venerdì 17 ottobre 2014

Destra/Sinistra. La fine della sinistra e della democrazia in Occidente: la Francia dopo l'Italia

Le Suicide françaisEric Zemmour: Le suicide français, Albin Michel

Risvolto
« La France se couche. La France se meurt.
La France avait pris l’habitude depuis le XVIIe siècle et, plus encore, depuis la Révolution française, d’imposer ses idées, ses foucades mêmes, sa vision du monde et sa langue, à un univers pâmé devant tant de merveilles.
Non seulement elle n’y parvient plus, mais elle se voit contrainte d’ingurgiter des valeurs et des mœurs aux antipodes de ce qu’elle a édifié au fil des siècles.
Nos élites politiques, économiques, administratives, médiatiques, intellectuelles, artistiques, héritières de mai 68, s’en félicitent. Elles somment la France de s’adapter aux nouvelles valeurs.
Elles crachent sur sa tombe et piétinent son cadavre fumant. Elles en tirent gratification sociale et financière. Elles ont désintégré le peuple en le privant de sa mémoire nationale par la déculturation, tout en brisant son unité par l’immigration. Toutes observent, goguenardes et faussement affectées, la France qu’on abat ; et écrivent, d’un air las et dédaigneux, “les dernières pages de l’Histoire de France”.
Ce vaste projet subversif connaît aujourd’hui ses limites. Le voile se déchire. Il est temps de déconstruire les déconstructeurs. Année après  année, événement après événement, président après président, chanson après chanson, film après film… L’histoire totale d’une déconstruction joyeuse, savante et obstinée des moindres rouages qui avaient édifié la France. »
Éric Zemmour se livre à une analyse sans tabou de ces quarante années qui, depuis la mort du général de Gaulle, ont « défait la France ».
Il libro del giornalista Eric Zemmour attacca la generazione degli ex sessantottini colpevoli di "aver disfatto la Francia". E va a ruba


Il pamphlet che rivaluta Vichy sorpassa i diari di Valery. Una conferma dell’egemonia culturale della destra nel paese
di Cesare Martinetti La Stampa 17.10.14

“La lotta politica in futuro si giocherà tra le destre”Il politologo Gaël Brustier sta per pubblicare un libro sul “68 conservatore”: la sinistra è lontana dalla gente
di  Cesare Martinetti La Stampa 17.10.14
Gaël Brustier, politologo e studioso di radicalismi politici e membro della Fondazione Jean Jaurès sta per pubblicare Le Mai 68 conservateur, dedicato a uno dei movimenti che segnano questa stagione politico-culturale, «Manif pour tous», nato per contestare le legalizzazione dei matrimoni gay e diventato in breve tempo un ingombrante soggetto politico, a destra come a sinistra.


Monsieur Brustier, lei sta seguendo da vicino il «combat culturel» che si sta svolgendo in Francia. Il successo del libro di Zemmour è la consacrazione dell’egemonia culturale della destra?
«Sì, mette in luce i difetti culturali della gauche, il suo universo immaginario. Il fatto è che la sinistra non riesce più a dare una spiegazione del mondo che corrisponda all’esperienza quotidiana dei cittadini, non sa fermare la fiammata di panico che attraversa la società, non sa dare consistenza al suo progetto economico, sociale, politico. Per dirla in sintesi non sa proporre una rivoluzione morale di emancipazione. E questo vale per i socialdemocratici e anche per la sinistra radicale».
E invece la destra ci riesce?
«Ci riesce di più. È successo anche in Italia con Berlusconi. In Francia il Front National è una specie di grande discarica delle speranze deluse, della dequalificazione e disintegrazione dei legami sociali. È anche il prodotto della mancanza di progetto e della capacità di dare risposte dei grandi partiti tradizionali della V Repubblica».
In questo quadro che ruolo svolge Zemmour?
«È un classico “souveraniste”, scrittore di pamphlet che beneficia della rendita che gli deriva da questo stato d’animo. Le sue tesi sono molto simili a quelle del Front national. Si tratta indiscutibilmente di una deriva del costume e dà della Seconda guerra mondiale un’interpretazione mostruosa che viene accettata perché c’è una perdita generalizzata di punti di riferimento, la sinistra è in una nebbia ideologica e culturale totale».
A destra invece che succede?
«Ci sono molte “famiglie”, non tutte d’accordo tra loro, c’è chi sta con Marine Le Pen e chi no. C’è una vasta gamma che ha prodotto una sorta di oligopolio culturale: radicali, Front, conservatori, liberali». 
Lei ha parlato recentemente di «gramscismo di destra». Ma esiste un Gramsci francese contemporaneo?
«No, né a sinistra dove il livello di conoscenza di Gramsci da parte dei leader è molto basso, né a destra. La nuova destra però ammira molto Gramsci, forse anche per esprimere una sorta di rivincita sulla storica dominazione culturale della sinistra. Alain de Benoist, il club de l’Horloge, i neoliberali, persino Sarkozy in un’intervista al Figaro nel 2007 hanno citato Gramsci. Naturalmente si tratta di riferimenti un po’ sommari e sbrigativi, ma avevano preso il concetto che per vincere nelle urne bisogna prima vincere la battaglia delle idee».
Dunque esistono intellettuali in vita e in lotta fra loro?
«In realtà la vita intellettuale è piuttosto triste, più che altro c’è una battaglia che si svolge con uno scambio reciproco di anatemi, “bolscevichi” contro “islamo-fascisti” e così via. Più che intellettuali ci sono cronisti che si dicono di destra per guadagnarsi la libertà di dire qualsiasi sciocchezza e sono in realtà “passeurs” dell’ideologia dominante».
Il suo libro che sta per uscire è dedicato a uno di questi movimenti, la «manif pour tous», che lei vede come un maggio ’68 conservatore. Perché?
«Recuperano una certa iconografia sessantottina, la piazza, gli slogan etc. è un movimento, migliaia, anzi milioni di persone che sono scese in strada contro il potere socialista. Chi sono? La Francia più cattolica, probabilmente non maggioritaria, ma organizzata, che ha agito per fare pressione sui preti e fedeli per la critica al matrimonio gay. Vengono da movimenti carismatici dinamici e potenti, nati negli Anni 70 quando si è avuta una fortissima crisi dei movimenti d’azione cattolici tradizionali».
Diventeranno un partito?
«No, perché faticano a influenzare i non cattolici. Resteranno però un movimento diffuso, che continuerà a sviluppare i suoi temi, prendendo in carico tutti gli aspetti della vita sociale e umana dalla nascita alla morte, fanno passare le loro idee sulla famiglia tradizionale, l’identità, per un’ecologia integrale e radicale della vita etica e sociale. Dei conservatori in senso filosofico che naturalmente contestano la rappresentatività dei partiti di destra, ma per influenzarli, non per sostituirsi ad essi».
Stando così le cose, come sarà la lotta politica nel futuro?
«Vedo una marginalizzazione della sinistra e la minaccia di un oligopolio del campo della destra, e cioè una concorrenza violenta ed esclusiva a destra. La scelta potrebbe doversi fare tra diverse destre».

Così la Francia si suicida annegando la sua storia nel politicamente corretto
Un saggio di Eric Zemmour spiega perché né la destra tradizionale né la sinistra sono in grado di governare la globalizzazione. Da lì nasce il successo della Le Pen

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