giovedì 4 aprile 2013

La mostra su Guy Debord a Parigi

Guy Debord, passage Molière, Juin 1954 | D.R. - BNF, Manuscrits, fonds Guy Debord

Guy Debord. Un art de la guerre 

du 27 mars 2013 au 13 juillet 2013 François-Mitterrand / Grande Galerie 

  • Paris, 1953, au fond de la rue de Seine, un jeune homme écrit sur un mur en hautes lettres : NE T RAVAILLEZ JAMAIS !
    Guy Debord n’a jamais travaillé. Il a beaucoup marché dans les rues de Paris, bu certainement plus que d’autres et a surtout développé dans ses œuvres, écrites ou filmées, les armes théoriques d’une critique sans concession de la société moderne. Les mouvements d’avant-garde dont il fut l’initiateur, l’Internationale lettriste (1952-1957) puis l’Internationale situationniste (1957-1972), furent les points d’appui de cette lutte organisée pour combattre tout ce qui fait entrave à la vie véritablement vécue. À la fois poète, artiste, marxiste révolutionnaire, directeur de revue, cinéaste, Guy Debord fut avant tout le stratège d’une guerre de mouvement contre les faux-semblants de notre société, dont il démontra très tôt et très précisément le mécanisme pervers (La Société du spectacle, Éditions Buchet-Chastel, 1967). C’est sous cet angle de la stratégie que sera abordé le parcours de Guy Debord et de ses compagnons d’armes dans l’exposition que lui consacre la BnF. Son œuvre, son regard et sa pratique seront constamment au centre d’un dispositif qui présentera, époque après époque, les travaux collectifs et individuels de ceux qui unirent leurs efforts pour concevoir une société à leurs yeux moins absurde que le système d’une économie capitaliste marchande, alors en plein essor.
    Les archives de Guy Debord ont été acquises en 2011 grâce au mécénat.

    MOSTRE - Alla Bibliotèque nationale di Parigi, «Guy Debord e l'arte della guerra»
    La ludica scacchiera della vitaUn percorso per entrare nel mondo dei due movimenti di avanguardia di cui fu iniziatore, l'Internazionale lettrista e quello situazionista

    TAGLIO BASSO - Anna Maria Merlo il manifesto 2013.04.02 - 11 CULTURA
    C'è qualcosa di paradossale nel dedicare una mostra, in un luogo estremamente istituzionale e dall'architettura spettacolare, a Guy Debord, poeta, artista, pensatore rivoluzionario, direttore di riviste, regista, personaggio difficilmente inquadrabile, autore del notissimo La società dello spettacolo (1967). A questo esercizio da equilibristi si dedica la Bnf (Bibliotèque nationale de France - sito François Mitterrand), con una mostra, fino al 13 luglio, Guy Debord, un'arte della guerra, realizzata per presentare per la prima volta al pubblico il Fondo Debord, acquisito dalla Biblioteca nazionale nel 2011, dopo che nel 2009 il Journal officiel (la Gazzetta Ufficiale francese) l'aveva classificato «tesoro nazionale». Il Fondo è stato comprato dalla Bnf, grazie al mecenatismo, alla vedova Alice Debord, per un milione di euro (la Bnf era in competizione con l'università di Yale). 

    Il percorso della mostra è cronologico e permette di entrare nel mondo dei due movimenti di avanguardia di cui fu iniziatore, l'Internazionale lettrista (1952-57) e l'Internazionale situazionista (1957-72), attraverso manoscritti, volantini, manifesti, documenti di preparazione di film, fotografie, testi, qualche quadro, in particolare di Asgen Jorn, che ha fondato ad Alba, nel 1953, un Laboratorio sperimentale con Giuseppe Pinot-Gallizio. Sono esposti anche tre quaderni originali della prima stesura della Società dello spettacolo.
    La rassegna ruota attorno a due centri: il gioco della guerra e le schede con gli appunti di lettura di Guy Debord. Inseriti in lunghe colonne di plexiglas appese al soffitto, ci sono circa seicento foglietti (sui mille e quattrocento presenti nel Fondo) di schede di lettura, che testimoniano della sua relazione con il passato. Una sorta di biblioteca ideale, da cui Debord traeva ispirazione e frasi, destinate a essere détournées. Lui che diceva: «per saper scrivere, bisogna aver letto. E per saper leggere, bisogna saper vivere»; poi, affetto da polinevrite alcolica, morrà suicida nel 1994, per evitare di subire le conseguenze fisiche dei suoi eccessi. 
    Debord aveva suddiviso tematicamente queste schede di lettura, aveva riportato le frasi che pensava di riutilizzare, ai margini, a volte, aveva sottolineato: «dét» (per détournement). Shakespeare, Machiavelli, Trotsky, Châteaubriand, Lautréamont, Cervantes, Sterne, Marx, Hegel (che aveva scritto nella Fenomenologia dello spirito «il falso è un momento del vero» e che nella Società dello spettacolo di Debord diventa «nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso»). 
    Un terzo di queste schede di lettura riguardano libri di strategia e di storia militare. Tra gli autori che più hanno interessato Debord c'è Clausewitz. Prendendo a spunto delle sue note, Debord crea Il gioco della guerra, che rappresenta l'altro punto centrale della mostra. Nell'ultima sala è esposto un esemplare del Gioco della guerra, una specie di scacchiera composta da trentaquattro pedine stilizzate, a cui aveva cominciato a lavorare dal 1956. Si tratta di un gioco di strategia, di cui aveva depositato il copyright nel 1965. «Lo scopo di ogni campo è la distruzione del potenziale militare dell'altro - è scritto nelle regole -. Il risultato può essere ottenuto sia attraverso la distruzione di tutte le unità combattenti, sia attraverso la conquista dei due arsenali del nemico». Una strategia alternativa «consiste nel paralizzare l'esercito nemico tagliando le sue linee di comunicazione», spiega uno dei curatori della mostra, Emmanuel Guy. 
    In questo gioco c'è tutto Debord: ludico e serio a un tempo, impegnato in una strategia di guerra di movimento contro tutte le falsità della società dei consumi, dove lo spettacolo governa le nostre vite, alimentato dal potere, dai media, dalla cultura stessa, recuperando incessantemente ogni contestazione che la società capitalista rimodella a sua immagine. Il gioco bellico è anche quello che Debord ha portato avanti all'interno dell'Internazionale situazionista, con le numerose espulsioni, e contro gli apparati burocratici, dei partiti e sindacati, che vedeva all'opera anche nel '68.

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