giovedì 7 febbraio 2013

Continua l'operazione "nostalgia coloniale" da parte dell'esercito italiano

53340 - Saini Fasanotti, F. - Libia 1922-1931. Le operazioni militari italiane
Per il libro sull'avventura coloniale in Etiopia, opera della medesima autrice, si veda qui [SGA].

Federica Saini Fasanotti: Libia 1922-1931- Le operazioni militari italianeUfficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, pag. 450. Euro 25.00

Risvolto
La guerra italo-turca, combattuta fra il 1911 e il 1912, vide la vittoria dell’italia e significò l’inizio dell’occupazione della Libia, ma ben presto ci si rese conto che la conquista fisica del territorio sarebbe stata cosa ben più difficile da raggiungere: le popolazioni libiche, infatti, mosse da diverse motivazioni si
sollevarono contro l’occupante straniero e “infedele”.
La Prima guerra mondiale quasi congelò una situazione di per sé già difficile, tanto che alla fine di quel conflitto, nel 1919, la presenza italiana in colonia era drasticamente ridotta ad alcuni punti della costa. Le possibili soluzioni che in quei frangenti si presentavano al governo erano tre: l’abbandono della “quarta sponda”, l’instaurazione di un modus vivendi con i capi locali, la conquista sul terreno dell’intero Paese. Scartata l’idea dell’abbandono, inizial mente si cercò il compromesso, per poi passare ad un atteggiamento più fermo e deciso, sposato completamente da Mussolini, quando alla fine del 1922 salì al potere, senza però un vero e proprio piano operativo organico, portato avanti, almeno sino alla fine degli anni Venti, in contemporanea con la ricerca di una soluzione meno impegnativa, snervante e sanguinosa, ovvero attraverso mediazioni con i capi locali e religiosi. Fallite queste ultime, perduta la credibilità delle buone intenzioni e degli impegni assunti dall’una e dall’altra parte, la riconquista della Libia si concretizzò attraverso l’enorme sforzo del Regio esercito che si trovò ad operare in situazioni estreme tra i difficili e semisconosciuti territori della Tripolitania, della cirenaica e del Fezzan, contro uomini motivati, coraggiosi e mobilissimi, in una feroce lotta senza tregua. come sempre accade in situazioni del genere a farne le spese maggiori fu la popolazione indigena, costretta suo malgrado – ostaggio dell’una e dell’altra parte – a sopravvivere tra il fuoco del Regio esercito italiano e quello dei guerriglieri libici, entrambi decisi a non soccombere e ad ottenere il controllo del Paese.


Una ricerca dello Stato Maggiore dell'esercito a cura di Federica Saini Fasanotti 

Luciana Baldrighi - il Giornale Mar, 05/02/2013

Nessun commento: