sabato 28 marzo 2020

Il vero stato d'eccezione che si prepara al Sud e nel paese




I presunti compagni che dileggiano Bergoglio con argomenti dell'anarchismo ottocentesco nel momento in cui, in uno scenario che con la sua potenza estetica esprime tutta la drammaticità del momento, Bergoglio difende contro mezzo mondo le ragioni delle classi popolari e denuncia le cause strutturali della crisi nella irrazionalità della società capitalistica e nell'egoismo dei più forti fanno il paio, nella loro ottusa e incosciente irresponsabilità, con gli ex compagni che intestandosi senza alcun titolo la rappresentanza primitivista di quelle classi soffiano sul fuoco della sollevazione plebea al Sud.



Nel nome di una rivoluzione populista immaginaria che in realtà, tramite i suoi pittoreschi capibastone locali, ha già alla testa le forze più oscure e sciacallesche della reazione politica e della borghesia criminale del paese si dà corda alla sovversione dall'alto di quanto rimane dello Stato democratico e dell'unità nazionale, in senso morale e persino fisico.
La jacquerie non sarà la Comune sognata e nemmeno Barcellona nella guerra di Spagna ma la Vandea che accompagna il vero assalto ai veri forni: l'accaparramento del futuro da parte delle classi dominanti riverginate (in veste di capipopolo o viceversa di tutori dell'ordine) nel momento in cui vengono decisi i paradigmi di politica economica della ricostruzione.
In questo momento la borghesia sovversiva è ferocemente divisa, ma cosa potrebbe accadere se trovasse un punto di convergenza e diventasse un fronte compatto?
Auguriamoci che lo stato d'eccezione non sia necessario davvero - altro che Agamben! -, perché adesso non si può prevedere più dove questa crisi potrà condurre: all'esplosione neofeudale del paese o a un indurimento bonapartista della postdemocrazia.
Preoccupa in questa situazione pericolosa l'assenza totale di una sinistra organizzata e priva dei suoi strumenti di comunicazione e intervento politico [SGA].




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