domenica 10 novembre 2013
Genealogia dell'osservatore moderno
Jonathan Crary: Le tecniche dell'osservatore. Visione e modernità nel XIX secolo, Einaudi
Risvolto
Uscito per la prima volta nel 1990, tradotto in dieci lingue e divenuto negli
anni un testo di riferimento, il libro di Jonathan Crary analizza la «genea-logia
» dell'osservatore moderno riconducendoci ai primi decenni dell'Ottocento,
un'epoca rivoluzionaria per la visione e per i diversi apparati scientifici ad
essa collegati. Si tratta di un periodo, precedente all'avvento della fotografia,
nel quale, attraverso i nuovi «dispositivi dell'osservare» - come il fenachistoscopio
e lo stereoscopio, indissolubilmente legati ai coevi interessi della
fisiologia ottica -, si afferma il progressivo abbandono della discontinuità
interno/esterno presupposta dall'esperienza visiva della camera oscura.
Fra teoria della percezione, storia dell'arte e filosofia estetica, passando per
capisaldi come Goethe e Schopenhauer, pittori come Vermeer e Turner, Crary
evidenzia infatti come l'opacità corporea della visione subentri alla trasparenza
dell'occhio cartesiano e come il soggetto osservatore divenga il luogo della
produzione delle immagini dando vita a nuove sperimentazioni artistiche.
Ma se da una parte questi mutamenti rappresentano una «liberazione della
visione», l'autore ci svela anche l'altra faccia della medaglia, il processo di
normalizzazione a cui tale visione e le sue rispettive pratiche sono sottoposte.
Crary ci invita allora a rileggere alcuni fenomeni di rottura sia nella storia
dell'arte che in quella piú generale della visione, facendo del suo approccio
interdisciplinare una guida metodologica allo studio della modernità.
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