giovedì 16 ottobre 2014
Milleunacina: Il "sogno cinese" a Napoli
Il saggio, la farfalla e gli altri: tutti i sogni della Cina. Incubi inclusi
Sette giorni di eventi a Napoli nel nome di Confucio, fra letture e spettacoli Con la tentazione di toccare i temi vietati
di Marco Del Corona Corriere 16.10.14
Il
«sogno cinese», che anima e agita la retorica e la propaganda di
Pechino dall’avvento del nuovo leader Xi Jinping, non è nato ieri. Non
due anni fa, quando il congresso del Partito comunista ha scelto il suo
nuovo segretario, né nel decennio precedente, durante il potere di Hu
Jintao.
«Quello che Xi ha scelto rifacendosi al sogno americano
degli anni Cinquanta, è in realtà un topos , un luogo letterario che
attraversa tutta la cultura cinese, basti pensare alle pagine del
Zhuangzi ...», ed è su questa linea che correrà la quarta edizione del
festival napoletano MilleunaCina, come spiega Annamaria Palermo,
direttore dell’Istituto Confucio partenopeo. Il filosofo Zhuangzi
(«maestro Zhuang»: l’autore e la sua opera condividono il nome...) sogna
la farfalla e scrive, nel terzo secolo avanti Cristo, chiedendosi se
sia un uomo che sogna una farfalla o non piuttosto una farfalla a
sognare un uomo: è lui, nel segno del taoismo, l’antecedente della
massiccia, talvolta brutale assertività della seconda potenza mondiale
di oggi.
«Il sogno è una presenza continua, e lo seguiremo in tutte
le manifestazioni in cui la cultura cinese lo ha declinato», spiega la
sinologa. L’evento dunque occuperà — da lunedì 20 a domenica 26 — luoghi
diversi di Napoli ed è organizzato in collaborazione con l’assessorato
comunale alla Cultura, con la Sovrintendenza, con l’Accademia di Belle
arti e con il Teatro stabile Mercadante. Sono in cartellone conferenze e
dibattiti, spettacoli e concerti, letture e mostre di pittura, film
(con un paio di proiezioni degli anni Trenta) e design (quello
napoletano a Tianjin). Parteciperà, il 20, anche Xu Lin, rango di
viceministro, direttore dell’Hanban, ovvero potente responsabile dei 465
Istituti Confucio presenti in 123 Paesi, lo strumento essenziale (e
controverso) dell’offensiva della Repubblica Popolare con le armi della
promozione culturale e del soft power . Tuttavia, così come
nell’edizione del 2013 era stata inclusa una lettura di brani di Gao
Xingjian (il Nobel del 2000, naturalizzato francese, detestato da
Pechino in quanto «traditore»), anche quest’anno la trattazione dei temi
promette di toccare nodi sensibili che, di solito, allarmano e irritano
le autorità cinesi.
«La mia lettura del “sogno” è critica, non
trionfalistica», dice Palermo, e dunque passando per il Sogno della
camera rossa, classico tra i classici della narrativa cinese, si arriva
al sogno virato in incubo della contemporaneità, fra gli aborti forzati
del Nobel 2012 Mo Yan e lo sguardo insolente di Yu Hua, scrittore
fattosi con gli anni via via più duro nei confronti del sistema di
potere e di condizionamento della Cina. Al cuore del problema punterà la
tavola rotonda del 25 con la stessa Palermo, con Marisa Siddivò, che
del «sogno» affronterà gli aspetti economici, e Paola Paderni, sinologa
dall’intensa pratica della Cina, che tratterà il versante politico .
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