L'opera presentata qui in edizione critica è la prima versione italiana integrale di un classico della letteratura psicodinamica, un testo fondamentale per gli studiosi dei fenomeni dissociativi e della loro relazione con situazioni ed eventi traumatici, ma anche una lettura avvincente, per la ricchezza di suggestioni e di esemplificazioni cliniche, sulla complessa relazione fra personalità e coscienza. Pierre Janet illustra per la prima volta la sua teoria della dissociazione, prendendo in esame i fenomeni psicologici che caratterizzano isteria, ipnosi, suggestione e spiritismo, e descrivendo il ruolo delle esperienze traumatiche nell'isteria. Il saggio permette di cogliere uno dei punti fondamentali del progetto di Janet: costruire una psicologia scientifica indipendente sia dalla "psicologia filosofica" sia dalla fisiologia e dalla medicina e dotarla di una propria metodologia. Ma l'interesse dell'Automatismo psicologico va ben oltre gli aspetti storici ed epistemologici: l'elemento caratterizzante riguarda infatti lo studio della relazione fra coscienza e atti "automatici" o "subcoscienti" all'interno di una concettualizzazione dell'attività psichica umana che riconduce a una coscienza "inconscia" l'origine della patologia dissociativa.
sabato 2 febbraio 2013
La psicodinamica prima di Freud
Risvolto
L'opera presentata qui in edizione critica è la prima versione italiana integrale di un classico della letteratura psicodinamica, un testo fondamentale per gli studiosi dei fenomeni dissociativi e della loro relazione con situazioni ed eventi traumatici, ma anche una lettura avvincente, per la ricchezza di suggestioni e di esemplificazioni cliniche, sulla complessa relazione fra personalità e coscienza. Pierre Janet illustra per la prima volta la sua teoria della dissociazione, prendendo in esame i fenomeni psicologici che caratterizzano isteria, ipnosi, suggestione e spiritismo, e descrivendo il ruolo delle esperienze traumatiche nell'isteria. Il saggio permette di cogliere uno dei punti fondamentali del progetto di Janet: costruire una psicologia scientifica indipendente sia dalla "psicologia filosofica" sia dalla fisiologia e dalla medicina e dotarla di una propria metodologia. Ma l'interesse dell'Automatismo psicologico va ben oltre gli aspetti storici ed epistemologici: l'elemento caratterizzante riguarda infatti lo studio della relazione fra coscienza e atti "automatici" o "subcoscienti" all'interno di una concettualizzazione dell'attività psichica umana che riconduce a una coscienza "inconscia" l'origine della patologia dissociativa.
L'opera presentata qui in edizione critica è la prima versione italiana integrale di un classico della letteratura psicodinamica, un testo fondamentale per gli studiosi dei fenomeni dissociativi e della loro relazione con situazioni ed eventi traumatici, ma anche una lettura avvincente, per la ricchezza di suggestioni e di esemplificazioni cliniche, sulla complessa relazione fra personalità e coscienza. Pierre Janet illustra per la prima volta la sua teoria della dissociazione, prendendo in esame i fenomeni psicologici che caratterizzano isteria, ipnosi, suggestione e spiritismo, e descrivendo il ruolo delle esperienze traumatiche nell'isteria. Il saggio permette di cogliere uno dei punti fondamentali del progetto di Janet: costruire una psicologia scientifica indipendente sia dalla "psicologia filosofica" sia dalla fisiologia e dalla medicina e dotarla di una propria metodologia. Ma l'interesse dell'Automatismo psicologico va ben oltre gli aspetti storici ed epistemologici: l'elemento caratterizzante riguarda infatti lo studio della relazione fra coscienza e atti "automatici" o "subcoscienti" all'interno di una concettualizzazione dell'attività psichica umana che riconduce a una coscienza "inconscia" l'origine della patologia dissociativa.
Janet, lo scienziato dell’ipnosi scomunicato da Freud
L’uomo che scoprì l’inconscio
Esce in Italia “L’automatismo psicologico” un classico alle origini della psicoanalisi
di Massimo Ammaniti Repubblica 1.2.13
È
stato finalmente pubblicato in Italia il libro di Pierre Janet
L’automatismo psicologico (Cortina, pagg. 519, euro 37), la cui
importanza è opportunamente sottolineata nell’introduzione di Francesca
Ortu. Il libro fu originariamente pubblicato in Francia nel 1889, dopo
essere stato presentato alla Sorbonne come tesi di dottorato in
filosofia. Infatti Pierre Janet iniziò la sua carriera come filosofo,
coetaneo di Henri Bergson, che lo avrebbe sostenuto successivamente nel
1902 per l’assegnazione della cattedra di psicologia sperimentale presso
il Collège de France, sottolineandone le capacità e il metodo rigoroso
con cui aveva condotto le sue ricerche psicologiche e i suoi
esperimenti. I suoi lavori di psicologia dinamica erano stati apprezzati
e citati da Freud e Jung con cui tuttavia si crearono forti tensioni,
sia per il riconoscimento della priorità delle scoperte sia anche per il
contrasto fra l’approccio positivistico di Janet e quello più
spiritualista della psicoanalisi.
