domenica 18 ottobre 2015

La fine dell'ordinamento occidentocentrico della terra genera paranoie kalergiane


Antonio Maria Costa: 
Scacco matto all'Occidente, Mondadori

Risvolto
Durante un'inchiesta su operazioni finanziarie sospette in Europa, Pierre G Bosco, giornalista della rete televisiva ENN, deve confrontarsi con tre domande che mettono a dura prova il suo idealismo europeista. L'euro, una necessità che nessuno ama, è destinato a unire l'UE, oppure a provocarne la disintegrazione? La Germania, oggi superpotenza continentale, salverà l'Europa, oppure finirà per distruggerla per la terza volta in un secolo? L'Occidente, assediato dall'imperialismo russo, dall'Islam radicale e dall'espansionismo cinese, riuscirà a mantenere l'egemonia strategica sul pianeta? In un racconto ricco di colpi di scena, dove s'intrecciano realtà e fantasia, storia e cronaca, il lettore accompagna il protagonista in incontri segreti nelle sedi del potere mondiale: dalla BCE alla Commissione di Bruxelles, dall'Eliseo al Parlamento europeo, dalla Cancelleria tedesca alla Casa Bianca, dal palazzo del governo di Riyad al Giardino dei Giardini a Pechino. Intanto la coraggiosa, e sempre più complessa, inchiesta di Bosco è segnata da una misteriosa scia di sangue: che cosa ha scoperto il giornalista di così scottante per essere colpito negli affetti più cari e diventare a sua volta vittima di attentati e ricatti? In un affresco incredibile, dove convergono varie trame totalmente credibili, Antonio Maria Costa raffigura lo scenario mondiale odierno - che conosce personalmente, per aver lavorato al vertice di diverse istituzioni internazionali... 
Antonio Maria Costa parla del suo thriller The Checkmate Pendulum
February 25, 2015

Lo strano caso del John Grisham della finanza 
18 ott 2015  Libero SIMONEPALIAGA
I fondi sovrani tedeschi in soccorso delle economie mediterranee, Putin e la Cina dei complotti Antonio Costa, funzionario Onu, usa i suoi archivi e scrive un fantaromanzo. Molto realista... 
L'Europa vacilla. Una crisi economica e finanziaria da diversi anni ne scuote le fondamenta. Le economie dei paesi mediterranei sono quelle che più di altre risentono dello schianto delle borse d'Oltreoceano e della successiva stretta finanziaria che ha preso il nome di austerity. Come uscirne? 
Mettere in vendita i gioielli di famiglia per falcidiare il debito e cercare nuovi prestiti per sorreggere le aziende in difficoltà. I fondi sovrani dei paesi ricchi di risorse finanziarie accorrono volentieri in aiuto. Dicono. Ma in realtà si preparano a fare man bassa dei gioielli di famiglia e di brevetti per pesare sempre di più nelle vicende europee. Sembra la fotografia dell' oggi, ma non si tratta solo di questo. E' lo sfondo su cui si muove la trama di Scaccomatto all'Occidente (pp. 528, euro 25 )di Antonio Maria Costa, una avvincente spy story appena pubblicata da Mondadori che oltre a concedere ore di svago fa riflettere sulla posta in gioco delle vicende politicoeconomiche che hanno coinvolto Europa e Stati Uniti in questi ultimi anni. 
Nel panorama italiano Scaccomatto all'Occidente è sicuramente un'eccezione. Da tempo non si leggeva un libro così e uno scrittore capace di tenere incatenato il lettore con una trama coinvolgente che non ti lascia respirare fino alle ultime pagine. Ma al tempo stesso, come fosse scritto con l'inchiostro simpatico, emerge un valido trattato sulle possibili guerre economiche in atto e che sfugge allo sguardo dei semplici economisti. Certo, la finzione domina sovrana ma lo scenario che Costa tratteggia sullo sfondo è quanto mai verosimile. E fornisce, volente o nolente, una interessante chiave di lettura di alcuni fenomeni che oggi sono tutt'altro che marginali e che nelle chiacchiere da bar vengono attribuiti alla semplice avidità dei banchieri. Di questo risvolto saggistico non bisogna stupirsene leggendo la biografia dell'autore. 
Antonio Maria Costa non è l'ultimo degli arrivati. È alla sua opera prima, certo, ma non gli mancano talento né conoscenze sugli argomenti che racconta. Sono venticinque anni che lavora a questo libro e le informazioni che maneggia sono di prima mano. E non potrebbe essere diversamente considerato che otto lustri della sua vita li ha trascorsi nelle maggiori istituzioni internazionali. Dall’osservatorio privilegiato dell'Onu e dell'Unione europea, dell'Ocse e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo Costa ha avuto modo di sondare le dinamiche impazzite dei mercati fiutando in controluce l'inestricabile intreccio di finanza e politica. 
Tutto inizia, nel romanzo, in Transnistria. Terra di nessuno, ai confini sud orientali dell' Unione europea. E, suo malgrado, coinvolta nell'instabilità della regione da quando divampa la guerra in Ucraina. Lì però lo stato sovrano latita indeciso se fiancheggiare la Moldavia o la Russia. E così, in questo vuoto di potere, i dintorni di Tiraspol diventano terra di coltura per trafficanti di ogni genere e risma e per ufficiali russi rinnegati. E sono proprio loro a mettere a profitto il rinnovo degli arsenali nucleari della defunta Unione sovietica. In molti sono oggi coloro che vorrebbero dotarsi di un'arma nucleare. E con il disordine regnante nel mondo dopo il crollo del muro di Berlino qualche acquirente di materiale fissile si trova. Soprattutto tra le nuove potenze che ambiscono a ritagliarsi maggiori margini di manovra all’epoca del presunto scontro di civiltà. A indagare sul losco giro di affari e sul contrabbando d'armi nella marca orientale d'Europa viene inviato un abile giornalista finanziario, molto apprezzato dai telespettatori per le inchieste sugli intrallazzi della finanza internazionale. Ma nell'arco di una manciata di giorni la sua vita si trova sconvolta da una serie di omicidi.

