“Ora sta cominciando la grande rivoluzione, consistente nella sostituzione del cristianesimo degenerato” In questo saggio sostanzialmente inedito del 1906 – ritrovato per questa edizione italiana – Tolstoj delinea il suo programma d’azione politico e denuncia la tirannia degli stati e la cecità morale della società. Egli si fa profeta di una nuova era e con grande lucidità invita alla insubordinazione verso ogni forma di governo. Lo spunto è offerto dalla convulsa dinamica della Rivoluzione russa del 1905, emersa sulla scorta della sconfitta della Russia nel conflitto con il Giappone. è tra l’ottobre e il novembre del 1905 difatti che Tolstoj scrive quest’opera, che non riuscì poi a vedere la luce in patria per la feroce censura zarista. Tolstoj indica qui la strada verso una “vera concezione della vita”. Per liberarsi da tutti i mali di cui soffrono gli uomini c’è un unico mezzo: il lavoro interiore che ognuno deve fare per essere l’architetto del proprio miglioramento morale. Nel delegare il loro potere gli individui realizzano invece una sorta di schiavitù volontaria. Il testo, sofferta orazione che riflette sugli assetti politici del primo Novecento, fu poi pubblicato non senza difficoltà a Parigi nel 1906. Il volume diventerà presto introvabile anche in Francia, fino a questa edizione italiana.
mercoledì 6 maggio 2015
Tradotto "Guerra e rivoluzione" di Lev Tolstoj
Risvolto
“Ora sta cominciando la grande rivoluzione, consistente nella sostituzione del cristianesimo degenerato” In questo saggio sostanzialmente inedito del 1906 – ritrovato per questa edizione italiana – Tolstoj delinea il suo programma d’azione politico e denuncia la tirannia degli stati e la cecità morale della società. Egli si fa profeta di una nuova era e con grande lucidità invita alla insubordinazione verso ogni forma di governo. Lo spunto è offerto dalla convulsa dinamica della Rivoluzione russa del 1905, emersa sulla scorta della sconfitta della Russia nel conflitto con il Giappone. è tra l’ottobre e il novembre del 1905 difatti che Tolstoj scrive quest’opera, che non riuscì poi a vedere la luce in patria per la feroce censura zarista. Tolstoj indica qui la strada verso una “vera concezione della vita”. Per liberarsi da tutti i mali di cui soffrono gli uomini c’è un unico mezzo: il lavoro interiore che ognuno deve fare per essere l’architetto del proprio miglioramento morale. Nel delegare il loro potere gli individui realizzano invece una sorta di schiavitù volontaria. Il testo, sofferta orazione che riflette sugli assetti politici del primo Novecento, fu poi pubblicato non senza difficoltà a Parigi nel 1906. Il volume diventerà presto introvabile anche in Francia, fino a questa edizione italiana.
“Ora sta cominciando la grande rivoluzione, consistente nella sostituzione del cristianesimo degenerato” In questo saggio sostanzialmente inedito del 1906 – ritrovato per questa edizione italiana – Tolstoj delinea il suo programma d’azione politico e denuncia la tirannia degli stati e la cecità morale della società. Egli si fa profeta di una nuova era e con grande lucidità invita alla insubordinazione verso ogni forma di governo. Lo spunto è offerto dalla convulsa dinamica della Rivoluzione russa del 1905, emersa sulla scorta della sconfitta della Russia nel conflitto con il Giappone. è tra l’ottobre e il novembre del 1905 difatti che Tolstoj scrive quest’opera, che non riuscì poi a vedere la luce in patria per la feroce censura zarista. Tolstoj indica qui la strada verso una “vera concezione della vita”. Per liberarsi da tutti i mali di cui soffrono gli uomini c’è un unico mezzo: il lavoro interiore che ognuno deve fare per essere l’architetto del proprio miglioramento morale. Nel delegare il loro potere gli individui realizzano invece una sorta di schiavitù volontaria. Il testo, sofferta orazione che riflette sugli assetti politici del primo Novecento, fu poi pubblicato non senza difficoltà a Parigi nel 1906. Il volume diventerà presto introvabile anche in Francia, fino a questa edizione italiana.
«Con la violenza non si fa la rivoluzione»
In un saggio inedito il grande scrittore attacca gli anarchici che s’im pongono con la forza «Il Terrore conduce solo al m ale». E la vera libertà è ritrovare il cristianesim o in se stessi
6 mag 2015 Libero Di LEV TOLSTOJ
In anteprima mondiale, per Feltrinelli, è in libreria l’opera pacifista di Lev Tolstoj, Guerra e rivoluzione (pp 192, euro 8,50) a cura di Roberto Coaloa, con nota di apertura di Gian Paolo Serino. Coaloa ha trovato e tradotto il testo inedito scrivendo il saggio Tolstoj, tra guerra, pace e rivoluzione.
La condizione dell’ umanità attuale è tanto più deplorevole in quanto nei nostri cuori noi concepiamo la possibilità di un'altra vita, completamente differente, ragionevole e fraterna, senza pazzia del lusso di alcuni e la miseria e l'ignoranza degli altri, senza esecuzioni, dissolutezza, violenza, armamenti, guerre.
Ma il regime presente, mantenuto dalla forza, si è radicato a tal punto che noi non possiamo immaginare una vita collettiva senza un’autorità governativa; noi ci siamo a tal punto abituati che cerchiamo di realizzare addirittura l’ideale di una vita libera e fraterna attraverso degli atti d’autorità, vale a dire con la violenza.
In effetti, si spera di realizzare questo miglioramento con l'aiuto del governo, cioè con la forza. Ancora meglio questa contraddizione si manifesta non soltanto nelle dottrine sociali attuali, ma nelle stesse dei partiti politici più progressisti: socialisti, rivoluzionari, anarchici, che prevedono la citta futura.
Insomma, gli uomini cercano di raggiungere l'ideale di una vita razionale, libera e fraterna attraverso l'aiuto della forza, quando questa, qualsiasi forma essa prenda,
Quando Lev fu censurato dai socialisti
Dopo le sue critiche, il romanziere venne condannato all’oblio dai suoi seguaci italiani
6 mag 2015 Libero ROBERTO COALOA
A settantasei anni, nell’anno in cui ebbe inizio la guerra
russo-giapponese, Tolstoj iniziò a scrivere contro la deriva bellica
dell’impero dello zar. Il conflitto del 1904-1905 fu cruento e
terribile: fu guerra di trincea e di mare. Per la prima volta si affermò
un paese asiatico come potenza mondiale. Tolstoj fu inorridito da tanta
violenza e contro questo conflitto si espose senza esitazioni,
scrivendo l’opera Guer
Il testo pacifista non riuscì a vedere la luce per la feroce censura
dello stato russo. In Italia non fu mai pubblicato. Per capire perché
questo Tolstoj non ebbe trasposizione e diffusione nel Bel Paese bisogna
narrare ciò che accadde nel 1905, al momento della prima rivoluzione
russa.
Nel 1905, Tolstoj non critica solamente le superstizioni religiose
e scientifiche. Non è d’accordo con i rivoluzionari, anarchici e
socialisti, perché sono senza amore. Per lo scrittore «una sola cosa è
necessaria»: la legge dell'amore. Non è con la violenza e la repressione
che si può pensare di abbattere un regime fondato sulla brutalità e la
sopraffazione come quello dello zar.
[…] Il pensiero pacifista di Tolstoj si conobbe in Italia grazie
anche a Ernesto Teodoro Moneta, Nobel per la Pace nel 1907, che tenne
una breve ma significativa corrispondenza con lo scrittore.
Improvvisamente, tra il 1904 e il 1905, i socialisti e gli anarchici
italiani condannarono al silenzio il loro antico eroe. Ezio Maria Gray
accusò Tolstoj - sull’Avanti! - di aver prima alimentato gli ideali che
avrebbero fatto da base per l'insurrezione e di essersene poi lavato le
mani. In realtà Gray mentiva. La verità è che Tolstoj non aveva taciuto e
si era schierato apertamente contro i rivoluzionari. Se fosse
sopravvissuto ancora qualche anno, lo scrittore avrebbe avuto conferma
dell'inconsistenza e dell'ipocrisia delle proposte socialiste italiane,
di fatto tradite da una «folle» censura di partito e dai comportamenti
stessi dei suoi uomini, spesso favorevoli alle guerre dell'epoca, come
Moneta e lo stesso Gray.
[…] Per Tolstoj la Russia deve disinteressarsi di ogni guerra,
perché essa deve compiere «la grande rivoluzione». Qui, lo scrittore,
nemico della violenza, profetizza, senza averne il sospetto, la
rivoluzione comunista. O meglio, quella «volpe» di Lenin affermò che
l’inizio della grande rivoluzione è Tolstoj. Strano destino per chi è
favorevole alla sola sottomissione volontaria. Il rifiuto di ogni
violenza sarà il programma di un giovane discepolo indiano del profeta
di Jasnaja Poljana, tale Gandhi.
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