Risvolto
This is a definitive, deeply researched biography of Russian physiologist Ivan Pavlov (1849-1936) and is the first scholarly biography to be published in any language. The book is Todes's magnum opus, which he has been working on for some twenty years. Todes makes use of a wealth of archival material to portray Pavlov's personality, life, times, and scientific work.
Combining personal documents with a close reading of scientific texts, Todes fundamentally reinterprets Pavlov's famous research on conditional reflexes. Contrary to legend, Pavlov was not a behaviorist (a misimpression captured in the false iconic image of his "training a dog to salivate to the sound of a bell"); rather, he sought to explain not simply external behaviors, but the emotional and intellectual life of animals and humans. This iconic "objectivist" was actually a profoundly anthropomorphic thinker whose science was suffused with his own experiences, values, and subjective interpretations.
This book is also a traditional "life and times" biography that weaves Pavlov into some 100 years of Russian history-particularly that of its intelligentsia—from the emancipation of the serfs to Stalin's time. Pavlov was born to a family of priests in provincial Ryazan before the serfs were emancipated, made his home and professional success in the glittering capital of St. Petersburg in late imperial Russia, suffered the cataclysmic destruction of his world during the Bolshevik seizure of power and civil war of 1917-1921, rebuilt his life in his 70s as a "prosperous dissident" during the Leninist 1920s, and flourished professionally as never before in 1929-1936 during the industrialization, revolution, and terror of Stalin.
Todes's story of this powerful personality and extraordinary man is based upon interviews with surviving coworkers and family members (along with never-before-analyzed taped interviews from the 1960s and 1970s), examination of hundreds of scientific works by Pavlov and his coworkers, and close analysis of materials from some twenty-five archives. The documents range from the records of his student years at Ryazan Seminary to the transcripts of the Communist Party cells in his labs, and from his scientific manuscripts and notebooks to his political speeches; they include revealing love letters to his future wife and correspondence with hundreds of lay people, scholars, artists, and Communist Party leaders; and unpublished memoirs by many coworkers, his daughter, his wife, and his lover.
This is a definitive, deeply researched biography of Russian physiologist Ivan Pavlov (1849-1936) and is the first scholarly biography to be published in any language. The book is Todes's magnum opus, which he has been working on for some twenty years. Todes makes use of a wealth of archival material to portray Pavlov's personality, life, times, and scientific work.
Combining personal documents with a close reading of scientific texts, Todes fundamentally reinterprets Pavlov's famous research on conditional reflexes. Contrary to legend, Pavlov was not a behaviorist (a misimpression captured in the false iconic image of his "training a dog to salivate to the sound of a bell"); rather, he sought to explain not simply external behaviors, but the emotional and intellectual life of animals and humans. This iconic "objectivist" was actually a profoundly anthropomorphic thinker whose science was suffused with his own experiences, values, and subjective interpretations.
This book is also a traditional "life and times" biography that weaves Pavlov into some 100 years of Russian history-particularly that of its intelligentsia—from the emancipation of the serfs to Stalin's time. Pavlov was born to a family of priests in provincial Ryazan before the serfs were emancipated, made his home and professional success in the glittering capital of St. Petersburg in late imperial Russia, suffered the cataclysmic destruction of his world during the Bolshevik seizure of power and civil war of 1917-1921, rebuilt his life in his 70s as a "prosperous dissident" during the Leninist 1920s, and flourished professionally as never before in 1929-1936 during the industrialization, revolution, and terror of Stalin.
Todes's story of this powerful personality and extraordinary man is based upon interviews with surviving coworkers and family members (along with never-before-analyzed taped interviews from the 1960s and 1970s), examination of hundreds of scientific works by Pavlov and his coworkers, and close analysis of materials from some twenty-five archives. The documents range from the records of his student years at Ryazan Seminary to the transcripts of the Communist Party cells in his labs, and from his scientific manuscripts and notebooks to his political speeches; they include revealing love letters to his future wife and correspondence with hundreds of lay people, scholars, artists, and Communist Party leaders; and unpublished memoirs by many coworkers, his daughter, his wife, and his lover.
Ivan Pavlov 1849-1936
La
biografia di Todes sullo scienziato russo basata su documenti finora
inaccessibili è una miniera di sorprese e di informazioni
di Ermanno Bencivenga Il Sole Domenica 15.3.15
Questo
trimestre tengo due seminari, su Kant e Hegel. In entrambi abbiamo due
libri di testo; ogni settimana ne discutiamo a fondo, per tre ore, una
quarantina di pagine. Una mia studentessa nel frattempo sta prendendo un
altro seminario, per cui vengono assegnati due libri la settimana. Lei,
un po’ spaventata, ha espresso le sue preoccupazioni all’insegnante,
che le ha risposto: «Ma non lo sai? I libri non si leggono, si
sfogliano».
La frase mi è tornata in mente quando una decina di
giorni fa ho aperto Ivan Pavlov di Daniel Todes, un libro di oltre 800
pagine su cui avevo deciso di scrivere. A suggerirmela è stato il fatto
che più di un collega, nel corso degli anni, mi ha confessato a mezza
voce di recensire un libro, spesso, basandosi sulla quarta di copertina.
A me questa pratica, prima ancora che intellettualmente dubbia, è
sempre apparsa autolesionista: leggere un libro spalanca un mondo; far
finta di leggerlo significa buttare a mare l’opportunità che ci offre.
