La recente scoperta di un manoscritto ha permesso di ricostruire in versione integrale quattro importanti scritti di Galeno, qui presentati in traduzione italiana corredata di un ampio commento. Il primo, "L'ordine dei miei libri", propone un percorso sistematico di lettura dei trattati galenici, ed è anche il primo organico "piano di studi" in medicina nella storia della scienza occidentale. Il secondo, "I miei libri", racconta le circostanze in cui vennero composte le opere di Galeno, presentando uno straordinario spaccato della vita intellettuale romana. Il terzo, "Le mie opinioni", è un testamento dottrinale: l'ultimo importante documento del grande pensiero filosofico-scientifico classico poco prima della sua crisi. Il quarto, "L'imperturbabilità", è una testimonianza inedita della catastrofe prodotta nel patrimonio librario romano dall'incendio del 192, e illustra la forza d'animo con cui Galeno affrontò gli enormi danni subiti in quel frangente.
lunedì 23 settembre 2013
Ricostruiti alcuni testi di Galeno
Risvolto
La recente scoperta di un manoscritto ha permesso di ricostruire in versione integrale quattro importanti scritti di Galeno, qui presentati in traduzione italiana corredata di un ampio commento. Il primo, "L'ordine dei miei libri", propone un percorso sistematico di lettura dei trattati galenici, ed è anche il primo organico "piano di studi" in medicina nella storia della scienza occidentale. Il secondo, "I miei libri", racconta le circostanze in cui vennero composte le opere di Galeno, presentando uno straordinario spaccato della vita intellettuale romana. Il terzo, "Le mie opinioni", è un testamento dottrinale: l'ultimo importante documento del grande pensiero filosofico-scientifico classico poco prima della sua crisi. Il quarto, "L'imperturbabilità", è una testimonianza inedita della catastrofe prodotta nel patrimonio librario romano dall'incendio del 192, e illustra la forza d'animo con cui Galeno affrontò gli enormi danni subiti in quel frangente.
La recente scoperta di un manoscritto ha permesso di ricostruire in versione integrale quattro importanti scritti di Galeno, qui presentati in traduzione italiana corredata di un ampio commento. Il primo, "L'ordine dei miei libri", propone un percorso sistematico di lettura dei trattati galenici, ed è anche il primo organico "piano di studi" in medicina nella storia della scienza occidentale. Il secondo, "I miei libri", racconta le circostanze in cui vennero composte le opere di Galeno, presentando uno straordinario spaccato della vita intellettuale romana. Il terzo, "Le mie opinioni", è un testamento dottrinale: l'ultimo importante documento del grande pensiero filosofico-scientifico classico poco prima della sua crisi. Il quarto, "L'imperturbabilità", è una testimonianza inedita della catastrofe prodotta nel patrimonio librario romano dall'incendio del 192, e illustra la forza d'animo con cui Galeno affrontò gli enormi danni subiti in quel frangente.
I Classici ispirarono Galeno
di Armando Torno Corriere Salute 22.9.13
Sotto il titolo Nuovi scritti autobiografici, è uscita presso l'editore
Carocci una raccolta di brevi opere dell'antico medico e filosofo Galeno
(pp. 304, 19). Dotato di un sapere vastissimo, resta legato agli
imperatori Marco Aurelio e Commodo, che ebbe tra i suoi pazienti; ma tra
essi figurano anche gladiatori, intellettuali, cittadini romani. Il
volume è stato tradotto, commentato e ha un'introduzione di Mario
Vegetti, che a suo tempo curò un'ampia raccolta di testi di Galeno per i
«Classici» Utet. Egli stesso ricorda il significato di «nuovi» che
figura nel titolo: «Sono quattro brevi trattati di cui possediamo
soltanto ora il testo greco integrale, grazie al ritrovamento nel 2005
da parte di Pietro Belli di un manoscritto di scritti galenici a
Salonicco». Tra essi ha una notevole importanza L'imperturbabilità.
