venerdì 15 febbraio 2013

Scempi che non costituiscono nessun pericolo e non vengono ricordati nemmeno nella Giornata della Memoria Labile

La guerra dei cimiteri tra ebrei e musulmani
Gli ultraortodossi profanano tombe arabe a Gerusalemme Episodi del genere stanno diventando sempre più frequenti
di Roberta Zunini il Fatto 15.2.13


Non è la prima volta che accade, anzi. Fino a qualche tempo fa però succedeva solo in Cisgiordania. Ma, ormai, è una lugubre prassi che i coloni distruggano le tombe dei palestinesi anche nei cimiteri delle comunità arabe israeliane. Decine di tombe sono state profanate la scorsa notte in un cimitero islamico nel cuore di Gerusalemme ovest, la zona dove vive la maggior parte dei cittadini di origine ebraica. I muri e le lapidi sono stati imbrattati con lo spray. Ovunque sono state disegnate stelle di David accompagnate dalle solite, sinistre, scritte: “'Morte agli arabi” e “Il prezzo da pagare “(Tag-Mehir, in ebraico). È quest’ultima la firma con cui i coloni più oltranzisti rivendicano ogni volta le loro gesta. Fra le tombe inoltre sono state trovate alcune bottiglie vuote di vino e liquori: un’ulteriore provocazione visto che l’alcol è vietato ai fedeli musulmani.
L'anno scorso ci furono incursioni notturne anche a Yaffo, nei pressi di Tel Aviv, in varie cittadine della Galilea ma ciò che è avvenuto ieri è considerato ancora più grave perché è successo a Gerusalemme. Come a segnalare che questa “guerra” non risparmia più nessuno, nemmeno i morti e nemmeno quelli sepolti nella Città Santa. La furia vendicativa di chi pensa che la conquista della terra possa avvenire solo attraverso la violenza e l'umiliazione dell'avversario, non conosce più limiti, nè morali nè geografici. Per i coloni tutto è sacrificabile pur di raggiungere il proprio scopo. Persino l’isolamento crescente di Israele da parte dell’intera comunità internazionale - stanca dell’appoggio dato dal governo uscente e, con ogni probabilità, di quello entrante, alla parte più violenta della popolazione israeliana - è un fatto del tutto secondario. Dopo ogni profanazione le principali istituzioni israeliane, il presidente Shimon Peres in testa, in genere si affrettano a condannare l'accaduto e la polizia ad aprire un'inchiesta, che in genere si conclude in un nulla di fatto. Eppure i gruppi di coloni più agguerriti sono ben conosciuti dalle forze dell'ordine e dall'intelligence israeliana. Il motivo per cui tutti sanno chi siano gli autori di queste bieche provocazioni, è che, per l’appunto, ogni volta si premurano di lasciare la propria firma. Mentre gli slogan pieni di insulti variano, soprattutto quelli contro Mometto, il “prezzo da pagare” non manca mai. Perché i coloni che vorrebbero vivere nella grande Israele (dalle sponde del Mediterraneo alla riva ovest del fiume Giordano, cioè l'attuale Israele e la Cisgiordania) ripulita dalla presenza palestinese, ci tengono a far sapere che sono stati loro. Tag-mehir ha un solo significato: arabi se volete vivere ed essere sepolti qui dovrete pagarne il prezzo. 

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