lunedì 13 maggio 2013
Mircea Eliade e l'India
di Giorgio Montefoschi Corriere 13.5.13
Nel
1929, ad appena ventidue anni, Mircea Eliade, lo storico delle
religioni rumeno, sbarca a Ceylon dalla motonave Hakone Maru che ha
preso ad Alessandria d'Egitto e, dopo una settimana di stordimento,
dovuta ai colori, ai profumi, al rigoglio della vegetazione, tocca la
punta della penisola indiana e di lì — racconta in uno dei tre brani che
compongono Erotismo mistico indiano (Castelvecchi, pagine 90, 9) — si
reca in treno a Madurai, nel Tamil Nadu. Chi conosce i lunghi corridoi
del grande tempio di Madurai in cui dimorano gli elefanti sacri, le sue
aule fitte di colonne, i bui penetrali in fondo ai quali una fiamma
illumina le statue del pantheon induista e i bramini seminudi che
compiono il sacrificio e accolgono le offerte, sa qual è l'emozione
ineffabile che comunica quel tempio famosissimo.
È una emozione
non dissimile da quella che si prova negli altri sublimi templi
dravidici dell'India del Sud (Kanchipuram, forse, coi suoi misteriosi
suoni di tube il più bello); non dissimile da quella provocata dalla
morbida campagna; dalle sue notti tiepide; dalla luce; dai palazzi
sontuosi o diroccati dei maharaja; dai mercati brulicanti; dalla
misteriosa «idea dell'India» che non ha un luogo inscindibile dagli
altri, una parola definitiva.
Eliade rimane in India tre anni. Sa
pochissimo inglese e niente di hindi e di sanscrito. Guidato da
Dasgupta, uno storico della filosofia indiana incontrato nella
biblioteca della Società Teosofica di Adyar, impara sia l'hindi che il
sanscrito, studiando dodici ore, come minimo, al giorno. Intanto, sempre
consigliato e guidato da Dasgupta, è arrivato a Calcutta. Dorme nella
pensione — che va descritta: un piano, grandi stanze affacciate
sull'ingresso-salotto con vecchi mobili e pianoforte, cortile, giardino
tropicale — della signora Perri s, un'anglo-indiana. Costei ha una
figlia attraente, Norinne, diciassettenne, che divide la sua camera con
una ballerina del Globe Theater. L'amicizia è presto fatta. E spalanca
notti assai intriganti, confuse, che spaziano da case incredibilmente
ricche in cui si balla e si beve champagne ghiacciato di fronte a
domestici coi piedi nudi, a più estenuanti ancora fumerie d'oppio.
Questo, naturalmente, non impedisce al giovane Eliade di seguire
all'università le lezioni di Dasgupta, e di leggere e tradurre, stare
sui libri dall'alba al crepuscolo, sotto le pale dei ventilatori, la
camicia zuppa di sudore. Né, gli impedisce, di muoversi, fare viaggi: a
Jaipur, per esempio; o Benares (il momento indimenticabile in cui si
approda al primo ghat sul Gange, l'Asi-Ghat, confinante con i campi); o
ai duemila metri di Darjeeling da dove, nelle giornate limpide, si
vedono i ghiacci eterni della catena himalayana.
Grandi anni;
beati. E grandi incontri. Come quello con Giuseppe Tucci, il famoso
orientalista, impegnato all'epoca nella ritraduzione in sanscrito di
alcuni testi di logica buddhista di cui si erano smarriti gli originali,
e di cui non si conservava che la traduzione cinese o tibetana; o
quello con Tagore, nella sua università di Shantiniketan:con tutto il
cerimoniale delle lezioni all'aria aperta e delle apparizioni del poeta
mistico sempre impegnato a creare o a meditare, e quell'atmosfera per la
quale ogni oggetto, ogni fiore, ogni sprazzo di luce era una epifania; o
quello con l'esile maharaja di Calcutta, quasi povero per aver donato
la maggior parte delle sue ricchezze in beneficenza.
L'incontro
con il tantrismo («così scandalosamente trascurato tanto dagli
intellettuali indiani che dagli studiosi occidentali») è la scoperta che
suggella la prima permanenza indiana di Eliade. La scoperta di un'India
non solo ascetica o idealistica, bensì custode di una tradizione che è
dalla parte della vita e del corpo (non più considerate come illusione e
sorgente di sofferenza), e che anzi esalta «l'esistenza incarnata come
l'unica possibilità di conquistare in questo mondo la libertà assoluta».
Nuda
— dicono i testi tantrici — la donna incarna la natura e il Mistero
cosmico. L'unione sessuale è il rituale per mezzo del quale la coppia
umana si trasforma in coppia divina.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento