La viscida ipocrisia liberale che esulta per l'abbattimento delle statue di Lenin e deplora quello delle statue di Churchill è il classico esempio del deficit di universalismo di quella che è non la teoria della libertà e dei diritti individuali ma la teoria dell'esclusione e della discriminazione.Ma l'ipocrisia liberale va appunto denunciata, non replicata e scimmiottata da posizioni che sono oltretutto nettamente più deboli.
Le statue che non ci piacciono si abbattono, certamente. Ma - a
parte il fatto che c'è statua e statua, c'è Montanelli o il mercante di
schiavi ma c'è anche la regina vittoria o George Washington, così come
conta anche il luogo in cui si vive e la situazione concreta - si
abbattono quando si fonda un ordine nuovo, quando si istituisce uno
Stato e si apre un orizzonte storico, un'epoca.Si abbattono, cioè, quando si è capaci di erigere nuove statue e dunque quando si fa una rivoluzione.
Quando - se mai se ne avesse l'intenzione - non si ha la forza di fondare un ordine nuovo, le statue invece si ri-semantizzano lungo le direttrici di una strategia egemonica, sempre che la sia abbia e se ne sia capaci.
Altrimenti ad ogni minimo spostamento dell'opinione pubblica - e cioè ogni quarto d'ora - vedremmo cadere prima le statue di destra e poi quelle di sinistra e così ogni volta da capo.
E se le cose alla lunga vanno male e i rapporti di forza invece di migliorare peggiorano, finiranno per cadere da ultimo anche le nostre teste, non solo le nostre statue [SGA].

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