mercoledì 30 ottobre 2013

Un convegno su Bruno Leoni

Non condivido la tesi dell'egemonia culturale marxista in Italia. L'egemonia è cosa ben diversa dalla lottizzazione delle cattedre universitarie o delle redazioni [SGA].

L’iperliberista che si batteva per le virtù dell’antistato
Allievo di Hayek, difensore estremo del libero mercato, amato e controverso Un convegno celebra l’avvocato-economista a cent’anni dalla nascita
29 ott 2013  Libero CORRADO OCONE 

Che in Italia ci sia stata nel secondo dopoguerra una «egemonia culturale» marxista credo che nessuno possa negarlo.
Basterebbe raccontare la vicenda della fortuna, o meglio sfortuna, di Bruno Leoni nel nostro Paese, per fugare ogni dubbio. Vicenda ancora oggi pococonosciuta. La data da considerare è il 1961, quando un editore americano pubblicò un volume scritto da Leoni direttamente in inglese (prendeva spunto da una serie di lezioni tenute tre anni prima all’Università della California): Freedom and the Law.
L’opera divenne in breve tempo punto di riferimento negli studi sociali: citata, letta, discussa, da alcuni anche aspramente criticata. È un privilegio che raramente capitava allora, e capita oggi, a uno studioso italiano. E il libro di Leoni, per essere tradotto in italiano, dovette aspettare più di trenta anni: lo fece un piccolo editore di provinciaqualeLiberilibri di Macerata, per iniziativa di Raimondo Cubeddu. Ora, sarà proprioCubeddu adaprire domani i lavori di un Convegno internazionale di due giorni su Leoni che si svolgerà presso il campus di Arcavacata dell’Università della Calabria: Libertas Libertates. Bruno Leoni nel centenario della nascita, con il patrocinio della regione Calabria, dell’Istituto Bruno Leoni e dell’Associazione degli storici politici. Il contributo del pensatore di Ancona fu veramente notevole e multidisciplinare, come mostreranno le molte relazioni previste, fra cui quelle di Paolo Bagnoli, Arturo Colombo, Luigi Compagna, Gianfranco Pasquino e molti latri. Peccato sia morto ancora nel pieno dell’attività, assassinato nel 1967 da un malfattore. Leoni non aveva mai rinunciato a svolgere infatti la professione di avvocato nella città dove viveva, la Torino in cui si era formato, allievo di Gioele Solari. E non vi aveva rinunciato nemmeno quando aveva cominciato nel 1945 quella attività accademica che si svolse tutta a Pavia e che lo avrebbe portato ad essere anche preside della facoltà di scienze politiche. Egli svolse soprattutto una intensa attività scientifica internazionale, intrecciando forti rapporti con molti importanti studiosi in qualità di segretario prima e presidente poi di uno dei prestigiosi think tank allora e oggi esistenti: la Mont Pélerin Society, fondata per diffondere gli ideali di libertà da Friedrich von Hayek.
Leoni era inviso, ostracizzato, anzi addirittura ignorato dalla cultura nazionale, perché era uno scienziato sociale rigorosamente e integralmente liberista: persino spregiudicato per il modo in cui trattava pensatori allora intoccabili mettendone in luce gli errori di ragionamento. La sua attività si svolse a cavallo di molteplici discipline, pur essendo egli formalmente un docente di filosofia del diritto e di dottrina dello Stato: sociologia, economia, diritto, politologia, storia delle idee. Riteneva infatti che lo stesso ragionamento che si fa in economia vale in campo giuridico e politico perché, un ordine spontaneo e non programmato si genera ovunque dal basso e senza bisogno di una direzione centralizzata. Quest’ordine è poi il migliore sia da un punto di vista utilitaristico, essendo il più efficiente, sia morale, lasciando il maggiore spazio possibile a quel vero e proprio valore ultimo: è per Leoni la libertà individuale. Le opzioni per l’economia di mercato contro quella di piano, per l’anglosassone diritto consuetudinario rispetto allo Stato di diritto continentale, per l’autonomia morale degli individui e la libera circolazione e competizione delle idee contro ogni provvedimento etico promosso dalla politica e dallo Stato, fanno perciò parte di un’unica e coerente scelta di fondo per l’individualismo.
È questo il nome che, con il suo maestro Hayek, egli crede sia preferibile dare al liberalismo. Anzi, occorre distinguere due forme di individualismo, di cui solo la seconda è vera quello di origine cartesiana o razionalistica: l’individuo può e deve proporsi dei progetti e realizzarli intervenendo nel corpo vivo della società, servendosi a tale fine dello Stato, vero e proprio feticcio o dogma dell’età moderna; quello anglosassone che guarda invece lo Stato con diffidenza, lo giudica un male necessario e cerca di limitarne quanto più possibile la presa. Ilprimoindividualismo è in sostanza per Leoni una specie di socialismo mascherato, un dirigismo di largo corso nel pensiero del 900 ispiratore di molte politiche variamente socialdemocratiche, non distinguibili da quelle comuniste se non per ordine di quantità. Lo stesso liberalismo si è mischiato con politiche siffatte. È perciò necessario ritornare alle origini, riscoprire le virtù antistatali. Su questo punto, egli è ancora più radicale di Hayek, avvicinandosi alle posizioni di quella corrente che sarà poi chiamata dei libertarian o anarco-capitalisti.
Quella di Leoni, va detto, è un’impostazione che genera qualche problema teorico di non poco peso, come dimostra ad esempio l’ incomprensione dei due padri del liberalismo italiano, cioè Croce e Einaudi (il tema della mia relazione). Basti pensare al fatto che l’individuo in lui è, piuttosto che ragionato, presupposto, col rischio di diventare a sua volta un mito. E si pensi pure che l’idea che un ordine comunque e sempre generantesi dalle azioni individuali e spontanee pecca a sua volta di razionalismo astratto e di armonicismo (ma il primo carattere del liberalismo dovrebbe essere il concepire l’imperfezione e la conflittualità come elementi irriducibili). Fatto sta che Leoni è uno dei nostri più grandi pensatori, non può essere ignorato come molti hanno colpevolmente fatto. Dio sa quanto un’iniezione di sano liberismo possa essere oggi vitale per la nostra ingessata e declinante società italiana...      

Nessun commento: