sabato 25 ottobre 2014
Il libro di Odifreddi su Newton
Piergiorgio Odifreddi: Sulle spalle di un gigante. E venne un uomo chiamato Newton, Longanesi, pp. 238, euro 16,90
Risvolto
Ultimo sognatore, ossessionato alchimista,
paranoico pensatore intollerante
alle critiche, profondo filosofo della
Natura per il quale la verità era figlia
del silenzio e della meditazione. Nessuna
di queste definizioni riesce però, da
sola, a dare l’idea della sua prodigiosa
e multiforme attività. Chi fu, veramente,
Isaac Newton?
Piergiorgio Odifreddi
risponde alla domanda con questo libro
strutturato in due parti: la prima
dedicata all’uomo, con le sue asperità
di carattere, dove non mancano i riferimenti
alla vasta aneddotica fiorita intorno
alla sua figura; la seconda allo
scienziato e all’impressionante lavoro
da lui compiuto, quasi sempre in perfetta
solitudine (era restio a comunicare
i suoi risultati, non di rado resi pubblici
dopo decenni), nei più svariati
campi del sapere. L’autore ce lo presenta
quasi fosse un segreto compagno
di viaggio che osservi, nascosto in un
angolo della stanza al Trinity College,
dove Newton visse gran parte della vita,
la sua mente al lavoro. Lo fa sembrare
quasi un nostro contemporaneo,
con le ossessioni e il metodo implacabile
di un genio assoluto, probabilmente
il più grande di ogni tempo. E così,
anche le più ardue equazioni riguardanti
le leggi del moto, la gravitazione
universale, le orbite dei pianeti e il calcolo
infinitesimale (per l’invenzione
del quale ebbe una lunga e accanita
disputa con Leibniz) parranno al lettore
meno impervie. Come scrive Odifreddi,
«brancolare fra le sue realizzazioni
ci costringerà a riconoscere modestamente
che di fronte ai Principia e
all’Ottica, e al loro autore, si può solo
ascoltare e tacere».
Il gigante Newton uomo paranoico e scienziato geniale
5 ott 2014 Libero PAOLO BIANCHI
Irascibile, misantropo, paranoico e restio a comunicare le proprie scoperte, si dice che rise una sola volta nella vita. Ma è anche uno dei tre più grandi geni di sempre della scienza, con Archimede e Albert Einstein. È il ritratto di Isaac Newton (1642-1727) così come ricostruito da Piergiorgio Odifreddi in Sulle spalle di un gigante.E venne un uomo chiamato Newton ( Longanesi, pp. 238, euro 16,90). I ricordi scolastici si limitano, per la maggior parte di noi, ad associare il suo nome alla legge di gravitazione universale, intuita, secondo la vulgata, nell’osservare una mela che cadeva da un albero. Fu lui stesso a raccontarlo, ma in tarda età, e non sapremo mai se l’aneddoto è vero. Vero è invece che Newton ebbe intuizioni formidabili, come il fatto che la luce bianca sia una mistura di tutti i colori, separati dalla rifrazione, e che la luce non sia formata da onde, ma da particelle.
Il volume è diviso in due parti distinte. Nella prima si descrive l’uomo, nella seconda lo scienziato. Odifreddi, ateo convinto, calca la mano sull’ostilità di Newton verso la Chiesa cattolica. Pur insegnando al Trinity College di Cambridge, dove visse gran parte della sua esistenza, ottenne infatti di essere esentato dal prendere gli ordini religiosi. Eppure questo grande scienziato, o filosofo della natura, come si sarebbe definito allora, aveva una personalità inquietante. Visse sempre in castità, solo, con pochissimi amici, per uno dei quali, il matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier, perse completamente la testa. Quando la loro amicizia, non si sa quanto intima, finì all’improvviso, Newton scrisse lettere deliranti che fecero balenare, nei destinatari, l’ipotesi che fosse impazzito.
Ma si riprese e continuò a studiare. Era morbosamente attratto dalla teologia e dall’alchimia. Trafficava con il mercurio, i cui vapori probabilmente lo avvelenarono. Odifreddi non perde occasione di dichiarare che i suoi studi sulle Sacre scritture fossero una perdita di tempo, ma una cosa non può fare a meno di dirla, e cioè che Newton ipotizzava l’esistenza di un Dio creatore: «Questa elegantissima compagine del Sole, dei pianeti e delle comete non avrebbe potuto essere, senza il disegno e il dominio di un Ente intelligente e potente (…) È eterno e infinito, onnipotente e onnisciente: cioè, dura dall’eternità all’eternità, ed è presente dall’infinito all’infinito. Regge ogni cosa, e conosce tutto ciò che accade o può accadere». Quello che Newton non dice mai è se questa Entità sia buona o cattiva.
Newton si fece molti nemici, alcuni di tutto rispetto, come Gottfried von Leibniz. I due arrivarono, indipendentemente, alle stesse conclusioni riguardo ai primi sviluppi del calcolo infinitesimale. Per un po’ comunicarono per via epistolare, ma alla fine Newton tolse ogni riferimento al rivale nelle proprie opere, come volesse cancellarlo.
Come scienziato, lo studioso inglese lascia innumerevoli lavori, non tutti terminati, due dei quali importantissimi: i Principi matematici della filosofia naturale (1687, 1713 e 1726) e l’Ottica (1704 e 1718). Voltaire, uno dei suoi massimi estimatori, al funerale disse: «È stato seppellito come un re». Ma aveva rifiutato l’estrema unzione.
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