sabato 4 ottobre 2014

"Filocinesi" o semplicemente cinesi? Non c'è un solo giornale italiano che si salvi

Hong Kong, i filocinesi all’attaccoGruppi di teppisti picchiano i manifestanti. Gli studenti: “Stop al dialogo. Li ha assoldati Pechino”

di Ilaria Maria Sala La Stampa 4.10.14

«Non porteremo avanti il dialogo con il governo dopo che ha lasciato che venissimo attaccati dalla mafia»: è il duro messaggio della Federazione degli Studenti di Hong Kong a meno di 24 ore da quello che sembrava un momento di svolta. 


Il capo dell’esecutivo Leung Chun-ying aveva affidato alla sua vice, Carrie Lam, il compito di aprire il dialogo con gli studenti. Ma dopo una notte di calma piena d’attesa i manifestanti sono stati attaccati da gruppi di uomini. Gli aggressori sarebbero bande filogovernative, e molti leader della protesta hanno minacciato di non presentarsi ai negoziati «se il governo non impedisce immediatamente gli attacchi organizzati»
Sugli studenti, da sei giorni e sei notti accampati per le strade di Hong Kong, pesa la stanchezza. Compaiono le prime fratture tra chi vuole occupare altre strade e chi non vuole dare motivo alla polizia di caricare per sgomberare. Ieri, come se non bastasse, l’Osservatorio di Hong Kong ha continuato ad emettere avvisi di maltempo: tempesta di fulmini, ha annunciato alle due del pomeriggio, piogge battenti.
Gli studenti si sono ritrovati in poco tempo a combattere anche con l’acqua, violenta e sferzante. E poi a intermittenza, il caldo soffocante e i temporali, che ora dopo ora hanno logorato sempre più la tempra di questi ragazzini. Nel pomeriggio le cose sono ancora peggiorate e Hong Kong, la pacifica Hong Kong che ha commosso il mondo con i suoi studenti che distribuiscono fiocchi gialli, separano la spazzatura per la raccolta differenziata, dormono sotto gli ombrelli, è stata devastata dalla violenza. Teppisti, alcuni con i tatuaggi che indicano l’appartenenza al crimine organizzato, si sono scagliati contro gli studenti che occupavano un incrocio a Mongkok, quartiere popolare dove le aggressioni delle Triadi (la mafia cinese) non è rara.
La violenza è continuata, sta continuando in queste ore. Studenti presi a calci, colpiti con catene, ragazze molestate sessualmente, e una forza di polizia incapace di difendere gli aggrediti dagli aggressori. Chi si è scagliato contro gli studenti? C’erano semplici cittadini, esasperati dai disagi portati da questa settimana di occupazione e disobbedienza civile, che hanno gridato insulti, e lasciato che la frustrazione si trasformasse in parole d’odio. E c’erano quelli che andavano verso le postazioni meno difese, per distruggere le tende dei ragazzi e picchiarli, con una meticolosità che parla di un’esperienza consolidata. Contemporaneamente altri gruppi si sono scagliati contro gli studenti a Causeway Bay, quartiere del commercio, e nella loro roccaforte a Admiralty. 
«È un pessimo segno - dice Jean-Pierre Cabestan, professore di Scienze Politiche all’Università Baptist di Hong Kong -. Ed è tipico della strategia di Leung: da un lato, apre al dialogo, dall’altro assolda gli elementi violenti del Dab, il Partito pro-Pechino di Hong Kong. Sono agenti del Partito Comunista a Hong Kong, ora vedremo come reagiscono le forze democratiche». Parole che sembrerebbero eccessive, ma che invece sono le stesse di Martin Lee, ex-segretario del Partito Democratico, figura storica del movimento per la democrazia: «Sono teppisti assoldati. Ci attaccano sempre. Questo è chiaramente un attacco orchestrato dagli agenti del Partito Comunista, sono attivi a Hong Kong da diverso tempo». Da parte governativa, arriva un appello a «sgombrare e riportare l’ordine», e un’allarmante riluttanza a condannare la violenza. Il movimento degli studenti di Hong Kong ha incontrato il suo nemico più temibile.




La Cina (non) è vicinaA Hong Kong arrivano gli anti-Occupy Scontri tra fazioni: gli studenti cancellano incontro col governodi Cecilia Attanasio Ghezzi il Fatto 4.10.14


Hong Kong Mi preoccupa soprattutto la parte occidentale di Kowloon, per il potenziale di agitatori, di elementi delle triadi e di tutto il resto”, aveva dichiarato 4 giorni fa alla Reuters Steve Vickers, ex dirigente dell’ufficio di intelligence criminale della polizia di Hong Kong. E infatti. Se stamane gli studenti erano riusciti a segnare un ulteriore punto a loro favore impedendo ai funzionari pubblici di raggiungere le proprie scrivanie senza che si arrivasse alla violenza, nel tardo pomeriggio sono cominciati i tafferugli. E non con la polizia come tutti credevano, ma con quello che è stato immediatamente chiamato il movimento Anti-Occupy.
E NON NEL QUARTIERE della City e nemmeno di fronte agli edifici governativi, ma proprio dove indicava il poliziotto in pensione. A Mong Kok, nella parte occidentale di Kowloon appunto. Mong Kok è tutt’altro mondo rispetto allo scintillante skyline di Central e Admiralty. Qui le strade sono strette e buie. È il sovrappopolato quartiere del porto, pieno di localini dubbi spesso gestiti dalle triadi. Qui nella foresta di insegne al neon, si compra e vende di tutto. Qui, già martedì una Mercedes era stata guidata a tutto gas tra i manifestanti. Il conducente era stato arrestato e nessuno si era fatto male. Ma ieri sera sembrava proprio che il quartiere si fosse ribellato ai manifestanti.
Verso sera, complice l’apatia delle forze dell’ordine, Occupy e Anti-Occupy si fronteggiavano a Mong Kok e Causeway Bay, tanto che alle 19 e 30 i leader della protesta Benny Tai e Joshua Wong si trovavano costretti a richiamare i manifestanti invitandoli a raggiungerli nella più tranquilla Admiralty. Oggi avrebbero dovuto incontrare il numero due del governo Lam, ma ieri sera hanno annunciato di aver cancellato l’appuntamento. Non contribuiscono ad allentare le tensioni le continue voci di molestie sessuali che avrebbero subito diverse manifestanti nelle aree dove il confronto tra i due schieramenti è stato più acceso. E ormai Occupy ha fatto sprofondare Hong Kong nel caos. Era ciò che si aspettava Pechino, e in cui sperava il governatore Leung quando prevedeva che gli hongkonghesi sarebbero voluti tornare presto alla loro quotidianità, che il movimento avrebbe perso l’appoggio dell’opinione pubblica e tutto si sarebbe sgonfiato senza troppo clamore. “Se voglio mangiare, devo lavorare”, gridava inferocita un’impiegata pubblica agli studenti che le avevano impedito l’accesso all’ufficio. Ma ben più grave è che ieri mattina la borsa ha aperto ancora al ribasso (-1,6) nonostante l’andamento delle altre borse asiatiche. Diversi marchi del lusso (tra cui Prada) tra il 3 e il 5 %. Le proteste sarebbero costate 200 milioni di euro solo ai rivenditori di beni di lusso di Hong Kong. E l’ex colonia britannica rimane pur sempre il luogo in cui la Repubblica popolare incontra il mondo. Più tempo si ferma, più denaro manda in fumo.

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