mercoledì 6 maggio 2015

Tradotto "Guerra e rivoluzione" di Lev Tolstoj

Guerra e rivoluzioneLev Tolstoj: Guerra e rivoluzione, a cura di Roberto Coaloa, con nota di apertura di Gian Paolo Serino, Feltrinelli, pp 192, euro 8,50

Risvolto
“Ora sta cominciando la grande rivoluzione, consistente nella sostituzione del cristianesimo degenerato” In questo saggio sostanzialmente inedito del 1906 – ritrovato per questa edizione italiana – Tolstoj delinea il suo programma d’azione politico e denuncia la tirannia degli stati e la cecità morale della società. Egli si fa profeta di una nuova era e con grande lucidità invita alla insubordinazione verso ogni forma di governo. Lo spunto è offerto dalla convulsa dinamica della Rivoluzione russa del 1905, emersa sulla scorta della sconfitta della Russia nel conflitto con il Giappone. è tra l’ottobre e il novembre del 1905 difatti che Tolstoj scrive quest’opera, che non riuscì poi a vedere la luce in patria per la feroce censura zarista. Tolstoj indica qui la strada verso una “vera concezione della vita”. Per liberarsi da tutti i mali di cui soffrono gli uomini c’è un unico mezzo: il lavoro interiore che ognuno deve fare per essere l’architetto del proprio miglioramento morale. Nel delegare il loro potere gli individui realizzano invece una sorta di schiavitù volontaria. Il testo, sofferta orazione che riflette sugli assetti politici del primo Novecento, fu poi pubblicato non senza difficoltà a Parigi nel 1906. Il volume diventerà presto introvabile anche in Francia, fino a questa edizione italiana.


«Con la violenza non si fa la rivoluzione» 

In un saggio inedito il grande scrittore attacca gli anarchici che s’im pongono con la forza «Il Terrore conduce solo al m ale». E la vera libertà è ritrovare il cristianesim o in se stessi 
6 mag 2015  Libero Di LEV TOLSTOJ

In anteprima mondiale, per Feltrinelli, è in libreria l’opera pacifista di Lev Tolstoj, Guerra e rivoluzione (pp 192, euro 8,50) a cura di Roberto Coaloa, con nota di apertura di Gian Paolo Serino. Coaloa ha trovato e tradotto il testo inedito scrivendo il saggio Tolstoj, tra guerra, pace e rivoluzione. 