Visto
che il libro riguarda uno scienziato sperimentale, tentiamo un
esperimento: quale sarebbe la differenza fra recensire questo libro in
base alle brevi descrizioni che lo promuovono e in base a una sua
lettura? Dalle brevi descrizioni appuriamo quanto segue: (1) La
traduzione «riflesso condizionato» è errata. Pavlov usava invece
«riflesso condizionale», sottolineando non tanto il fissarsi di una
reazione a un certo stimolo quanto invece il fatto che quella reazione
si stabilisce sotto certe condizioni e svanisce sotto altre, mentre un
riflesso «non condizionale» (per esempio la salivazione alla vista del
cibo) si verifica comunque. (2) Durante il regime sovietico, e anche
stalinista, Pavlov fu un clamoroso dissidente, che criticava in pubblico
il governo ed era tollerato solo per la sua reputazione internazionale.
Scomparso alla vigilia delle grandi purghe dei tardi anni Trenta, fu
poi sfruttato dalla propaganda sovietica come brillante esempio di
scienziato materialista, e anche dal behaviorismo americano che lo
assimilò alla propria ideologia. Lui, in realtà, non negò l’esistenza e
l’importanza della mente e dell’esperienza soggettiva, e concepiva la
sua ricerca come tesa a illuminarne la struttura. (3) Lavorando per
vent’anni e consultando documenti mai prima accessibili, Todes ha
composto la prima «definitiva» biografia che separa l’uomo e lo
scienziato dal mito.
Ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un pezzo;
convenite? Perché sottoporsi alla fatica di leggere questo tomo? Per
scoprire che Pavlov, nel preparare il suo classico testo del 1897 sul
sistema digestivo, selezionava fra i dati quelli che gli facevano comodo
(in un caso, due su un totale di trentadue per «dimostrare» una
regolarità che altrimenti non si presenterebbe)? Per apprendere che, dei
quattro finalisti per il premio Nobel del 1901, Pavlov dovette
aspettare il suo turno fino al 1904, e anche allora lo vinse a dispetto
di gravi critiche solo perché aveva amici influenti nella commissione?
Per assistere al suo imbarazzante annuncio nel 1924 di aver provato
l’ereditarietà di caratteri acquisiti (la cui ritrattazione non impedì
al regime sovietico di arruolarlo dopo morto in difesa della disastrosa
«biologia» di Lysenko)? O per seguirlo mentre lo stato lo coccola
investendo fondi enormi in istituti di ricerca da lui diretti (con
risultati molto modesti) fino a riceverne gli interessi quando il famoso
dissidente inaugura il congresso di fisiologia a Leningrado nel 1935
ringraziandolo per il suo sostegno alla scienza e la sua difesa della
pace? Tempo perso, sembrerebbe.
Vediamo. Intorno a pagina 660 Pavlov
sta esaminando il comportamento di due scimpanzè che imparano ad
accumulare scatole per salirci sopra e raggiungere un frutto appeso in
alto. È contrario alla spiegazione gestaltista di Wolfgang Köhler; per
lui i primati procedono per semplici tentativi ed errori, seguiti dallo
stabilirsi di un’associazione quando l’esito è vantaggioso. Ma decide di
non chiamare questa associazione «riflesso condizionale». Perché?
Perché gli scimpanzé stanno imparando qualcosa di vero. E finalmente
capiamo che cosa c’è in ballo nella sua preferenza per «condizionale» su
«condizionato»: associare la salivazione al suono di un metronomo non
serve a niente, è un ghiribizzo dello sperimentatore, dimostra che ai
cani (e forse agli esseri umani) si può fare di tutto; quando è la
realtà a «condizionare» (cioè a fissare) una nostra reazione, quello non
è un ghiribizzo, è apprendimento. Il che suggerisce un’idea della
realtà come tutt’altro che arbitraria e capricciosa, forse anche come
benevola. Intorno a pagina 480 Pavlov sta dibattendo con Fursikov, un
suo collaboratore marxista che ha scoperto un interessante fenomeno.
Oltre ai riflessi ci sono anche le inibizioni condizionali: lo
sperimentatore può creare nell’animale un blocco della salivazione in
presenza di certi stimoli, dissociandoli dall’offerta di cibo. E
Fursikov ha riscontrato l’esistenza di una «induzione reciproca»:
riflessi e inibizioni (a stimoli diversi) non si oppongono soltanto ma
si rinforzano. Pavlov e Fursikov sono entrambi materialisti (almeno
metodologicamente), ma Fursikov è un materialista dialettico, che crede
nell’interazione e nel superamento degli opposti in natura. Pavlov
resiste e alla fine cede; indipendentemente dal corteggiamento personale
che riceverà dal regime, il suo accordo con l’ideologia marxista è già
scritto nel suo accordo con Fursikov.
Sono esempi delle piccole
sorprese che possono arricchire il nostro rapporto con (1) e (2) e
convincerci che, a dispetto dell’enorme erudizione di Todes, il suo
lavoro (per fortuna!) non è definitivo: su Pavlov c’è ancora molto da
riflettere e da discutere. Un libro è come un viaggio: se da esso non
impariamo nulla di più di quel che sapevamo in partenza, se non ci
lascia con qualche interrogativo, non valeva la pena di leggerlo. Ma
come possiamo impararne alcunché se ci limitamo a sfogliarlo?
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