inte­res­sante. Per­ché è diver­tente. Per­ché è cibo per lo spi­rito e per la mente. Per­ché fa cre­scere e fa pen­sare. Per­ché que­sto libro l’ho letto alla tua età e l’ho tro­vato bello. Per­ché l’ha letto mia nipote e l’ha tro­vato bello. Ma alla fine, però, anche lei, con que­sto libro, magari solo varian­dole un po’, rischia di ripe­tere pro­prio le stesse moti­va­zioni. La vera bat­ta­glia sulla let­tura che Mar­chetta dichiara a chi non ama la let­tura, infatti, è fatta soprat­tutto dalla rac­colta di espe­rienze per­so­nali, di let­trice e di docente, che potreb­bero (dovreb­bero) susci­tare curio­sità e pas­sione di fronte al Non Let­tore. Sono que­ste le pagine più belle del libro. Pur inti­to­lando una delle sezioni del volume «Il diritto di non leg­gere», come ricor­dava Daniel Pen­nac nel sag­gio nar­ra­tivo Come un romanzo, Mar­chetta non può fare a meno di doler­sene, met­tendo in campo appas­sio­na­ta­mente tutto l’armamentario didat­tico e reto­rico per con­vin­cere il gio­vane Non Let­tore a diven­tare Lettore. 
Ma l’operazione non rie­sce sem­pre in modo con­vin­cente. Per­ché in Ita­lia i ragazzi leg­gono così poco rispetto ai gio­vani di altri Paesi? Intanto biso­gna sem­pre ricor­dare l’esempio che gli diamo noi adulti: pes­simo. E i ragazzi non sono scemi: più che alle parole, guar­dano ai fatti, agli esempi. Altri motivi? Tanti, soprat­tutto di carat­tere cul­tu­rale. Scuola com­presa. «Sto­ria della let­te­ra­tura e ana­lisi del testo ucci­dono il pia­cere della let­tura». Sarà così? In parte sì, ma in parte no, sem­bra dire l’autrice. Per esem­pio, per Mar­chetta sarebbe impor­tante anche che i let­tori fin da pic­coli potes­sero sce­gliersi libe­ra­mente i libri da leg­gere. E che le let­ture che si fanno a scuola non fos­sero solo «disar­mate», e depo­ten­ziate: cioè sem­pre lon­tane dal sesso e dalla vio­lenza, dal tur­pi­lo­quio, dai temi con­si­de­rati sco­modi e anti­e­du­ca­tivi; in sin­tesi: a scuola ci dovrebbe essere meno cen­sura. Tanto da pro­porre, fra i ban­chi, le pagine «più sco­la­sti­ca­mente accet­ta­bili» di un autore come Buko­w­ski. Ma cosa vorrà dire più sco­la­sti­ca­mente accettabili? 
Ecco il cor­to­cir­cuito isti­tu­zio­nale. Ancora: leg­gere fa pen­sare, fa ragio­nare, ci ricorda Mar­chetta, e una scuola moderna dovrebbe favo­rire nell’alunno lo svi­luppo di uno spi­rito cri­tico nei con­fronti di ciò che lo cir­conda, che certo la let­tura favo­ri­sce. Obie­zione: ma siamo sicuri che la nostra scuola sia così moderna? Per­ché allora la nar­ra­tiva di oggi, di fatto, è stata ban­dita dalla scuola supe­riore di primo e secondo grado? E per­ché tra le com­pe­tenze che l’Europa chiede ai suoi stu­denti è scom­parso pro­prio quello «spi­rito cri­tico» che Mar­chetta, giu­sta­mente, auspica? Che fare, allora? Il con­si­glio dell’autrice: «Con­ta­giare i ragazzi con l’entusiasmo della let­tura». La pro­pria. E l’accento è messo più sulla parola entu­sia­smo che su lettura, come sa ogni docente.
Anche se prima o poi, aggiungo io, occor­rerà porsi un ulte­riore pro­blema: per­ché tutto quello che si fa leg­gere a scuola ai nostri ragazzi è scritto da adulti e niente o quasi niente è scritto da loro o da loro coe­ta­nei? Per­so­nal­mente credo che uno dei nodi deci­sivi sia que­sto: l’autrice lo sfiora, ma non lo appro­fon­di­sce, quando rac­conta di come, per alcune ore, tra­sformi la sua classe in un pic­colo labo­ra­to­rio di scrit­tura crea­tiva e chieda ai suoi alunni di nar­rare una loro auto­bio­gra­fia minima.

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