martedì 20 ottobre 2015

I saggi di Yeats sull'arte

W. B. Yeats: L’artificio dell’eternità. Saggi sull’arte, Medusa, pp. 222, euro 19,50
Risvolto

Questi Saggi sull’arte raccolgono tutto ciò che Yeats ha scritto sull’arte, nelle forme diverse del saggio, della recensione, del ricordo personale. Nella sua scrittura le tre forme si mescolano. Il padre John è un buon pittore, amico dei Preraffaelliti; il fratello Jack è considerato il massimo pittore dell’Irlanda del suo tempo; le due sorelle Lily e Lolly lavorano nello studio della sorella di William Morris, il fondatore di “Arts and Crafts”, e poi fondano la casa editrice Cuala Press. Lo stesso Yeats studia in una scuola d’arte, vive circondato da artisti, con i quali discute anche per le messe in scena dei propri drammi e del teatro d’Irlanda che ha contribuito a fondare. Anzi, proprio l’idea della fusione tra le arti è al centro del suo pensiero, soprattutto di estetica teatrale. Lo stesso lavoro letterario, di poesia e di prosa, il lavoro “con la parola”, è fondato da lui in chiave d’immagine e di simbolo. Perciò sono importanti i suoi saggi sul simbolismo, sul visionario Blake o sulle Croci d’Irlanda e la tradizione architettonica irlandese, celtica e cristiana.
Già curatrice di diversi volumi di opere di William Butler Yeats ( Il crepuscolo celtico, perTheoria, risale addirittura al 1987 e a esso sono seguiti, entrambi per Guanda, Anima Mundi nel 1988, e La rosa segreta. Tutti i racconti nel 1995), Rosita Copioli ha ordinato questa antologia di saggi (W. B. Yeats, L’artificio dell’eternità. Saggi sull’arte, Medusa, pp. 222, euro 19,50) secondo cronologia, preferendo accompagnarli con commenti elaborati, più che con presentazioni prolisse. Commenti che risultano molto utili per rintracciare preziosi accenni alla ricca trama di argomenti che affollano il mondo dell’irlandese in rapporto alle poesie. Come premessa la curatrice ha deciso di inserire nel volume un estratto, limitato, di versi, perché «le poesie sono le messaggere più potenti di ogni pensiero dunque con l’intento di mostrare alcuni nuclei del suo pensare: il mito delle dimore simboliche legate alle opere d’arte e a coloro che le avevano erette; la ricerca dellamaschera vera; la necessità di dare la precedenza alla vita che pulsa attraverso l’opera; la terra della giovinezza, il paradiso, lumeggiati nella città santa di Bisanzio; la necessità di una raccolta d’arte nazionale. 


L’arte secondo Yeats Rivelazioni e visioni sulle orme diBlake 

20 ott 2015  Libero VITOPUNZI 

Non c’è dubbio, però, che le pagine dalle quali più trasuda il sacro fuoco che sollecita Yeats a penetrare nel mondo delle arti, nella «landadove ognigridoha i suoiechi», sono quelle dedicate all’opera e alle riflessionedelpoetaWilliamBlake. All’inglese si richiama anzitutto perdistinguere tra letteratura e scrittura scientifica («tesi, teoria, erudizione», definite da Blake «diavoletti checombattonoper sestessi», sonoper l’irlandese «illusionidellanostra transitoria vita visibile»). Yeats ritiene che il corpo sia «forgiato intorno a un’anima invisibile», dunquequalsiasicosa siavista, toccata, misurata, spiegata, discussa, scrive nel 1895, «è per l’artista immaginativo niente di più diunmezzo, perché egli appartiene alla vita invisibile, e lapresentanella suarivelazione sempre antica e sempre nuova». 
Yeats definisce la sua una «epoca di critica», ma l’arte è per lui una «rivelazione, non un’espressione critica», dunque immagina, auspica «di nuovo imminente la fede in unmondo sovrasensibile», per imparare che «le grandi passioni sono angeli diDio». Blake e le sue opinioni sull’arte (la sua idea di “visione”), le sue illustrazioni di Dante, il suo contrasto con il fiorentino: un’occasione per Yeats per ripensare anche il significato del Dio incarnato, di Cristo. «Non conosco altra cristianità che la libertàdelcorpoe dellamente, peresercitare leartidivinedell’immaginazione, ilmondo reale ed eterno», ha scritto Blake. E Yeats, con untesto del 1897, non fa che portare all’estrema conseguenza quanto elaborato dall’inglese: «Il Cristo storico non fu che il simbolosupremodell’immaginazione artistica, in cui vivremo quando il corpo si sarà estinto alla fine del tempo». E finché ciò non accadrà, suggerisce Yeats, «la mera simpatia per le cose viventi non basta», dobbiamo «essere artisti in tutte le cose», «desiderando sempre la bellezza, l’unica maschera attraverso cui si possono vedere gli occhi non velati dell’eternità».

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