Bellissima la battuta sulla "protesta dei Rettori"... [SGA].
Sapienza: oggi il votoOro ai baroni, disagi agli studenti Lezioni nei tendoni. File di 130 minuti E il figlio di Frati viene sistemato in zona Cesarini: grazie a un finanziamento allargato ad hoc
di Carlo Di Foggia il Fatto 26.9.14
La
calca si ammassa fin oltre le porte d’alluminio. “Ahò, ma che è? Manco
fosse Vasco Rossi”. E invece è una lezione di Diritto commerciale
nell’Ateneo più grande d'Europa. Le elezioni per il nuovo rettore, che
oggi avranno un primo responso sono un’eco lontana. Il benvenuto agli
studenti avviene tra pareti di plastica e tetti di tela che riverberano
la voce microfonata del docente “e quando piove non senti nulla”. I
posti a sedere non bastano: 500 mila euro per due tensostrutture nel
polmone verde della città universitaria perché Giurisprudenza non ha
abbastanza aule. O meglio, le avrà. “Al massimo fra due anni” assicurò
Luigi Frati, due anni fa.
La ground zero degli atenei italiani
Il
regno del Magnifico è giunto al termine: 20 anni da preside di Medicina,
10 da prorettore e rettore. Oltre un lustro di inchieste, scandali e
parentopoli, una moglie e due figli piazzati a “casa sua”, divisa in tre
facoltà, due finite ai fedeli Eugenio Gaudio – il candidato favorito
per la successione – e Adriano Redler, ex assessore e consigliere
regionale, candidato alle ultime Europee per Forza Italia. Tutto “mentre
l'università affrontava tagli e accorpamenti”. Risultato? Il ritorno in
attivo: da meno 60 milioni a più 8,5. “Sapienza è la
groundzerodell'universitàitaliana: grandi potenzialità e un ottimo corpo
docente convivono con disservizi, corporativismi, clientele: colpa di
una gestione verticistica”, raccontano voci interne all'amministrazione.
È il segnale che un’era finisce davvero, e si scontrano - come
altrove-duemondi: quelloGelmini-Frati, delleuniversità-feudi, e quello
“collegiale” auspicato da molti. La sfida che attende il successore è
enorme: disinnescare la bomba Policlinico e rilanciare un ateneo che in
10 anni ha perso 40 mila iscritti ed è tornato in attivo pensionando i
docenti. “Ci crede che Economia – spiega un membro del cda che chiede
l’anonimato – ha ospitato Federico Caffè, laureato Mario Draghi e due
premi Nobel, ma subisce un salasso verso la Luiss, che è distante anni
luce? ”.
Giurisprudenza è un cantiere aperto dal 1992. Il
“sarcofago”, come viene chiamata la soprelevazione, tra rinvii, varianti
d'opera, costi decuplicati, inchieste e un operaio morto ancora attende
l'inaugurazione. Ponteggi e gru disegnano un panorama che ha accolto
generazioni di studenti. “Siamo più di 1.300 e non abbiamo l'Aula magna,
chiusa per i lavori”, raccontano all'ingresso: “Abbiamo fatto lezione
ovunque”. I lavori tengono in ostaggio anche l'adiacente Scienze
politiche. Appena entrati, un odore di muffa arriva alle narici. “Quando
hanno riaperto – spiega Teresa, studentessa di Relazioni internazionali
– era insopportabile. I lavori hanno causato infiltrazioni” e indica un
angolo dove la vernice è scrostata. L'ultima promessa è di Frati: “La
messa in sicurezza è finita, si passa ai lavori per le aule”. Tradotto:
avanti con le tensostrutture. “Nelle ex Poste, a San Lorenzo era anche
peggio”, ricorda un veterano: “Quelli di Medicina del Sant'Andrea con i
tendoni ci convivono da anni”. Cinquanta metri più in là c'è il
“ballatoio”, le segreterie amministrative. Anche qui, la calca: ci sono
le richieste di laurea. Giurisprudenza ha un solo sportello aperto e la
coda parte dieci metri fuori. A Scienze politiche si prende un numerino,
sul monitor campeggia la scritta: “Aspettare in sala d'attesa”. Intorno
non ci sono sedie, molti sono seduti per terra. A Ingegneria il
pannello indica l’attesa: “130 minuti”. “Sto qui dalle nove e ora
chiude”, si lamenta uno studente mentre l'amico mostra un biglietto con
il numero 215 (il contatore segna 71). La lista dei disagi è lunga. “I
docenti non vengono perché hanno il loro studio - spiega Federica,
Giurisprudenza - mandano gli assistenti”. Una figura illegale:
assegnisti costretti a fare da sostituti. “Il punto dolente sono stage e
tirocini - continua Teresa - devi cavartela da sola”. Lettere, dopo
aver quadruplicato facoltà e corsi (spesa: un miliardo) è tornata un
corpo solo: “Ma si fa lezione in 400 in aule da 80”.
“La Magnifica oligarchia”
“Frati
ha creato una oligarchia, perfino tra gli studenti, ma ha anche
tagliato sprechi e inefficienze, e premiato il merito. A volte a modo
suo”, racconta chi lo conosce bene. Un esempio? In questi giorni il
Senato accademico ha assegnato alcuni fondi di ricerca. Il budget è
stato incrementato di 315mila euro per portare da 30 a 40 i progetti
finanziabili, il quarantesimo è quello di Giacomo Frati, figlio del
rettore e ordinario nella facoltà del padre. “Come fai a votare no? È
comunque un incremento”, spiega un membro del Senato. Vero. La ricerca è
l’unico settore non falcidiato. “Peccato siano briciole”, spiegano da
Fisica. Mercoledì scorso, alcuni tra i 150 ricercatori in scadenza hanno
protestato sotto la Minerva. “Esodati” dopo molta didattica a “costo
zero”, pagata con fondi esterni: hanno sostituito i professori “ma non è
servito a nulla”.
