mercoledì 20 maggio 2015
Dalle testimonianze private dei soldati italiani nella Prima guerra mondiale
Risvolto
Un conflitto che ha accatastato venti milioni di
morti, probabilmente il più sanguinoso dell’intera storia umana (per non
parlare delle epidemie collegate, altrimenti si superano i sessanta
milioni), è nato dalle menzogne di un duplice omicidio e dalla
fucilazione di 50 innocenti. Un conflitto che decisero economia,
politici e un manipolo di invasati… ma poi a combattere dovettero
andarci i soldati. E fu una carneficina.
Lettere e diari dal fronte sono stati sempre trascurati –
al più lasciati alle cure delle Pro Loco che, di tanto in tanto,
potevano scoprire qualche scritto di un loro concittadino. Ma quei fogli
raccontano un’altra guerra. Una guerra insensata, da combattere con
armi vecchie, indumenti inadeguati, cartine sbagliate. Con i piedi a
mollo nel fango delle trincee, i gomiti appoggiati sulla neve, facendo
colazione a un passo dai corpi dei caduti. Altro che l’epica e
l’eroismo, altro che medaglie al valore. Dalla voce dei soldati traspare
il dolore, la sofferenza, la necessità di obbedire a ordini spesso
insensati e la voglia di mandarli tutti a quel paese. «Il nostro peggior
nemico era Cadorna» dichiara efficacemente uno di loro.
Rivelando segreti inediti, Lorenzo Del Boca racconta
l’altra faccia della Prima guerra mondiale, quella che la retorica
ufficiale e i libri di scuola nascondono. Perché dovremmo deciderci
finalmente a onorare il debito di riconoscenza nei confronti dei nostri
nonni.
Italia in trincea, gli errori e gli orrori
Il saggio di Lorenzo Del Boca sulla Grande Guerra
di Paolo Rastelli Corriere 20.5.15
I generali? Un branco di incapaci, a cominciare dal «supremissimo» Luigi
Cadorna ( nella foto ). I politici? Gente interessata a guadagni
territoriali, senza preoccuparsi dell’eventuale prezzo di sangue da
pagare. Gli industriali? Personaggi che puntavano sulla guerra per
sviluppare le loro fabbriche asfittiche e per questo finanziarono
largamente gli apprendisti stregoni dell’interventismo. Non assolve
nessuno l’ultimo libro del giornalista Lorenzo Del Boca dedicato
all’Italia nel primo conflitto mondiale ( Maledetta guerra , Piemme),
considerato «un bagno di sangue gratuito ai danni di quattro generazioni
di contadini che desideravano solo stare in pace».
Del Boca, quando si occupa di storia, ha da tempo scelto la
dissacrazione del mito come approccio e la rabbiosa ironia come
linguaggio, sia che si tratti del Risorgimento ( Maledetti Savoia e
Indietro Savoia ) sia che si parli di Italia repubblicana ( L’Italia
bugiarda ). Ma stavolta si è davvero superato, demolendo tutto, a
cominciare dall’irredentismo, ossia la stessa ragion d’essere della
guerra italiana così come è stata raccontata a generazioni di scolari,
la liberazione di Trento e Trieste dal giogo austriaco e il
completamento delle lotte risorgimentali.
«Un concetto del tutto astratto, che facciamo fatica a spiegare oggi,
figuriamoci cosa ne poteva capire un popolo in gran parte analfabeta
come quello italiano nel 1915. In realtà gli italiani che erano sotto
gli austriaci erano in maggioranza ben contenti di restarci, sia in
Trentino che sui confini orientali», dice Del Boca. Che arriva
addirittura ad accusare il governo dell’epoca, o almeno i suoi servizi
segreti fin da allora «deviati», di aver assassinato Alberto Pollio, il
predecessore di Cadorna nella carica di capo di stato maggiore, perché
era un convinto «triplicista» e quindi un ostacolo al rovesciamento di
alleanze e all’entrata in guerra al fianco di Francia, Gran Bretagna e
Russia.
Nel libro non manca nulla delle sventure e vergogne addebitate alla
nostra classe politico-militare: l’incompetenza che si traduceva in
sanguinose offensive senza senso, la crudeltà delle fucilazioni e
decimazioni, la vigliaccheria nella disfatta di Caporetto. Insomma, un
libro adatto a quegli italiani che pensano sempre il peggio di chi li
governa e quindi in definitiva di se stessi. Non sono pochi.
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