giovedì 21 novembre 2013
Il prof. Salvadori non ha ancora digerito il 1921
Il prof. Salvadori ricorda male quando dice che "nel 2007 al lancio del Partito democratico – che si innesta sul tronco del Pds e dei Democratici di sinistra – fa seguito, per reazione a quella che viene considerata un’involuzione moderata, la nascita della Sinistra, l’Arcobaleno, nucleo originario di Sinistra, Ecologia e Libertà" [SGA].
Da Livorno alla nascita del Pd
Il vizio antico della sinistra
In Italia la spinta prevalente al frazionamento è venuta dalle forze più radicali Il risultato è che nel nostro paese non si è mai avuta una rivoluzione e allo stesso tempo le correnti riformiste sono storicamente deboli
di Massimo L, Salvadori Repubblica 21.11.13
Quella della sinistra europea è una storia di molte scissioni, ma la
sinistra italiana detiene in questo campo il primato assoluto. La molla
di gran lunga prevalente dello scissionismo è stata la convinzione che
occorresse affermare un più alto “tasso di sinistra”. Più debole, se pur
presente, la molla che ha spinto alla divisione le componenti più
moderate.
Ecco le tappe cruciali dello scissionismo nella storia della sinistra
italiana: nel 1912 l’ala rivoluzionaria del Partito socialista, guidata
da Mussolini, espelle quella che costituirà il Partito socialista
riformista; nel 1921 la corrente comunista si stacca dal Partito
socialista e dà vita al Partito comunista d’Italia; nel 1922 i
riformisti espulsi dal Psi formano il Partito socialista unitario; nel
1947 Saragat abbandona Nenni e crea un proprio partito; nel 1964 la
corrente contraria all’ingresso del Psi nell’area di governo reagisce
facendo nascere il Psiup; nel 1969 il Partito socialista unificato,
sorto dalla confluenza di socialisti e socialdemocratici, si scinde
nuovamente. Il crollo del sistema partitico nei primi anni ’90 dà inizio
ad una nuova stagione dello scissionismo nella sinistra. Nel 1991 lo
scioglimento del Pci che porta la maggioranza a formare il Partito
democratico della sinistra induce la minoranza a organizzarsi nel
Partito della rifondazione comunista, da cui nel 1998 si stacca la
frazione che diventa il Partito dei Comunisti Italiani; nel 2007 al
lancio del Partito democratico – che si innesta sul tronco del Pds e dei
Democratici di sinistra – fa seguito, per reazione a quella che viene
considerata un’involuzione moderata, la nascita della Sinistra,
l’Arcobaleno, nucleo originario di Sinistra, Ecologia e Libertà.
È dunque lunga la vicenda delle scissioni nella sinistra italiana.
Naturalmente, la fredda cronologia che precede non spiega nulla della
logica e dei contenuti che l’hanno animata. In estrema sintesi si può
dire questo. Ribadito che la spinta di gran lunga prevalente è venuta
dalle correnti antiriformistiche, occorre sottolineare che lo spirito
che ha costantemente animate queste ultime è stata l’opposizione
intransigente all’ordine politico e sociale costituito, l’inseguire un
fine di mutamento rivoluzionario o quanto meno radicale che ha
sistematicamente cozzato contro le barriere vincenti del moderatismo
quando non della reazione. Sennonché, come ben noto, la storia d’Italia
si è caratterizzata – unico caso in quella dei maggiori paesi europei –
per non aver conosciuto alcuna rivoluzione e neppure aver visto entrare
in azione seri movimenti rivoluzionari superando la sfera ideologica.
Ma, se le correnti ispirate a un’ideologia rivoluzionaria non hanno
raggiunto il loro scopo, hanno però avuto un ruolo determinante nella
generale sconfitta del riformismo sia socialdemocratico sia
“democratico-borghese”. Un bilancio su cui riflettere.
E ora una domanda: è finita la spinta allo scissionismo nella sinistra
italiana? Premesso che il Partito democratico – il quale nel dibattito
pubblico attuale continua ad essere correntemente indicato come il
maggior partito della sinistra – in effetti è una formazione che, da
quando nata, è stata caratterizzata e travagliata dalle molte e
irrisolte diatribe circa il suo essere o non essere propriamente di
“sinistra”, a guardare alle sue divisioni interne si è indotti quanto
meno a dubitare che una scissione al suo interno, promossa vuoi da chi
vuole più sinistra e vuoi da chi essere di sinistra non lo vuole per
niente, sia in futuro da escludersi.
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