domenica 26 maggio 2013

Il dibattito economico in Cina

Cina
Meno Stato: la rivoluzione in 7 mosse
Il premier Li prepara la grande riforma dell'economia cinese

di Guido Santevecchi Corriere 26.5.13

PECHINO — Il Giappone ha la Abenomics, gli esperti di questioni cinesi devono ancora decidere se Pechino avrà la Lionomics, dal nome del suo primo ministro Li Keqiang, o la Xionomics, intitolata al presidente della Repubblica e segretario del Partito Xi Jinping. Ma che una riforma dell'economia ci sarà, e anche in tempi brevi, ormai è certo.
A Pechino nelle ultime settimane sono arrivati dati preoccupanti: la crescita del Prodotto interno lordo ha rallentato al 7,7% nel primo trimestre; l'indice Pmi, che registra gli ordini ricevuti dalle industrie e dunque le previsioni sulla produzione, è calato a 49,6 sotto la quota 50 che segna il confine tra espansione e contrazione; ad aprile Fitch ha degradato ad A+ il debito interno in yuan, gravato dalle spese enormi sostenute dalle 31 province dell'Impero: si calcola che le amministrazioni locali si siano indebitate per duemila miliardi di dollari, quasi il 25% del Pil annuo della seconda economia del mondo. La Cina sta scoprendo anche il problema dei diplomati senza lavoro: quest'anno solo il 28% cento ha già trovato occupazione a Pechino; a Shanghai il 44%. Laureati e diplomati quest'anno saranno 6 milioni e 990 mila, quasi 200 mila più dell'anno scorso, ma secondo i dati riportati dal Quotidiano della Gioventù troveranno un 15% di posti in meno.
Così il presidente Xi si è tolto giacca e cravatta e si è presentato in camicia a una riunione di ragazzi dicendo che non debbono vergognarsi di cominciare a lavorare dal basso, in posti difficili, in condizioni dure, con occupazioni ordinarie.
Alcuni di questi problemi, come quello degli ordini in calo per l'industria, sono legati alla crisi europea e alla lentezza della ripresa americana. Questa volta Pechino ha scartato l'ipotesi di ricorrere a uno «stimolo» come quello da 500 miliardi di euro del 2008, che isolò la Cina dalla crisi finanziaria globale ma ha lasciato in eredità la montagna del debito delle province, fatto schizzare i prezzi degli immobili (creando una bolla pericolosa) e congelato ogni idea di riforma.
Li Keqiang, 57 anni, doppia laurea in legge ed economia, ha detto senza equivoci che solo «i meccanismi del mercato» possono orientare la navigazione dell'economia cinese in acque agitate. Li ha fatto il suo cursus honorum partendo da una comune agricola ai tempi della Rivoluzione Culturale e passando attraverso la Lega della Gioventù. Per aiutare «i meccanismi di mercato» promette di ridurre i controlli burocratici sulle imprese e crede molto in un piano di urbanizzazione: vuole portare altri 400 milioni di cinesi dalle campagne in città entro una decina d'anni, investendo seimila miliardi di euro in infrastrutture, accrescendo il tenore di vita e i consumi interni (una ricetta che avrebbe ricadute positive anche per la vecchia Europa). Sarebbe questo il cuore della Lionomics.
Sotto pressione per la situazione delicata è naturalmente anche il presidente Xi Jinping, 60 anni, esponente della «nobiltà rossa», visto che è figlio di un eroe della rivoluzione maoista. Fonti anonime da alcuni giorni hanno confidato che il leader della Repubblica Popolare ha preso in mano il dossier delle riforme economiche. Nessuno strappo con il suo premier. Ma una commissione di saggi al lavoro e una lista dettagliata di priorità con l'obiettivo di riequilibrare la crescita finora legata agli investimenti dello Stato.
Sette i punti individuati: riforma di un sistema finanziario che svantaggia le famiglie e gli imprenditori e incanala il credito agevolato alle grandi aziende statali; liberalizzazione dei tassi d'interesse; tassazione efficace su proprietà e consumo con l'Iva; urbanizzazione; riduzione della diseguaglianza nella distribuzione del reddito; lotta alla burocrazia; imposizione di prezzi di mercato per carbone e petrolio.
Siccome le voci in circolazione cominciavano ad essere troppe, venerdì la Commissione per lo Sviluppo e la Riforma ha passato all'agenzia Xinhua una lista di 22 obiettivi principali in sette campi. Che hanno confermato le indiscrezioni. I contenuti sono ancora in evoluzione, quindi se da questi sette punti uscirà davvero una riduzione del ruolo dello Stato e uno spostamento verso il settore privato e le forze di mercato, è ancora da vedere. Così come bisognerà decidere se si dovrà parlare di Xionomics.
Il pacchetto di riforme dovrebbe essere lanciato ad ottobre al Terzo Plenum del XVIII Congresso del Partito: il Terzo Plenum è un appuntamento «fortunato». Lo usò Deng nel 1978 per salvare l'economia stremata dal maoismo e ancora un Terzo Plenum nel 1993 battezzò «l'economia di mercato socialista».

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