Nell'era Frati, chi ha preso fondi da fuori ha
ottenuto incarichi e potere. È successo con i 20 milioni di euro
dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, un carrozzone pubblico
guidato da Roberto Cingolani, ordinario di Fisica con ottime entrature
politiche (è stato consulente di Raffaele Fitto). Soldi per un progetto,
manco a dirlo, di area medica, ma affidati al fisico Giancarlo Ruocco,
divenuto prorettore fidato di Frati, ora acerrimo nemico del magnifico e
tra i candidati alla successione. Ma la lista è lunga. Il latinista
Alessandro Schiesaro, per dire, fidatissimo numero due di Mariastella
Gelmini, nel 2011 è diventato direttore della neonata “Scuola
d’eccellenza”: 16 studenti e 30 milioni di euro concessi dal Miur di cui
era capo segreteria tecnica. “Uno schiaffo alla crisi”, commentarono i
sindacati. “È un oggetto misterioso”, spiegano oggi fonti interne
all'amministrazione. “Di sicuro - accusano dal collettivo Link - hanno
speso 3 milioni per dare un alloggio a viale regina Elena a 16
studenti”. Per gli altri ci sono gli studentati.
La protesta dei Rettori
Spending review: «No all’assunzione dei precari con i tagli agli Atenei»Un miliardo di risparmi sull’istruzione. Paleari: (Crui): siamo infuriatidi Leonard Berberi
qui Corriere 27.9.14
Piano per risparmiare un miliardo
Maturità senza prof esterni, fine di un’eraTagli anche agli atenei, la protesta dei rettoridi Leonard Berberi Corriere 27.9.14
Niente più membri esterni a partire dalla prossima Maturità: solo il
presidente della commissione arriverà da un altro istituto. È una delle
42 voci del piano di spending review da un miliardo su Istruzione e
ricerca. Prevista la riduzione di oltre 8 mila unità tra il personale
tecnico-amministrativo: l’obiettivo è assumere 148 mila docenti precari.
«Infuriati» i rettori per i 570 milioni di tagli che rischiano le
università.
Una spending review sull’Istruzione da quarantadue voci e un miliardo di
euro, di cui 400 milioni di sacrifici chiesti all’Università e alla
ricerca. Una riduzione di oltre ottomila unità tra il personale
tecnico-amministrativo degli istituti. E nuove commissioni alla
Maturità. Il tutto con l’obiettivo di fornire al governo un’indicazione
su dove si può tagliare. E di contribuire, nel 2015, all’assunzione di
oltre 148 mila docenti precari. Sono questi alcuni dei punti principali
del documento che il dicastero dell’Istruzione ha consegnato a quello
dell’Economia nell’ambito del processo di risparmio. Un lungo elenco di
«razionalizzazioni», «azzeramenti» e richieste.
Una delle novità più rilevanti è che dalla prossima Maturità dalle
commissioni spariranno i membri esterni. Al loro posto subentrano gli
insegnanti interni. Soltanto il presidente della commissione arriverà da
un altro istituto. Una decisione che porterà a risparmiare alcune
decine di milioni di euro se è vero che nel 2013 la sessione è costata
circa 163 milioni. Ogni commissario esterno comporta un costo di 900
euro (escluse le spese di trasferta), quello interno di 400.
Oltre ai tagli possibili il Miur ha inviato alcune misure da inserire in
legge di Stabilità che se da un lato puntano a mettere in atto il piano
del governo sull’istruzione (la «Buona Scuola»), dall’altro cercano di
allontanare la scure da 170 milioni sui finanziamenti agli atenei
prevista dall’ex ministro Giulio Tremonti, rimandata con la Finanziaria
2014, ma che potrebbe essere attuata nel 2015. Se le cose non dovessero
andare bene, infatti, al settore accademico potrebbe essere chiesto
quindi di contribuire con 570 milioni: 400 nell’ambito della spending
review più i 170 previsti dall’ex capo dell’Economia.
Cifre provvisorie che provocano la reazione di Stefano Paleari, il
presidente della Conferenza dei rettori. Il professore si dice
«infuriato per gli ulteriori sacrifici solo perché vogliono risolvere un
problema di precari nella scuola». Per questo chiede di «smettere di
parlare di “spending review”: quella vera serve a trasferire le risorse
dove sono più produttive. Qui si tratta di tagli e basta». E ancora: «È
dal 2008 che riduciamo i costi — lamenta il docente —. Se le riduzioni
resteranno allora le conseguenze politiche potrebbero essere
imprevedibili. Intanto non ci chiedano più di competere con gli atenei
stranieri: come facciamo senza soldi e con meno ricercatori?».
Dal ministero dell’Istruzione provano a rassicurare. «La coperta è
corta, bisogna intervenire su tutti i settori, anche sul personale che
fa capo direttamente al Miur», ragionano. Ma precisano anche che oltre
ai risparmi hanno chiesto al governo un miliardo di euro per dare il via
alla «Buona Scuola», altri 130 milioni per la digitalizzazione, la rete
Wi-Fi e i laboratori, 170 milioni per coprire i tagli stabiliti da
Tremonti «e ulteriori finanziamenti per le borse di studio». Ricordano,
poi, «che le cose possono cambiare fino all’ultimo minuto». Insomma: non
è detta l’ultima parola. Non ancora.
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