mercoledì 30 ottobre 2013

Storie dell'orrore e del grottesco della Roma imperiale


Flegonte di Tralle: Il libro delle meraviglie e tutti i frammenti, Einaudi pagg. 111 euro 25

Risvolto
Flegonte veniva incontro alla voglia di sensazionalismo che risulta attestata nell'età degli Antonini e che sarebbe stata criticata da Luciano di Samosata. Fatto sta che gli altri paradossografi, a partire da Callimaco, avevano indirizzato la loro curiosità sullo 
stereotipo bric à brac consueto a tale letteratura di genere, spesso riducibile a lunghe - e, per lo piú, tediose - rassegne di reperti da Wunderkammer quali pietre prodigiose, fossili giganteschi, animali incredibili: l'ampliarsi delle conoscenze geografiche e scientifiche li avrebbe col tempo resi obsoleti. I thaumasia di Flegonte, le sue «meraviglie» - che lo hanno fatto ritenere un antesignano di Charles Fort, o addirittura (considerando l'asserito «realismo» delle sue inquietanti ghost stories) una sorta di Lord Halifax dell'età grecoromana - spesso riguardano un continente molto piú difficile da cartografare, quello dell'essere umano. Forse è per questo che continuano ancora ad affascinare e stupire, quasi duemila anni dopo Adriano.


Spettri, mostri, cadaveri rianimati, oscure profezie. Il libro di Flegonte, per la prima volta tradotto in italiano dal greco, è un'appassionata narrazione delle leggende «horror» che, negli strati sotterranei della cultura razionalistica in apparenza dominante, popolavano la Roma imperiale. Un testo, quello di Flegonte, di interesse antropologico e letterario, che fa emergere molto efficacemente l'importanza degli oracoli e delle credenze popolari ai tempi dell'imperatore Adriano. Punto di massima concentrazione è il tema del ritorno dei defunti in carne e ossa nel mondo dei vivi, articolato in tre versioni diverse nelle storie principali del libro. Storie cosí affascinanti che verranno riprese da Flegonte, molti secoli dopo, e non senza fraintendimenti, nell'immaginario moderno e romantico. L'autore, un liberto greco alla corte di Roma, è stato piú famoso ai suoi tempi per le Olimpiadi, una cronologia degli antichi giochi sportivi con tutti i nomi dei vincitori nelle varie discipline, di cui però non rimangono che frammenti. Se il suo Libro delle meraviglie, opera teoricamente minore, ha avuto maggior fortuna è perché ha saputo intercettare gusti e pulsioni dei suoi contemporanei e dei posteri, piú e meglio di molti altri «libri di meraviglie» e di letteratura sensazionalistica che hanno popolato le storie della letteratura antica e medievale.

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«Ierone di Alessandria, o Efeso, narra che anche in Etolia comparve un fantasma. Un cittadino di nome Policrito, infatti, fu eletto dal popolo alla carica di etolarca per tre anni consecutivi, a causa dell'eccellenza della sua famiglia. Mentre ricopriva questa carica sposò una donna locrese, e dopo avervi trascorso insieme tre notti, alla quarta spirò. La donna rimase nella casa come vedova e quando giunse il momento del parto generò un bambino che aveva due organi genitali, maschile e femminile. La natura del neonato era mirabilmente discordante: la parte superiore dei genitali era perfettamente mascolina, quella intorno alle cosce invece femminile e piú tenera. I parenti ne rimasero sconvolti e, dopo aver portato il bambino in piazza, convocarono un'assemblea e si misero a deliberare in merito, avendo fatto venire sacerdoti e indovini. Alcuni di essi dichiararono che ci sarebbe stato un dissidio tra Etoli e Locresi, in quanto la sua natura scissa derivava dall'essere la madre locrese e il padre etolo; altri ritenevano che si dovessero portare fuori dai confini la madre e il figlio e lí bruciarli. Mentre la discussione era in corso, all'improvviso, nel bel mezzo dell'assemblea, accanto al bambino appare Policrito, il morto, munito di una veste nera».
       

Archeo horror

Così duemila anni fa nacquero zombie e vampiri
Il libro di Flegonte è un campionario di tutte le creature mostruose messe in scena dalla letteratura moderna

di Marino Niola Repubblica 29.10.13


La ficata di essere un morto vivente è che non devi più fare jogging. Lo dice uno dei personaggi del film Dylan Dog, dead of night. Ma in realtà anche senza correre, zombies, vampiri e altre creature delle tenebre hanno fatto lo stesso tanta strada. Perché hanno il passo lungo e inesorabile di chi arriva da molto lontano. I
revenantshanno sulle scarpe la polvere dei secoli perché avanzano verso di noi da duemila anni. Come un quarto stato del soprannaturale. Molto prima di essere richiamati in vita dalla letteratura gotica ottocentesca. O dal fantasy e dall’horror contemporanei. E adesso sappiamo anche dove e quando è cominciato il loro viaggio dal termine della notte. A dircelo è Flegonte di Tralle, vissuto nel secondo secolo dopo Cristo, nel suo favoloso
Libro delle meraviglie. Un manoscritto nascosto per più di mille anni nel palazzo imperiale di Costantinopoli e poi misteriosamente approdato all’università di Heidelberg, dove è ancora custodito. La prima edizione a stampa del testo originale greco viene impressa a Basilea nel 1568. E solo adesso esce in italiano in un’edizione curata splendidamente da Tommaso Braccini e Massimo Scorsone per Einaudi (Il libro delle meraviglie e tutti i frammenti, pp. 111, euro 25).
L’autore era il segretario di Adriano, il crepuscolare imperatore-poeta immortalato dal romanzo di Marguerite Yourcenar. Che attribuisce proprio a Flegonte la paternità del primo racconto di paura della storia. In effetti, il Libro delle meraviglie è un’autentica archeologia dell’orrore. Uno zibaldone dell’occulto che contiene in nuce tutti i motivi e i plot che nel corso dei secoli successivi alimenteranno l’immaginario noir. Spettri-cannibali, mostri assetati di sangue, cadaveri animati, teste tagliate che parlano da sole, insomma un impressionante palinsesto del pulp al tempo della Roma imperiale.
La protagonista indiscussa del volume è Filinnio, una ragazza di Anfipoli, in Macedonia, che muore all’indomani del matrimonio, ma dopo un po’ rientra nel suo corpo e torna ogni notte nella casa natale, dove seduce un giovane ospite dei suoi genitori. L’uomo non sospetta neanche lontanamente di aver fatto sesso con un revenant e quando lo viene a sapere si uccide per l’orrore. Mentre il cadavere della ragazza viene bruciato a furor di popolo per impedire che torni ancora dall’aldilà. Vampira e pure mangiatrice d’uomini, la morta innamorata uscita dalla penna di Flegonte è insomma la madre di tutte le femmes fatales dell’immaginario, occidentale e non solo. Sono sue figlie la celeberrima sposa di Corinto di Goethe, nonché Carmilla, la pallida succhia sangue nata dalla fantasia dell’irlandese Sheridan Le Fanu. E la romanticissima Arria Marcella di Théophile Gautier che, morta a Pompei durante l’eruzione del 79 dopo Cristo, resuscita dal suo sonno millenario in pieno Ottocento, giusto per fare innamorare perdutamente un giovane archeologo francese in visita agli scavi. Ma è della famiglia anche la fremente Lucy Westenra di Bram Stoker, aristocratica fanciulla vittoriana che, dopo essere stata addentata e uccisa da Dracula, abbandona nottetempo il sepolcro per saltare addosso al suo sprovveduto fidanzato. E, più vicino a noi, le sexy-trapassate che fanno l’autostop nelle leggende metropolitane. Tutte discendenti della rediviva di Anfipoli.Che un teorico del terrore letterario come Howard P. Lovecraft considerava l’indiscussa patronessa di tutti i non-morti che, per un eccesso di attaccamento alla vita, finiscono per perdere la testa. Ma, a differenza dei vampiri della letteratura e del folklore, le teste tagliate che popolano le storie di Flegonte restano vive e vegete. E per di più hanno un altissimo quoziente di intelligenza. Tant’è vero che parlano molto e sempre a ragion veduta, fanno profezie, danno consi-gli, recitano poesie e cantano. Proprio come quella del mitico Orfeo. Staccata di netto dalle menadi invasate dallo spirito di Dioniso e gettata come una zucca nell’Ebro, discende il fiume fino al mare e fa rotta per l’isola di Lesbo senza mai smettere di cantare per tutto il tempo della traversata. E, per aggiungere meraviglia a meraviglia, la lira dello sposo di Euridice solca le onde seguendo la scia della voce melodiosa del pupillo delle muse. E addirittura ascende con lui al cielo dandovita alla costellazione della Lira.
Crani modulari per corpi interinali. Prototipi di quella poetica dello smembramento somatico che rende le parti più significative del tutto. Nel thriller antico come nella moderna società dello spettacolo. Nell’arte come nella mitologia. Nello splatter come nella pornografia.
In questo senso i personaggi fantastici di Flegonte assomigliano in maniera impressionante a quelli dei tanti protagonisti di fumetti, cartoons, videogiochi e gruppi rock che affollanola mitologia contemporanea. Come Deadpool, il supereroe Marvel la cui capoccia zombie è tutta un’esternazione, una parlantina dissacrante e un po’ saccente. E come il facondissimo Morte, teschio parlante e fluttuante di Planescape Torment, un videogioco di culto degli ultimi anni Novanta che, tra una reincarnazione e una riapparizione, fa sfoggio di una stupefacente affabulazione. E, su tutti, i Talking Heads che sono la vera ciliegina sulla tomba di Flegonte.

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