Racconta la resistenza morale di Galeno dinanzi alle enormi perdite che
egli subì a causa dell'incendio di Roma del 192 d. C., nel quale andò
distrutta buona parte della sua ricca biblioteca. Ma proprio le
caratteristiche di questa raccolta emergono dalle pagine ora pubblicate
da Carocci, in cui si trovano anche i due scritti L'ordine dei miei
libri e I miei libri.
Vegetti, insomma, ci presenta la biblioteca di Galeno; o quanto è
possibile oggi conoscere. In essa era custodita l'enorme massa dei suoi
scritti oltre ad opere di altri autori, tra i quali il Corpus
Hippocraticum e i commenti dei medici antichi ad esso. Poi vi erano i
testi di altri celebri anatomisti: Erofilo, Erasistrato, Ateneo. Erano
presenti molti filosofi: Vegetti evidenzia che tra le letture del
celebre medico non mancava tutto Platone (nota: «probabilmente era
un'edizione dei dialoghi che è la stessa da noi utilizzata»), né
Aristotele con i suoi trattati biologici, certamente l'Etica nicomachea e
gli ardui libri di logica, ovvero l'Organon. Aveva anche un'opera, nota
Vegetti, dello stesso Aristotele sulle piante: si tratta di un testo
perduto. Ma poi c'erano tutto quanto scrisse lo stoico Crisippo, del
quale abbiamo soltanto frammenti (ricavati in buona parte dalle
citazioni di Galeno) ; inoltre Teaofrasto, del quale possedeva le opere
di logica e di botanica. Tra gli altri autori, evidenzia Vegetti,
«c'erano la Storia di Tucidide, tutta la commedia e la tragedia greca
(oltre Aristofane, egli citava molti altri autori comici)». Galeno aveva
inoltre grandi raccolte di ricette per comporre farmaci che potè
conoscere in ogni parte del mondo greco. Si trattava di scritti preziosi
tanto che, ricorda Vegetti, «egli scambiava con altri medici queste
ricette; ovviamente una delle sue ne valeva due o tre di un collega».
Dobbiamo immaginare una biblioteca grandissima: non va dimenticato che
soltanto i suoi scritti occupavano settecento rotoli di papiro. Di ogni
testo egli ne fece realizzare altre due copie: una destinata alla sua
villa in Campania e l'altra era per la biblioteca di Pergamo. Un
particolare che rivela la sua grande ricchezza: il numero di copie va
moltiplicato per il costo del papiro, che era alto. Siamo dinanzi a
qualcosa di unico nel mondo antico. Colpiva soprattutto l'ampiezza degli
argomenti che in codesta raccolta erano conservati. «Galeno soltanto —
ci confida Vegetti — aveva questi interessi trasversali. Di solito i
filosofi leggevano altri filosofi, i letterati si occupavano dei
concorrenti che scrivevano cose simili alle loro e i medici sovente si
occupavano solo di opere di medicina. Galeno era una eccezione e leggeva
direttamente i testi classici, in un'epoca che aveva diffuso il ricorso
ai manuali e ai compendi, i medesimi che offrivano praticamente
riassunti e una conoscenza indiretta». Una biblioteca che era anche un
formidabile strumento di lavoro: trattati logici, epistemologici ed
etici aiutavano Galeno a «concepire meglio la sua attività terapeutica».
Stiamo parlando inoltre di un'epoca nella quale si era già sviluppato
un commercio libraio attivo. Vegetti ricorda che le opere di Ippocrate,
il cosiddetto Corpus Hippocraticum, «era un patrimonio di biblioteche o
di circoli medici chiusi», mentre gli scritti di Galeno si diffondono
rapidamente sul mercato, tanto più che circolavano sia falsi che plagi.
Nella raccolta di Carocci si mette in evidenza come lo stesso Galeno
abbia riconosciuto una falsificazione in vendita sul banco di un
libraio. E infine va aggiunto che le opere ora pubblicate in italiano
ebbero a suo tempo anche un compito pratico: redigere il catalogo degli
scritti autentici del celebre medico, per combattere appunto plagi e
patacche. Galeno ebbe la cattiva idea di sistemare provvisoriamente
tutti i libri in un deposito protetto sulla via sacra, al Palatino. Lo
fece per preservarli dai furti durante la sua assenza da Roma, dovuta
alle vacanze.
Malauguratamente questo sito, dove gli interessati affittavano delle
stanze, fu distrutto da un incendio che ridusse in cenere anche le altre
grandi biblioteche pubbliche del Palatino (ve n'erano almeno tre
grandi). Per Vegetti quelle fiamme causarono «una catastrofe culturale,
perché si persero sia gli originali che le copie della ricca
biblioteca». Galeno riuscì a rimettere insieme una parte dei suoi
scritti, «quelli che erano già stati diffusi, venduti, distribuiti». Ma
in quella perduta c'è «qualcosa che lui ha riscritto in parte, come il
Trattato sulla Composizione dei farmaci e il Trattato sulle procedure
anatomiche. Altre opere spariranno, fra le quali vale la pena ricordare,
nota il curatore, «un grande lessico della commedia antica in 48 libri,
nel quale Galeno spiegava tutti i termini dei comici di epoca
classica». Vegetti aggiunge un'ultima curiosità: «Uno scritto dal titolo
Sulle mie opinioni distingue le teorie di cui Galeno diceva di essere
scientificamente convinto da quelle che riteneva degne di scetticismo,
quale per esempio l'immortalità dell'anima». Il medico di Marco Aurelio,
non a caso, chiarisce Vegetti, «seguiva Aristotele, contro Platone, nel
considerare che l'anima costituisse l'insieme delle funzioni di un
corpo vivente e non fosse separabile da esso. L'immortalità è una
concezione teorica di Platone e della sua scuola, ma nella filosofia
antica non era condivisa né dagli stoici, né dagli epicurei, meno che
mai dagli scettici o dallo stesso Aristotele». Galeno portava a
compimento una delle tendenze dominanti nella scienza e nella filosofia
della sua età: «Consolidare, ricomporre sistematicamente il sapere». Per
questo ebbe bisogno di una biblioteca formidabile. Per il medesimo
motivo la sua medicina guardava la realtà e non invocava gli dei.
Aristotele era il suo riferimento ma non lo «subiva» come altri
Corriere Salute 22.9.13
Si può parlare, a proposito della medicina di Galeno, di «ragionevole
scetticismo». Vegetti nota che questa caratteristica «non gli impedisce
però di nutrire qualche certezza anche nel campo della teologia e della
psicologia». In altre parole, l'antico medico è «almeno sicuro» che il
mondo, e in particolare gli esseri viventi, siano retti da «un disegno
provvidenziale che ne assicura l'ordine immanente e ne consente una
spiegazione teleologica (appare poi indifferente ascrivere questo
disegno agli dèi stessi o alla "natura")». Non crede nell'immortalità
dell'anima; tuttavia è certo che essa sia divisa in tre parti, «o centri
motivazionali», come riferisce Platone nel IV libro della Repubblica
(nel Timeo, invece, la localizza somaticamente). Di più: scrive Vegetti
che per Galeno l'anima «una volta insediata in un corpo, è solidale con
esso, sia nello svolgere le sue funzioni, sia nel subirne gli influssi
patologici, risultandogli in questo senso completamente "asservita"».
Insomma un equilibrato scetticismo che «risulta perfettamente
compatibile con l'antidogmatico eclettismo di Galeno, che non va affatto
concepito come un bricolage di opinioni». Più vicino ad Aristotele che a
Platone («nonostante preferisca tacere questa affinità», sottolinea
Vegetti), non è comunque un seguace passivo del filosofo, come accadrà
per molti uomini di scienza dei secoli successivi: egli sa che l'errore
capitale di Aristotele è il cardiocentrismo. Questo non gli impedisce di
valorizzare temi aristotelici nella sua etica, come quello della
«moderazione passionale».
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