
Flegonte di Tralle:
Il libro delle meraviglie e tutti i frammenti, Einaudi pagg. 111 euro 25
Risvolto
Flegonte veniva incontro alla voglia di sensazionalismo
che risulta attestata nell'età degli Antonini
e che sarebbe stata criticata da Luciano di
Samosata. Fatto sta che gli altri paradossografi,
a partire da Callimaco, avevano indirizzato la loro
curiosità sullo stereotipo bric à brac consueto a
tale letteratura di genere, spesso riducibile a
lunghe - e, per lo piú, tediose - rassegne di reperti
da Wunderkammer quali pietre prodigiose,
fossili giganteschi, animali incredibili: l'ampliarsi
delle conoscenze geografiche e scientifiche
li avrebbe col tempo resi obsoleti. I thaumasia
di Flegonte, le sue «meraviglie» - che lo hanno
fatto ritenere un antesignano di Charles Fort, o
addirittura (considerando l'asserito «realismo»
delle sue inquietanti ghost stories) una sorta di
Lord Halifax dell'età grecoromana - spesso riguardano
un continente molto piú difficile da
cartografare, quello dell'essere umano. Forse è
per questo che continuano ancora ad affascinare
e stupire, quasi duemila anni dopo Adriano.
Spettri, mostri, cadaveri rianimati, oscure profezie. Il libro di Flegonte, per la
prima volta tradotto in italiano dal greco, è un'appassionata narrazione delle
leggende «horror» che, negli strati sotterranei della cultura razionalistica in
apparenza dominante, popolavano la Roma imperiale. Un testo, quello di Flegonte,
di interesse antropologico e letterario, che fa emergere molto efficacemente
l'importanza degli oracoli e delle credenze popolari ai tempi dell'imperatore
Adriano. Punto di massima concentrazione è il tema del ritorno dei
defunti in carne e ossa nel mondo dei vivi, articolato in tre versioni diverse
nelle storie principali del libro. Storie cosí affascinanti che verranno riprese da
Flegonte, molti secoli dopo, e non senza fraintendimenti, nell'immaginario
moderno e romantico.
L'autore, un liberto greco alla corte di Roma, è stato piú famoso ai suoi tempi
per le Olimpiadi, una cronologia degli antichi giochi sportivi con tutti i nomi
dei vincitori nelle varie discipline, di cui però non rimangono che frammenti.
Se il suo Libro delle meraviglie, opera teoricamente minore, ha avuto maggior
fortuna è perché ha saputo intercettare gusti e pulsioni dei suoi contemporanei
e dei posteri, piú e meglio di molti altri «libri di meraviglie» e di letteratura
sensazionalistica che hanno popolato le storie della letteratura antica e
medievale.
***
«Ierone di Alessandria, o Efeso, narra che anche in
Etolia comparve un fantasma. Un cittadino di nome
Policrito, infatti, fu eletto dal popolo alla carica di etolarca
per tre anni consecutivi, a causa dell'eccellenza
della sua famiglia. Mentre ricopriva questa carica
sposò una donna locrese, e dopo avervi trascorso insieme
tre notti, alla quarta spirò. La donna rimase nella
casa come vedova e quando giunse il momento
del parto generò un bambino che aveva due organi
genitali, maschile e femminile. La natura del neonato
era mirabilmente discordante: la parte superiore dei
genitali era perfettamente mascolina, quella intorno
alle cosce invece femminile e piú tenera. I parenti ne
rimasero sconvolti e, dopo aver portato il bambino
in piazza, convocarono un'assemblea e si misero a
deliberare in merito, avendo fatto venire sacerdoti e
indovini. Alcuni di essi dichiararono che ci sarebbe
stato un dissidio tra Etoli e Locresi, in quanto la sua
natura scissa derivava dall'essere la madre locrese e il
padre etolo; altri ritenevano che si dovessero portare
fuori dai confini la madre e il figlio e lí bruciarli. Mentre
la discussione era in corso, all'improvviso, nel bel
mezzo dell'assemblea, accanto al bambino appare
Policrito, il morto, munito di una veste nera».
Archeo horror
Così duemila anni fa nacquero zombie e vampiri
Il libro di Flegonte è un campionario di tutte le creature mostruose messe in scena dalla letteratura moderna
di Marino Niola Repubblica 29.10.13
La ficata di essere un morto vivente è che non devi più fare jogging. Lo
dice uno dei personaggi del film Dylan Dog, dead of night. Ma in realtà
anche senza correre, zombies, vampiri e altre creature delle tenebre
hanno fatto lo stesso tanta strada. Perché hanno il passo lungo e
inesorabile di chi arriva da molto lontano. I
revenantshanno sulle scarpe la polvere dei secoli perché avanzano verso
di noi da duemila anni. Come un quarto stato del soprannaturale. Molto
prima di essere richiamati in vita dalla letteratura gotica
ottocentesca. O dal fantasy e dall’horror contemporanei. E adesso
sappiamo anche dove e quando è cominciato il loro viaggio dal termine
della notte. A dircelo è Flegonte di Tralle, vissuto nel secondo secolo
dopo Cristo, nel suo favoloso
Libro delle meraviglie. Un manoscritto nascosto per più di mille anni
nel palazzo imperiale di Costantinopoli e poi misteriosamente approdato
all’università di Heidelberg, dove è ancora custodito. La prima edizione
a stampa del testo originale greco viene impressa a Basilea nel 1568. E
solo adesso esce in italiano in un’edizione curata splendidamente da
Tommaso Braccini e Massimo Scorsone per Einaudi (Il libro delle
meraviglie e tutti i frammenti, pp. 111, euro 25).