Influenzato dal clima culturale che
si respirava in Francia, in cui veniva dato ampio rilievo alla
suggestione e all’ipnotismo anche con l’organizzazione di spettacoli
pubblici, Janet iniziò i suoi studi a Le Havre dove insegnava filosofia,
ipnotizzando una giovane donna, Léonie, non solo direttamente ma anche a
distanza, attraverso prescrizioni suggestive che lei avrebbe eseguito.
Da queste prime osservazioni Janet intraprese un lavoro sistematico di
ricerca in ospedale con numerosi pazienti, che fu successivamente
presentato nella sua tesi L’automatisme psychologique.
Nel libro
venivano approfonditi i fenomeni psicologici definiti di automatismo
totale, come ad esempio il sonnambulismo e la catalessia, ma anche
quelli di automatismo parziale che occupano soltanto una parte della
mente, come le distrazioni o la presenza di stati psicologici simultanei
caratterizzati da immagini improvvise, che irrompono nella mente mentre
il pensiero è rivolto altrove. Janet collegò questi fenomeni
psicologici alla rottura di due attività fondamentali della mente,
quella creatrice che opera realizzando nuove sintesi, dando vita alla
coscienza personale e quella riproduttrice che riattiva «sintesi antiche
che in passato avevano la loro ragion d’essere». In altri termini
questi fenomeni automatici e non controllabili sono legati alla
riattivazione inconsapevole di precedenti esperienze archiviate nella
memoria ed associate ad un restringimento della coscienza.
Ben presto
queste scoperte sullo psichismo subconscio sarebbero entrate in rotta
di collisione con la psicoanalisi come avvenne nel 1913 in un Congresso
internazionale. Nella sessione dedicata alla psichiatria Janet lesse un
saggio critico sulla psicoanalisi che Jung avrebbe dovuto difendere. Nel
suo intervento Janet si assunse il merito di aver introdotto il metodo
catartico nella cura delle nevrosi, basato sul chiarimento delle
esperienze traumatiche che le avevano provocate, mentre la psicoanalisi
lo aveva solo ulteriormente sviluppato. Anche il metodo freudiano
dell’interpretazione dei sogni e la teoria dell’origine sessuale delle
nevrosi venivano frontalmente attaccate da Janet, si trattava di un
«sistema metafisico» che non aveva ancora raggiunto lo stadio della
scientificità.
Le reazioni degli psicoanalisti non tardarono: Freud,
pur avendo citato alcune ricerche di Janet, criticò il suo lavoro e
addirittura Ernest Jones lo accusò pubblicamente di disonestà,
affermando che le scoperte di Freud erano assolutamente indipendenti. Va
anche ricordato che Janet dovette affrontare anche altre polemiche dopo
la morte di Charcot: il clima in Francia era cambiato e si guardava con
sempre maggiore sospetto l’ipnosi e le osservazioni nel campo
dell’isteria, ritenute speculazioni inconsistenti, come ad esempio la
discussa metalloterapia di Charcot.
Fino alla recente rivalutazione
della sua opera Janet era sconosciuto al grande pubblico, a differenza
di Freud ma anche di Charcot. Probabilmente la sua ridotta notorietà è
legata al suo carattere, era una persona piuttosto schiva e indipendente
che non ebbe alcun maestro, ad esempio Charcot o Ribot, e non creò una
propria scuola. Quando morì nel 1947 la sua morte passò quasi
inosservata, anche a causa di uno sciopero dei tipografi in quei giorni.
Ma
perché l’opera di Janet è tornata alla ribalta, studiata e citata da
psicologi e psichiatri? Negli ultimi anni la clinica e la ricerca hanno
messo in luce l’importanza della dissociazione, definita da Janet
automatismo, soprattutto nella patologia psichica legata ai traumi. Si
tratta di una difesa psichica che viene messa in atto quando la mente è
sopraffatta da un evento traumatico e serve ad allontanare
automaticamente dalla coscienza gli affetti e i ricordi legati al
trauma. Quantunque eliminate dalla coscienza queste immagini mentali
traumatiche tendono tuttavia a ricomparire sotto forma di flashback,
oppure di incubi o sogni.
Ma la dissociazione non riguarda solo le
patologie posttraumatiche, interessa anche il grande settore dei
disturbi di personalità in cui possono comparire stati dissociativi, ad
esempio il distacco da sé stessi o da quello che si sta vivendo o anche
il ritiro in rifugi mentali lontani dalla realtà. E più di cento anni fa
Janet aveva anticipato osservazioni che la ricerca clinica ha messo in
luce negli ultimi anni: al disotto del funzionamento psichico cosciente
vi è un mondo subconscio caratterizzato da istinti ed emozioni più
elementari che creano un’alternanza di stati di coscienza diversi che
comportano fenomeni di automatismo psicologico non collegati alla
personalità. E per usare le parole di Janet deriverebbero da uno stato
di «miseria psicologica », legata ad un’impotenza ad assimilare e
condensare stati psicologici, a volte in modo stabile, altre volte in
modo transitorio. Ma forse questa miseria psicologica è sperimentata da
ognuno di noi, infatti fin dalla nascita ricorriamo ad automatismi
psicologici quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili che
non sappiamo risolvere in altro modo.
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