sabato 25 gennaio 2014

Ritrovate le lettere di Himmler



Sempre che non si tratti della periodica bufala [SGA].

Carnefice e padre modello, ecco i segreti di Himmler
Scoop della “Welt”: ritrovate centinaia di lettere del capo delle SS. Erano in una cassaforte di una banca a Tel Avivdi Andrea Targuini Repubblica 25.1.14


BERLINO «Saluti dal tuo Heini, Marga», oppure «saluti e bacini alla bambolina di papino». Così, come un normale, banale padre di famiglia, Heinrich Himmler scriveva alla moglie e alla figlia prediletta. Ma in missive precedenti alla consorte sfogava spesso il suo odio violento per gli ebrei, «radice di tutti i mali della patria, da eliminare tutti». Per sessantanove anni, dal suo suicidio a oggi, di quell’epistolario privato, una mole enorme di lettere tra lui e la famiglia, si era persa ogni traccia. Adesso le lettere dimenticate di Himmler sono riemerse come dal nulla, a casa di un vecchio israeliano discendente di sopravvissuti alla Shoah, e ora sono custodite nelle casseforti di una banca a Tel Aviv. È lo scoop di Die Welt.

Centinaia di lettere e cartoline scritte di suo pugno o dalla moglie, foto che lui inviava a lei dalle ispezioni delle truppe delle Waffen-SS o dalle visite nei campi della morte, persino il lascito del figlio adottivo.Die Weltha trovato una mole enorme di materiale. Il ricordo dell’orrore riemerge da quelle vecchie pagine e cartoline ingiallite, e dalle foto in bianco e nero che scattava con la Leica. Una mole enorme di oggetti sopravvissuti al tempo e dimenticati per decenni. Adesso, proprio mentre si avvicina la Giornata della memoria, ci conducono nel privato e del quotidiano di uno dei massimi gerarchi del Terzo Reich.
Lettere, cartoline, foto di famiglia o scattate durante il “lavoro”: dal 1927 al 1945 — dai primi anni di matrimonio fino a quando egli, catturato dai G. I. americani travestito da soldato semplice, si uccise con una capsula di cianuro avendo capito che stava per essere scoperto — ilcapo delle SS, dell’Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich e della Gestapo, gestore supremo dell’Olocausto narra ogni aspetto di sé. Emerge, evocando Hannah Arendt, la “banalità del male”. Ecco la cartolina scritta alla figlia il 15 maggio 1944, tre settimane prima dello sbarco alleato in Normandia. O le lettere in cui rassicurava Marga sul futuro, o foto di lui in ispezione nel-l’Est occupato, nei campi di sterminio a bordo di una Mercedes scoperta, col casco in cuoio da automobilista sportivo. È tutto materiale autentico, ha assicurato Michael Hollmann, presidente del Bundesarchiv, l’archivio federale che è l’istituzione responsabile di tutti gli scritti lasciati dai capi della tirannide. E le lettere di Himmler riscoperte sono al momento il più importante documento privato di uno dei massimi gerarchi: di Hitler, del capo della Luftwaffe e numero due ufficiale Hermann Goering, di Martin Bormann non resta nulla. Solo Joseph Goebbels lasciò una marea di scritti, ma tutti discorsi e materiale di propaganda dell’odio.

Diversamente da Goebbels, la cui moglie Magda era quasi la first lady del Reich, o da Goering che celebrò nozze quasi hollywoodiane con l’attrice Emmy Sonnemann, Himmler tenne la famiglia lontana dalle luci della ribalta. Ebbe anche lui un lungo flirt con la segretaria, ma non trascurò mai la moglie. Cui narrava l’importanza della “soluzione finale”, e spiegava fino all’ultimo la sua fede nella vittoria finale. In un capolavoro maligno di doppiezza, continuava a giurarci nelle lettere anche mentre in segreto offriva agli angloamericani una pace separata con o senza Hitler, tentando di salvarsi dalla resa dei conti con la Storia. Le lettere non ci offrono nuove scoperte, ma il loro valore di testimonianza diretta del massimo esecutore della Shoah è agghiacciante.

BACI DA AUSCHWITZ, DIABOLICAMENTE TUO HEINI (HIMMLER)
102 27-01-2014 la stampa 31

Quando Himmler scriveva: «Vado a Auschwitz, baci»
Ritrovate in Israele le lettere alla moglie Marga dell’organizzatore dei campi di sterminio «Questi ebrei... quando ci lasceranno in pace?»
di Virginia Lori l’Unità 27.1.14

