mercoledì 8 maggio 2013

Tre giorni di discussione su conflitto e spazi sociali a cura del Movimento studentesco di Urbino

7-8-9 maggio - URBINO
Sala studio del collegio internazionale (ex Casa dello Studente)

oggi -> UTOPIA E DISTOPIA NELLA CITTA’ DUCALE
ore 17: “Alle porte della città ideale”
Presentazione della ricerca svolta nel quartiere di Ponte Armellina (Urbino) a cura di Valeria Villari, antropologa

ore 21: 1973-2013: “L’architettura della partecipazione” 40 anni dopo.
Dibattito con Stefano G. Azzarà (ricercatore e autore del libro “Politica,progetto, piano. Livio Sichirollo e Giancarlo DeCarlo a Urbino. 1963-1990.”, Cattedrale, Ancona 2009) e Claudio Fabbri,architetto.


La rassegna DIRITTO ALLA CITTA’ non vuole essere un semplice ciclo di seminari. E’ un momento di rivendicazione che come studentesse e studenti in mobilitazione ci diamo per definire i contorni di un dibattito che a Urbino non ha ancora trovato la sua giusta collocazione. 

In questi ultimi anni il movimento studentesco ha costruito diverse iniziative di lotta sul tema degli spazi sociali: alla fine dei saperi dentro l’università si è cercato di rispondere con la condivisione dei saperi nel territorio. Quale altrimenti il senso di campagne quali ‘SEnza di noi URBINO MUORE’e ‘Occupy Urbino’? A cosa si aspirava con l’occupazione dell’ex-Scorpio? 

Ecco, a più di un anno di distanza dall’ultimo sgombero coatto subito dagli studenti, e a fronte della continua repressione delle istanze autogestionarie, questi tre giorni vogliono rilanciare la questione degli spazi sociali a partire da un solido ragionamento. Il concetto di ‘diritto alla città’, elaborato da Henri Lefebvre nel cuore degli anni ’70, trova oggi una rinnovata attenzione proprio alla luce dei processi di urbanizzazione decisi dall’alto e subiti dal basso. E’ un concetto ampio, vivo, che non può essere ridotto alla semplice questione degli spazi sociali, o spazi aggregativi e ricreativi, come piace definirli alle amministrazioni. 

Il diritto alla città si pone in contrasto con la privatizzazione e la mercificazione dei territori e si propone di indicare alle lotte una rivendicazione più ampia, che va dal diritto alla casa alla libera fruizione degli spazi pubblici in senso creativo. Rivendicare il ‘diritto alla città’ significa quindi rivendicare non solo spazi sociali, ma agibilità sociale e politica per quelle soggettività che alla crisi del capitale oppongono solidarietà e mutualismo.

Faremo tutto questo facendo dialogare fra loro mondo accademico, associazionismo e movimenti, con un invito forte alla cittadinanza a partecipare al dibattito. Dal mondo delle autoproduzioni a quello dei saperi, dalle piazze alle facoltà, oggi noi rivendichiamo un’istanza di cambiamento radicale, che ridisegnii rapporti sociali sul territorio e indichi ai movimenti una strada oltre le scadenze elettorali.

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