L’accordo ora è più vicino ma i duri di Syriza preparano la resa dei conti con il premier
Repubblica 28.4.15
MILANO Alexis Tsipras ha deciso. Bisogna stringere per un accordo con i
creditori. E il rimpasto del team di negoziatori con l’ex Troika è il
primo segno che Syriza ha deciso di rinunciare a qualcuna delle sue
“linee rosse”, i punti del programma su cui non sembrava disposta a fare
marcia indietro. Il ridimensionamento di Yanis Varoufakis — che in
patria godeva ancora di una popolarità ben superiore al 50% — è il primo
ramoscello d’ulivo teso ai creditori. Non sarà l’ultimo. Lo ha spiegato
Yannis Dragasakis, vice-ministro e nuovo uomo forte del team economico
di Atene: “Non escludo che saremo costretti ad adottare misure che non
avremmo voluto prendere”, ha confessato in un’intervista. Ribadendo che
per la Grecia “è necessario arrivare a un accordo entro i primi giorni
di maggio” per non finire con le spalle al muro per la drammatica crisi
di liquidità.
La partita — lo sa anche Tsipras — non sarà facile. Ogni passo in
direzione di Ue, Bce e Fmi è anche un passo che lo allontana dal
Piattaforma di sinistra, l’ala più radicale di Syriza. Una trentina di
parlamentari i cui voti saranno necessari per dare il via libera a
qualsiasi intesa. Finora la minoranza interna ha tenuto i toni bassi,
confrontandosi con il premier a porte chiuse e limitandosi a ribadire il
suo “no” secco ai temi a lei più cari: privatizzazioni, pensioni e
lavoro. Il redde rationem con i creditori potrebbe però surriscaldare il
confronto. Un aperitivo c’è stato già quando Panagiotis Lafazanis,
ministro dell’energia e leader dei radicali, ha contestato la decisione
di Tsipras di confiscare la liquidità degli enti locali. Schermaglie
finite in nulla, ma che il presidente del consiglio non sottovaluta
visto che a febbraio – per evitare sorprese in Parlamento – ha evitato
di far votare il primo accordo con la Ue.
Le prossime settimane saranno decisive e Tsipras sa che in ballo c’è il
suo futuro politico. Syriza è ancora in testa nei sondaggi con 14 punti
di vantaggio sul centrodestra di Nd. Ma il dato è in calo e la luna di
miele post-elettorale sta esaurendo la sua forza propulsiva. La strada
del compromesso sembra essere quella preferita dal paese: il 72% dei
greci vuole rimanere nell’euro, il 51% sostiene (dati Alco) che va
trovata in ogni caso un’intesa con i creditori mentre il 44,2% crede che
— in assenza di sostegno parlamentare — il premier dovrebbe puntare a
un governo di unità nazionale piuttosto che andare alle urne.
Si vedrà fino a che punto Tsipras è disposto a spingersi per tenere
Atene nella moneta unica. I candidati a un governo “europeista” di
coalizione — come sognano a Bruxelles — in teoria ci sono. To Potami è
pronto a partecipare con i suoi 17 deputati. Lo stesso vale per i 13 del
Pasok. Difficile però che il presidente del Consiglio si imbarchi in
un’avventura così lontana dalle promesse elettorali. Più probabile che
usi fino all’ultimo carisma e doti negoziali per tenere uniti i suoi. E
il nuovo capo-negoziatore Euclid Tsakalotos, veterano di Syriza che
conosce benissimo i quadri del partito, è molto più indicato del
professor Varoufakis per far digerire a tutti il bagno di realismo cui
si dovrà (forse) dire di sì. (e. l.)
Grecia, Varoufakis commissariato
Tsipras lo conferma, ma cambia la squadra dei negoziatori con l’Europadi Marco Zatterin La Stampa 28.4.15
Squadra che non vince, si cambia. Col chiaro obiettivo di ritrovare la
pace almeno sul fronte esterno, Alexis Tsipras ha deciso di rimpastare
il team che conduce la trattativa coi creditori internazionali, quelli
che gli hanno promesso altri 7,2 di finanziamenti, in cambio di riforme,
per non fare bancarotta. Lo coordinerà il viceministro delle Relazioni
Internazionali, Euclid Tsakalotos, uno che ha studiato a Oxford dal
quale il premier ellenico si aspetta molto quanto a diplomazia. Al suo
fianco, il presidente del consiglio economico Giorgios Houliarakis, che
guiderà la trattativa col Brussels Group, l’ex Troika con Ue, Fmi e Bce.
Il discusso ministro Yanis Varoufakis rmane in sella. Ma l’impressione è
che sia stato dimezzato.
Nella due giorni ministeriale di Riga, il professore greco-australiano
risulta essere stato pesantemente contestato. Più fonti hanno veicolato
la voce secondo cui i colleghi ministri lo hanno definito «uno a cui
piace scommettere» e «un incompetente». Il dibattito «si è svolto in un
clima civile e vivace, ma nessuno ha mai espresso visioni negative su di
lui», ha frenato ieri l’italiano Pier Carlo Padoan. Comunque sia,
l’effetto è stato palese. Tsipras pare ormai trovarlo troppo ingombrante
e, alcune fonti Ue citate dalla Reuters, parlano di «ostacolo rimosso».
E’ un riflesso della frustrazione. Ancora ieri, a Berlino, il portavoce
del ministero delle Finanze ha ripetuto che «siamo molto lontani da una
soluzione completa». Gli ottimisti sperano nella svolta. Nel pomeriggio
si è tenuta una «conference call» del Brussels Group coi greci, in
vista di un incontro fisico che si pensa possa avvenire domani. In
serata la squadra dei negoziatori greci si è ritrovata ad Atene. E’
stato a quel punto che una fonte governativa ha fatto sapere che, alla
fine, «si lavora a una bozza di manovra che contiene una serie di
riforme pensate per raggiungere un’intesa coi creditori». Secondo le
fonti, «contiene interventi sul bilancio, sull’evasione e sulla pubblica
amministrazione». In sostanza, si fa notare, le stesse misure di cui si
parla da settimana.
Nessuno si fida davvero. Chi ha orecchie ad Atene rivela che Tsipras ha
capito che l’accordo serve, ma non riesce a prendere una decisione per
colpa degli attriti fra correnti interni al suo partito, Syriza. Sarà la
volta buona? Gli gnomi dei mercati, sentiti dalla Reuters, reputano
l’uscita della Grecia probabile al 40%. Circolano voci, già dalla scorsa
settimana, di una possibile ministeriale prima di quella in calendario
l’11 maggio. La nuova disposizione che costringe gli enti locali a
finanziare il governo centrale dovrebbe consentire ad Atene di saldare
il conto di metà mese con il Fmi. Nonostante tutto, il tempo che doveva
già essere finito, continua. Il rischio d’una fine improvvisa,
assicurano a Bruxelles, resta comunque dietro l’angolo, senza che
nessuno possa davvero dire se sarà positivo o no.
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