mercoledì 8 maggio 2013

Nella nuova edizione de "Il terribile diritto" l'approdo di Rodotà al benecomunismo antistatalista


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"Il punto chiave, di conseguenza, non è più quello dell’”appartenenza” del bene, ma quello della sua gestione".

Con il titolo "Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata", questo libro uscì per la prima volta in un'altra era geologica, nel 1981. Adesso Rodotà fa propria l'argomentazione - gestione contro proprietà - utilizzata dai preti per giustificare i finanziamenti pubblici alle scuole private e più di recente rilanciata da Jeremy Rifkin in "L'era dell'accesso".

E' l'ideologia del terzo settore, tanto cara ad esempio al PRC, che ha accompagnato lo smantellamento del welfare in Italia e non solo. Il concetto stesso di "bene comune" implica una delegittimazione della proprietà pubblica. Rotto questo argine, può passare di tutto.
Per questa ideologia, bene comune è in qualche modo anche il bar Doddis di Messina, in quanto radicato in una storicità. Non parliamo poi di quanto è bene comune il locale di Brigantoni per i catanesi.
Come si fa a questo punto a contestare  le municipalizzate con statuto da società per azioni? [SGA].

Stefano Rodotà: Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata e i beni comuniIl Mulino

Risvolto
Beni, patrimoni, forme societarie, corpo, ingegno, identità, privacy possono essere tutte declinazioni del concetto di proprietà, intesa in senso materiale o immateriale. Questo volume, ormai classico, presenta gli studi di Stefano Rodotà sulla proprietà privata e sui modi in cui è stata disciplinata come fulcro dei sistemi giuridici moderni. La nuova edizione accoglie una approfondita riflessione sui «beni comuni», una delle più recenti battaglie culturali e politiche combattute dall’autore.

 - la NUOVa FRONTIERa DEI DIRITTI
“Dall’acqua alla Rai, alla conoscenza sul Web: più dell’appartenenza conta la gestione dei beni”
mirella serri La Stampa 08/05/2013

La cosa giusta con Rodotà

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