L’autore era il segretario di Adriano, il crepuscolare imperatore-poeta
immortalato dal romanzo di Marguerite Yourcenar. Che attribuisce proprio
a Flegonte la paternità del primo racconto di paura della storia. In
effetti, il Libro delle meraviglie è un’autentica archeologia
dell’orrore. Uno zibaldone dell’occulto che contiene in nuce tutti i
motivi e i plot che nel corso dei secoli successivi alimenteranno
l’immaginario noir. Spettri-cannibali, mostri assetati di sangue,
cadaveri animati, teste tagliate che parlano da sole, insomma un
impressionante palinsesto del pulp al tempo della Roma imperiale.
La protagonista indiscussa del volume è Filinnio, una ragazza di
Anfipoli, in Macedonia, che muore all’indomani del matrimonio, ma dopo
un po’ rientra nel suo corpo e torna ogni notte nella casa natale, dove
seduce un giovane ospite dei suoi genitori. L’uomo non sospetta neanche
lontanamente di aver fatto sesso con un revenant e quando lo viene a
sapere si uccide per l’orrore. Mentre il cadavere della ragazza viene
bruciato a furor di popolo per impedire che torni ancora dall’aldilà.
Vampira e pure mangiatrice d’uomini, la morta innamorata uscita dalla
penna di Flegonte è insomma la madre di tutte le femmes fatales
dell’immaginario, occidentale e non solo. Sono sue figlie la celeberrima
sposa di Corinto di Goethe, nonché Carmilla, la pallida succhia sangue
nata dalla fantasia dell’irlandese Sheridan Le Fanu. E la romanticissima
Arria Marcella di Théophile Gautier che, morta a Pompei durante
l’eruzione del 79 dopo Cristo, resuscita dal suo sonno millenario in
pieno Ottocento, giusto per fare innamorare perdutamente un giovane
archeologo francese in visita agli scavi. Ma è della famiglia anche la
fremente Lucy Westenra di Bram Stoker, aristocratica fanciulla
vittoriana che, dopo essere stata addentata e uccisa da Dracula,
abbandona nottetempo il sepolcro per saltare addosso al suo sprovveduto
fidanzato. E, più vicino a noi, le sexy-trapassate che fanno l’autostop
nelle leggende metropolitane. Tutte discendenti della rediviva di
Anfipoli.Che un teorico del terrore letterario come Howard P. Lovecraft
considerava l’indiscussa patronessa di tutti i non-morti che, per un
eccesso di attaccamento alla vita, finiscono per perdere la testa. Ma, a
differenza dei vampiri della letteratura e del folklore, le teste
tagliate che popolano le storie di Flegonte restano vive e vegete. E per
di più hanno un altissimo quoziente di intelligenza. Tant’è vero che
parlano molto e sempre a ragion veduta, fanno profezie, danno consi-gli,
recitano poesie e cantano. Proprio come quella del mitico Orfeo.
Staccata di netto dalle menadi invasate dallo spirito di Dioniso e
gettata come una zucca nell’Ebro, discende il fiume fino al mare e fa
rotta per l’isola di Lesbo senza mai smettere di cantare per tutto il
tempo della traversata. E, per aggiungere meraviglia a meraviglia, la
lira dello sposo di Euridice solca le onde seguendo la scia della voce
melodiosa del pupillo delle muse. E addirittura ascende con lui al cielo
dandovita alla costellazione della Lira.
Crani modulari per corpi interinali. Prototipi di quella poetica dello
smembramento somatico che rende le parti più significative del tutto.
Nel thriller antico come nella moderna società dello spettacolo.
Nell’arte come nella mitologia. Nello splatter come nella pornografia.
In questo senso i personaggi fantastici di Flegonte assomigliano in
maniera impressionante a quelli dei tanti protagonisti di fumetti,
cartoons, videogiochi e gruppi rock che affollanola mitologia
contemporanea. Come Deadpool, il supereroe Marvel la cui capoccia zombie
è tutta un’esternazione, una parlantina dissacrante e un po’ saccente. E
come il facondissimo Morte, teschio parlante e fluttuante di Planescape
Torment, un videogioco di culto degli ultimi anni Novanta che, tra una
reincarnazione e una riapparizione, fa sfoggio di una stupefacente
affabulazione. E, su tutti, i Talking Heads che sono la vera ciliegina
sulla tomba di Flegonte.
Nessun commento:
Posta un commento