giovedì 7 maggio 2015
Il cristianesimo sociale di Joseph Wresinski
Risvolto
Il
male assoluto del nostro tempo ha un nome: povertà estrema. L'oggetto
di questo libro, che racchiude i discorsi più importanti pronunciati da
padre Wresinski davanti a istituzioni nazionali e internazionali dagli
anni '60 alla fine degli anni '80, ci pone di fronte a domande terribili
ma soprattutto lascia intravvedere i rimedi possibili a una piaga
comune non solo ai Paesi in difficoltà ma anche alle società più ricche e
avanzate. Grazie all'esperienza maturata dal Movimento ATD Quarto Mondo
da lui fondato, Joseph Wresinski ci ha tramandato un'impressionante
mole di conoscenze e di amore, acquisita vivendo tutta la vita da ultimo
tra gli ultimi. Grazie a essa è possibile andare alle radici della
miseria per estirparla, riaffermando così il valore primario del
messaggio evangelico.
La politica, l’economia, la società e la cultura ignorano la miseria. Si
potrebbe dire che non la vedono, nel senso che vedono solo gli
individui e i gruppi che ne portano le stigmate ma non la miseria come
condizione universale – un fenomeno presente in ogni epoca e sotto ogni
latitudine e regime politico -né, tanto meno, ne conoscono le cause. Gli
scritti di Padre Wresinski squarciano questo velo di ignoranza
tentando, al contempo, di capire come porre fine allo scandalo
dell’esclusione di milioni di persone che non sanno di avere diritti,
perché private persino del riconoscimento di esistere. È a loro, ai
cittadini del Quarto Mondo, che questo libro si rivolge, come ai
volontari che li assistono e ai ricercatori disposti ad ammettere che
anche loro hanno un sapere da trasmettere. E ad essi si rivolge con
tutta la potenza e la profondità di un autore classico, un “classico
dell’umano” come bel lo definisce, nella sua prefazione, Luigino Bruni:
«I classici dell’umano sono persone portatrici di un carisma, cioè di un
dono di «occhi diversi» sul mondo che consente loro di vedere
diversamente e di più. e così essere capaci di vedere valori dove gli
altri vedono disvalori, benedizioni nelle ferite, il risorto nel
crocifisso. padre Joseph Wresinski è un classico della povertà, in tutti
i sensi della parola classico che ho appena delineato. nel «pianeta»
povertà ha toccato profondità assolute dell’animo umano e della vita, e
chiunque oggi voglia veramente capire e «curare» le povertà, deve – o
dovrebbe – conoscere il suo pensiero e la sua azione. In particolare,
padre Joseph Wresinski è un classico della povertà nell’età moderna e
contemporanea, dove le povertà sono sempre più numerose e diverse,
richiedendo una visione in buona parte diversa da quella sviluppata dal
pensiero classico cristiano e occidentale».
E’ il titolo di un libro che raccoglie i discorsi di padre Joseph
Wresinki. Secondo il fondatore del movimento Atd-Quarto Mondo, è la
povertà il male assoluto
GIACOMO GALEAZZI Vaticaninsider
Un saggio sul rifiuto della miseria di Joseph Wresinski
Cittadinanza. Pubblicato da Jaca Book una raccolta di scritti del prete operaio divenuto il simbolo della lotta alla marginalità sociale
Alessandro Santagata, il Manifesto 7.5.2015
Quello di Joseph Wresinski è un nome poco conosciuto in Italia. Ha fatto bene quindi Jaca Book a pubblicare questa raccolta di scritti e discorsi (Rifiutare la miseria) che porta come sottotitolo «un pensiero nato dall’azione». Azione sociale, in primo luogo, quella promossa nel movimento «Atd Quart monde»; ma anche un’azione gravida di implicazioni teoriche, così come emerge dai discorsi di questo prete-sottoproletario, e francese di seconda generazione, divenuto una voce autorevole della campagna internazionale contro la povertà.
Quando nel 1957 Wresinski avvia la sua organizzazione di volontari nella baraccopoli di Noisy – «campo di transito» nella banlieue parigina – la Francia sta vivendo la prima fase dei Trentes Glorieuses con la strutturazione di un avanzato sistema di welfare. Il movimento operaio, erede di valori dell’89, è protagonista di questa stagione e anche la Chiesa cattolica sembra essersi riconciliata con lo spirito nazionale nella convinzione di un destino manifesto di prosperità. Wresinski, che ha conosciuto l’esperienza dei preti operai, ha vissuto negli anni Quaranta le lotte dei ferrotranvieri di Tergnier e dei contadini di Dhuizel. È però in quella baraccopoli che questo missionario in terra d’Occidente prenderà consapevolezza dei cortocircuiti del sistema d’inclusione sociale. Dare voce a milioni di persone tagliate fuori dalla rappresentanza civile diventerà il suo modo di interpretare la missione evangelica. Principalmente, un’azione di resistenza alla guerra ai poveri dichiarata dallo Stato borghese.
Per Wresinski, il dispositivo di cittadinanza repubblicana si basa sul lavoro, sulla stabilità coniugale e sull’istruzione: tre elementi precari, quando non completamente estranei al sottoproletariato, la cui stessa esistenza costituisce una contraddizione insopportabile per il potere. Quindi espone gli strumenti con i quali lo Stato conduce la sua battaglia: criminalizzazione della miseria, scomposizione dei nuclei familiari, psichiatrizzazione del disagio e misure di sussistenza progettate al solo scopo di perpetuare una condizione di dipendenza.
Quello descritto da Wresinski è dunque uno scontro di civiltà: i marginali – chiosa amaro – non hanno avuto mai il diritto di entrare a far parte della storia, le parole della Dichiarazione dei diritti dell’uomo non sono state scritte per loro. Alle modalità di resistenza sono dedicati la maggioranza degli interventi qui pubblicati. Dalle osservazioni sul terreno riportate nei due decenni successivi di attività nelle periferie europee (università popolari, biblioteche e spazi sociali), colpisce la capacità di Wresinski di restituire la cultura dei subalterni utilizzando categorie estranee al contesto culturale cattolico: linguaggio, rappresentazione, egemonia culturale.
Non meno innovativo risulta lo sforzo di rendere conto della consapevolezza assunta dal Quartrième État nella contaminazione con i movimenti del ’68: la nascita di un’identità collettiva maturata dal rifiuto della carità «dall’alto» e dalla lotta per l’emancipazione. Morirà nel 1988 dopo essere riuscito a portare la voce dei marginali al vertice della Repubblica e delle Nazioni Unite. Le rivolte degli anni Duemila dimostreranno lo scarto tra la celebrazione in pompa magna tributatagli con l’istituzione della Giornata mondiale contro la miseria e la realtà sempre più insostenibile dei processi di gentrificazione e marginalizzazione urbana.
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