mercoledì 5 giugno 2013
Tutt'altro che un congresso "straordinario": per il PdCI sempre la solita linea politica
Inutile leggere tutto il pippone congressuale: faccio una rapida
sintesi delle uniche due cose essenziali (la parte analitica conta poco:
lì si può scrivere quel che si vuole e siamo bravi tutti anche a parlare dei soviet più l'elettricità, ma poi vale il concreto posizionamento politico).
1) "Abbiamo piena consapevolezza autocritica che la mancata credibilità
dei comunisti e della forze di sinistra in Italia agli occhi dei loro
referenti sociali naturali sia dovuta in massima parte alla delusione
che la sinistra stessa ha prodotto quando è stata al governo".
2) Subito
dopo però si dice che per ricostruire la sinistra bisogna interloquire,
oltre che con Camusso e Landini (uniti oggi nel sostegno alla
controriforma della rappresentanza sindacale) anche con "il Movimento
politico per il partito del lavoro", e cioè Salvi e Patta, con quella
sinistra "che esprime un orientamento riformista", e cioè "Sel; Azione
Civile", e persino con le "soggettività progressiste del Pd".
Che fine
ha fatto allora la consapevolezza autocritica di cui sopra? Niente, era
solo un artificio retorico, una finzione.
Il PdCI non cambierà mai. Questo è lo stesso congresso dell'ultima volta, con la stessa piattaforma. E tra cinque anni rifaranno lo stesso congresso, ripresentando lo stesso documento con un titolo un po' diverso. Un documento che dirà tutto e il suo contrario e consentirà le interpretazioni più diverse, da destra come da sinistra, per cercare di tenere tutto insieme e di evitare le scelte nette. Sarà inutile, ovviamente [SGA].
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