mercoledì 11 febbraio 2015

Una recensione di "Democrazia Cercasi" su Marx XXI

S.G. Azzarà, Democrazia cercasi, Imprimatur Editore, pp. 363, euro 16: in libreria e in e-book
Ringrazio Emiliano Alessandroni per la recensione - una delle poche che entra nel merito filosofico e culturale - e la testata [SGA].

Lo svuotamento postmoderno della democrazia
di Emiliano Alessandroni su Marx XXI, 11 2 201

Si può parlare davvero di spontaneità, quando i rapporti di forza tra i gruppi sociali sono squilibrati? [Stefano G. Azzarà]

La storia ci ha insegnato che non esiste società, né epoca umana, la quale non registri al suo interno una certa componente più o meno robusta di dissenso. Il dissenso, di per sé, non è né buono né cattivo, ma qualunque connotato esso assuma, costituisce l'anima, il cardine della contraddizione. Dissenzienti erano gli schiavi quando la legge ne prevedeva giuridicamente l'esistenza, ma non meno dissenzienti erano i proprietari di schiavi, nel sud degli Stati Uniti, ai quali, nella seco5nda metà dell'Ottocento, l'imponenza dei processi e delle lotte stava strappando via quei privilegi da essi designati come sacrosantidiritti di proprietà. Le spinte che premevano per la soppressione della schiavitù, venivano inizialmente additate, dalla cultura del tempo, come minacce nei confronti della libertà: era la libertà dei proprietari, la libertà di possedere esseri umani [1]. Comprendiamo allora il monito di Hegel quando, nell'affrontare la questione dei privilegi baronali presenti nella Polonia feudale e di come questi venivano difesi dalla cultura del tempo, avverte che «quando si parla di libertà, si deve sempre far caso se, in realtà, non si stia parlando d'interessi privati».[2]

Nato in nome di una libertà, contro altre libertà (alcune composte da privilegi, altre da diritti), il mondo capitalistico-occidentale ha dato luogo, sin dai suoi albori, ad ampie forme di dissenso. Già il nostro divin poeta aveva denunciato nella Commedia la corruzione etica nella quale l'uomo era sprofondato in seguito all'avvento dell'età comunale e l'ascesa ancora disorganica dei ceti mercantili, al punto da caldeggiare un ritorno dell'Impero che scardinasse sul nascere i primi bagliori di futuro. Bagliori che ebbero bisogno di secoli prima di diventare luce, e che riaffacciatisi prepotentemente sul piano mondiale in seguito a tre rotture rivoluzionarie, portarono con sé, assieme a più nuovi e moderni rapporti di dominio, anche nuovi strati di dissenso. A questi strati, il Manifesto del '48 di Marx ed Engels dedica per intero il III capitolo. Il socialismo reazionario (diviso a sua volta in feudale, piccolo-borghese e tedesco), quello conservatore o borghese e il critico-utopistico [3], sono le forme di critica nei confronti del nuovo regno del capitale che i fondatori del materialismo storico descrivono, contrapponendovi, come sappiamo, il proprio socialismo scientifico. Quei profili di dissenso, spiegano Marx ed Engels, sono illusioni (ideologie sorte su ben precisi rapporti sociali) che, nonostante i buoni propositi, non riusciranno mai a risolvere le contraddizioni del mondo occidentale, ottenendo di fatto risultati opposti a quelli sperati, irrobustendo dunque, anziché erodere, le strutture di quelle contraddizioni, allungandone l'agonia, rallentando di fatto la loro risoluzione. Il mutamento, ci dimostrano invero i due filosofi, possiede le sue leggi, volendo violare le quali non si fa altro che produrre un effetto contrario a quello desiderato.

Su questa medesima scia si colloca il libro di Stefano G. Azzarà, Democrazia cercasi (Imprimatur 2014, pp. 301)...

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