Parole affettuose alle moglie, come un marito qualunque che vada al lavoro, quasi un commesso viaggiatore costretto a spostarsi spesso e per questo preoccupato della distanza, del telefono che forse non funzionerà, dei grattacapi quotidiani. Sessantanove anni dopo il suo suicidio, vengono alla luce le lettere di Heinrich Himmler, uno dei più sanguinari gerarchi nazisti, fidato collaboratore di Hitler, organizzatore senza scrupoli dell’Olocausto, capo delle Ss, della Gestapo e della polizia, responsabile dei campi di concentramento e della morte di milioni di innocenti. «Vado a Auschwitz. Baci, il tuo Heini», scriveva il braccio destro di Hitler alla moglie, senza fare il minimo accenno agli orrori che si perpetravano in quel lager e di cui lei doveva essere al corrente, condividendo la missione folle dello sterminio degli ebrei.
L’imperturbabilità di Himmler emerge in alcune delle oltre 700 lettere private scritte dal famigerato capo delle SS alla moglie Margarete Siegroth, Marga come la chiamava, lettere scritte tra il 1927 e il 1945, l’ultima cinque settimane prima che si suicidasse quando tutto ormai appariva perduto. Il carteggio è rimasto a lungo in possesso nell’archivio privato di una famiglia di ebrei israeliani e ora ritrovato dal domenicale Welt am Sonntag (WamS) che ne pubblica alcuni estratti. «Vado a Auschwitz. Baci, il tuo Heini».
Nel corso di un altro viaggio di ispezione dei lager eretti dai nazisti in Polonia, Himmler scriveva a Marga il 15 luglio 1942: «Nei prossimi giorni sarò a Lublino, Zamosch, Auschwitz, Lemberg e poi nella nuova sede. Sono curioso di vedere se e come funzionerà il telefono. Fino a Gmund (residenza familiare bavarese sulle rive del lago Tegernsee, ndr), saranno oltre 2.000 chilometri. Saluti e baci! Il tuo Pappi».
Himmler e Marga, di professione infermiera e di sette anni più anziana di lui, si erano conosciuti e subito innamorati l’uno dell’altra nel settembre 1927 durante un viaggio in treno da Berchtesgaden a Monaco di Baviera. All’inizio di gennaio 1928 alla fidanzata che gli scriveva definendolo «un uomo cattivo dal cuore duro e ruvido», una rimostranza da innamorata, lui rispondeva con affettuosa sollecitudine: «Credimi, il tuo lanzichenecco non ha un cuore né duro, né ruvido, del resto tu lo sai meglio di chiunque “piccola” donna».
Da subito, ancor prima che Hitler arrivasse al potere, ad accomunare i due era anche il loro radicato antisemitismo, che per Marga era un fatto acquisito sul quale non era necessario spendere troppe parole. Riguardo agli ebrei scriveva il 2 novembre 1927 che «i fatti parlino da soli, a che servono questi commenti?». In lettere successive ogni volta che parlava degli ebrei le definizioni ricorrenti erano «canaglie ebraiche» o semplicemente «canaglie», delle quali il 27 febbraio 1928 scriveva di avere «terrore», ricevendo in questo suo atteggiamento il pieno sostegno del fidanzato. «Povera cara, a causa dei soldi devi farti spellare da questi miserabili ebrei», scriveva il futuro capo delle Ss il 16 aprile 1928 a Marga, con la quale si sarebbe sposato qualche mese dopo e che prima delle nozze aveva ceduto le sue azioni di una clinica berlinese all’altro comproprietario ebreo Bernhard Hauschild. «Questo Hauschild, un ebreo rimane un ebreo!», si lagnava Marga il 21 maggio 1928, ottenendo come risposta un invito a non prendersela troppo. «Non ti arrabbiare con gli ebrei», le rispondeva un mese dopo Himmler, aggiungendo che sull’argomento «potrei solo sostenerti, brava donna».
Quando il marito il 9 novembre 1938 aveva già dato l’ordine d’esecuzione dei pogrom contro gli ebrei ed i loro negozi e sinagoghe in moltissime città tedesche, evento passato alla storia come la famigerata «notte dei cristalli», Marga annotava nel suo diario il 14 novembre: «Questa storia degli ebrei... Quando ci lasceranno queste canaglie, in modo da poter condurre una vita felice?».

2 commenti:

sergio ha detto...

Himmler era cattolico, cattolicissimo, proprio come sua moglie Marga. Gerarca nazista di primissimo piano, sempre a fianco di Hitler, anch'egli nato da pia e praticante donna cattolica. Forse l'ipocrisia del cristiani d'Europa non riuscirà più a lungo a tenere fuori dalla coscienza ufficiale la verità più banale, semplice e terribile: che gli Ebrei furono perseguitati e messi al rogo in quanto Ebrei, cioè di una identità differente e irriducibile rispetto a quella egemone in Europa. Dunque furono i cristiani in quanto cristiani a ispirare l'ideologia antisemita e antiatea del nazismo!

materialismostorico ha detto...

Il cristianesimo non spiega nulla ovvero non è sufficiente a spiegare. I cristiani hanno sterminato in lungo e in largo, sempre e ovunque. La specificità dell'ebreicidio richiede altre spiegazioni.