martedì 28 aprile 2015
Adelphi ripubblica le "Lettere dalla Russia" di Astolphe de Custine, un classico dell'anticomunismo preventivo
Risvolto
«Il libro più intelligente che sia stato scritto sulla Russia da uno
straniero»: così Aleksandr Herzen definì la raccolta delle lettere di
Astolphe de Custine, pubblicate nel 1843 e immediatamente tolte dalla
circolazione in tutto l'impero per volontà dello zar Nicola I. Cento
anni dopo, lo stesso giudizio veniva espresso dalla Società editrice dei
detenuti ed esiliati politici, che ne aveva promosso una nuova
traduzione – ancora una volta clandestina: giacché il libro, fugacemente
riapparso dopo la rivoluzione, era stato subito vietato da un altro
regime, quello sovietico. Un'opera decisamente pericolosa, dunque, ma
che non ha mai smesso di circolare sottobanco: perché, come scrive lo
storico francese Pierre Nora, l'autore «sembra aver anticipato di un
secolo la critica del bolscevismo, dicendo tutto quello che occorreva
dire, o quasi tutto». In queste pagine il lettore troverà una
descrizione della società russa di una perspicacia stupefacente, di una
chiaroveggenza profetica – e di una vivida forza narrativa: primo
esempio, verrebbe da dire, di quello che oggi chiamiamo new journalism.
Davanti ai nostri occhi si dispiega, con la potenza di un dipinto di
Goya, la tirannide zarista con caratteri che coincidono in modo
impressionante con quelli del totalitarismo staliniano e dei suoi
epigoni post-perestrojka: un'oppressione che si traveste da amore per
l’ordine, la segretezza che presiede a ogni cosa, il fanatismo
dell'obbedienza, i millantati progressi – in breve, «il governo della
menzogna, dell'inganno, della corruzione».
Ripubblicato il "diario" di viaggio che nel 1843 denunciava la tirannide zarista, identica al futuro totalitarismo staliniano
Stenio Solinas - il Giornale Mar, 28/04/2015
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