lunedì 21 gennaio 2013
Un libro su Simmel
Risvolto
Il libro prende il suo punto di avvio dalla dialettica tra
superficie e profondità, la quale, nel quadro della più in generale
dialettica dell’interrelazione, si rivela essere il cardine di tutto il
pensiero simmeliano, l’origine da cui si dipanano gli innumerevoli fili
che tessono una lucida quanto ricca analisi della realtà sociale
disgregata. Il nucleo centrale è costituito da un esame della concezione
filosofica della modernità elaborata da Simmel, in cui si punta
l’attenzione soprattutto sulla visione tragica della vita e della
civiltà. La tesi interpretativa peculiare è questa: non c’è alcuna
dialettica della tragedia ma è la tragedia stessa ad essere dialettica;
essa rappresenta, infatti, la dialettica dicotomica tra vita e forma,
che non ammette alcuna soluzione. Allo stesso tempo, però, la tragedia,
nella sua dimensione di insuperabilità, è la Forma – l’unica forma – in
grado di comprendere pienamente, di rappresentare e di fissare la vita,
la quale distrugge tutte le forme in cui si cristallizza, in quanto
insufficienti e limitanti il suo slancio. In tali termini dialettici
viene prospettata l’«utopia moderna» di Simmel. In questo quadro viene
messa in risalto la situazione dell’individuo nel mondo moderno: nel
momento in cui perviene alla coscienza della propria individualità a
livello di massa, il soggetto è condannato alla sparizione e
all’annullamento nell’alienazione della massificazione, ma parimenti si
fa propriamente individuo solo ora nella modernità, dialetticamente
nella piena coscienza della sua alienazione, mentre prima, quando era
inserito nella natura senza rotture, era ugualmente «alienato» senza
però esserne cosciente, quindi, senza sofferenza. Sullo sfondo di tutte
queste analisi emerge anche una vicinanza significativa, finora poco
notata, tra la filosofia di Simmel e quella di Adorno, nella quale,
probabilmente attraverso la mediazione di Kracauer, si mostrano operanti
numerosi elementi simmeliani. In conclusione, il libro procede
parallelamente analizzando dialetticamente il travagliato triangolo
intellettuale Simmel-Lukács-Adorno; analisi che si rivela utile a
comprendere meglio il pensiero di questi autori fondamentali (sempre
posti in inter-relazione) per la filosofia del Novecento e forse anche
per le sfide che l’attendono nel terzo millennio.
Attilio Bruzzone è dottore di ricerca in Filosofia
presso l’Università di Genova, dove ha svolto gli studi sotto la
direzione del professor Gerardo Cunico. Ha approfondito presso le
Università di Frankfurt a.M. e Tübingen la sua ricerca sulla Scuola di
Francoforte, la filosofia di Siegfried Kracauer, György Lukács e Georg
Simmel, con particolare attenzione alla dimensione estetica e storica,
psicologica e sociologica. Ha dedicato all’analisi della posizione e del
destino dell’individualità nel mondo moderno il saggio L’individuo «incerto» («Fenomenologia e società»). All’attività filosofica affianca quella musicale: ambiti questi che vede strettamente interdipendenti e interconnessi.
La critica lo ha indicato come sociologo empirico o filosofo del frammento. È stato invece un teorico della modernità
ARTICOLO Fabrizio Denunzio il manifesto 2013.01.19 - 11 CULTURA
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