La condizione dell’ umanità attuale è tanto più deplorevole in quanto nei nostri cuori noi concepiamo la possibilità di un'altra vita, completamente differente, ragionevole e fraterna, senza pazzia del lusso di alcuni e la miseria e l'ignoranza degli altri, senza esecuzioni, dissolutezza, violenza, armamenti, guerre. 
Ma il regime presente, mantenuto dalla forza, si è radicato a tal punto che noi non possiamo immaginare una vita collettiva senza un’autorità governativa; noi ci siamo a tal punto abituati che cerchiamo di realizzare addirittura l’ideale di una vita libera e fraterna attraverso degli atti d’autorità, vale a dire con la violenza. 
Questo errore è alla base del disordine morale e materiale della vita passata, presente e futura della cristianità. Un esempio lampante ci è donato dalla Rivoluzione francese. Gli uomini della Rivoluzione hanno posto chiaramente gli ideali di uguaglianza, di libertà e di fraternità, in nome dei quali essi hanno desiderato trasformare la società. Da questi principi sorsero delle misure concrete: abolizione delle caste, ripartizione uguale delle ricchezze; soppressione dei titoli e dei gradi, della proprietà fondiaria, dell' esercito permanente, istituzione dell'imposta sul reddito, pensioni per i lavoratori; separazione della chiesa e dello stato, cioè l'istituzione di una dottrina razionale, comune a tutti. Queste misure, essendo sagge e benefiche, erano la conseguenza diretta dei veri principi di libertà, uguaglianza e fraternità posti dalla Rivoluzione. Questi principi, così come le misure che ne sono sorte, sono stati, sono e resteranno veri, e rimarranno come l'ideale dell' umanità fintanto che non saranno realizzati. Tuttavia, questo ideale non potrà mai essere realizzato con l'aiuto della violenza. Malauguratamente, gli uomini della Rivoluzione erano talmente abituati all'uso della forza come unico mezzo d'azione, che non si accorsero della contraddizione che conteneva l'idea di realizzare l'uguaglianza, la libertà e la fratellanza attraverso l'uso della violenza. Essi non si accorsero che l'uguaglianza è l'opposto della dominazione e della sottomissione, che la libertà è inconciliabile con la costrizione e che non si può avere della fratellanza tra coloro che comandano e coloro che obbediscono. Da questo fatto derivano tutte le atrocità del Terrore. L'errore non è tanto nei principi, come credono alcuni - essi sono stati e restano veri -, ma nei mezzi in cui si sono applicati. La contraddizione che spuntò così nettamente e brutalmente durante la Rivoluzione francese e che, al posto del bene, conduce al male, dimora fino al giorno d'oggi, rivelandosi in tutti i tentativi di migliorare l'organizzazione sociale. 
In effetti, si spera di realizzare questo miglioramento con l'aiuto del governo, cioè con la forza. Ancora meglio questa contraddizione si manifesta non soltanto nelle dottrine sociali attuali, ma nelle stesse dei partiti politici più progressisti: socialisti, rivoluzionari, anarchici, che prevedono la citta futura. 
Insomma, gli uomini cercano di raggiungere l'ideale di una vita razionale, libera e fraterna attraverso l'aiuto della forza, quando questa, qualsiasi forma essa prenda,
Quando Lev fu censurato dai socialisti
Dopo le sue critiche, il romanziere venne condannato all’oblio dai suoi seguaci italiani
6 mag 2015 Libero ROBERTO COALOA
A settantasei anni, nell’anno in cui ebbe inizio la guerra russo-giapponese, Tolstoj iniziò a scrivere contro la deriva bellica dell’impero dello zar. Il conflitto del 1904-1905 fu cruento e terribile: fu guerra di trincea e di mare. Per la prima volta si affermò un paese asiatico come potenza mondiale. Tolstoj fu inorridito da tanta violenza e contro questo conflitto si espose senza esitazioni, scrivendo l’opera Guer
Il testo pacifista non riuscì a vedere la luce per la feroce censura dello stato russo. In Italia non fu mai pubblicato. Per capire perché questo Tolstoj non ebbe trasposizione e diffusione nel Bel Paese bisogna narrare ciò che accadde nel 1905, al momento della prima rivoluzione russa.
Nel 1905, Tolstoj non critica solamente le superstizioni religiose e scientifiche. Non è d’accordo con i rivoluzionari, anarchici e socialisti, perché sono senza amore. Per lo scrittore «una sola cosa è necessaria»: la legge dell'amore. Non è con la violenza e la repressione che si può pensare di abbattere un regime fondato sulla brutalità e la sopraffazione come quello dello zar.
[…] Il pensiero pacifista di Tolstoj si conobbe in Italia grazie anche a Ernesto Teodoro Moneta, Nobel per la Pace nel 1907, che tenne una breve ma significativa corrispondenza con lo scrittore. Improvvisamente, tra il 1904 e il 1905, i socialisti e gli anarchici italiani condannarono al silenzio il loro antico eroe. Ezio Maria Gray accusò Tolstoj - sull’Avanti! - di aver prima alimentato gli ideali che avrebbero fatto da base per l'insurrezione e di essersene poi lavato le mani. In realtà Gray mentiva. La verità è che Tolstoj non aveva taciuto e si era schierato apertamente contro i rivoluzionari. Se fosse sopravvissuto ancora qualche anno, lo scrittore avrebbe avuto conferma dell'inconsistenza e dell'ipocrisia delle proposte socialiste italiane, di fatto tradite da una «folle» censura di partito e dai comportamenti stessi dei suoi uomini, spesso favorevoli alle guerre dell'epoca, come Moneta e lo stesso Gray.
[…] Per Tolstoj la Russia deve disinteressarsi di ogni guerra, perché essa deve compiere «la grande rivoluzione». Qui, lo scrittore, nemico della violenza, profetizza, senza averne il sospetto, la rivoluzione comunista. O meglio, quella «volpe» di Lenin affermò che l’inizio della grande rivoluzione è Tolstoj. Strano destino per chi è favorevole alla sola sottomissione volontaria. Il rifiuto di ogni violenza sarà il programma di un giovane discepolo indiano del profeta di Jasnaja Poljana, tale Gandhi.

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