Con un ritmo serrato si susseguono morti misteriose di ambasciatori e banchieri davanti a un computer. Attentati dinamitardi si alternano a inseguimenti mozzafiato. Storie sulle ricerche un tempo avviate da laboratori segreti sovietici danno il cambio a riunioni al vertice dei maggiorenti degli stati europei confluiti nell'UE. E poi delle bizzarre e incomprensibili parole sibilate poco prima di morire da alcuni personaggi: iso zhu nian. Saranno questi suoni a fare da fil rouge dell'intera trama.
È vero o falso quanto Antonio Maria Costa racconta? Comunque sia Scaccomatto all' Occidente è una buona occasione per leggere con altri occhi la storia dei nostri giorni e comprendere, prima che sia troppo tardi, che noi europei ci troviamo coinvolti ancora una volta nel Grande Gioco.      

Intrigo internazionale per capire il continente in cui viviamo 
Scaccomatto all’Occidente, il romanzo (quasi) a chiave di Antonio Maria Costa 
Marco Zatterin Stampa 25  2 2016
Licenza di scrivere. Anzitutto Pierre Giorgio Bosco - «Pierre G» per amici, conoscenti e rivali - è «bello e simpatico». Si approssima alla cinquantina senza che gli anni ne abbiano fiaccato la voglia di correre fra una notizia e l’altra, e fra un Paese e l’altro. Lavora alla Enn, una Cnn europea, e la qualifica gli attribuisce il ruolo di inviato di punta per gli affari internazionali. Ha una madre francese e un padre piemontese, doppio Dna che rassoda l’anima di cittadino del mondo. Vive il giornalismo come una missione. Vuole informare gli europei di questo scorcio di secolo, ma finisce per essere il portavoce di quelli perduti nei massacri che hanno insanguinato la storia continentale di ogni secolo. «A cosa è servito?», si chiede.
Inevitabile che finisca nei guai e rischi la vita in intrighi pericolosi, circondato naturalmente da donne affascinanti e sempre ben informate. Antonio Maria Costa - classe 1941, torinese, già dirigente europeo, alto funzionario alla vecchia Banca per l’Est (Bers) e all’Ocse, infine vicesegretario Onu per la lotta a traffico di droga e criminalità - racconta le avventure dello scatenato e spesso preoccupato reporter con la leggerezza divertita di chi viene dall’altra parte, dal mondo in cui le notizie nascono e, in genere, si cerca di tenerle nascoste. La forma del romanzo lo aiuta a mantenere l’equilibrio. Con Scaccomatto all’Occidente (Mondadori) invita a entrare nel gioco degli specchi della geopolitica, catturati da un uomo e dalla sua vita stravolta da effetto domino avviato dalla scomparsa di un’arma «che ogni dittatore del mondo vorrebbe».
Nella testa di Pierre G, un «nuovo europeo», ogni cosa sembra possibile e lo sarebbe se non fosse che, si scopre, sono in tanti a lavorare perché la sua volontà di informare non si concretizzi. Ci sono i russi e i loro nemici, i cinesi e i servizi di mezzo mondo, gli americani, ma anche l’alta finanza, il governo tedesco con la Bundesbank che sfida la Bce. Tutti giocano un loro Risiko. Chi vincerà? Mosca o Pechino. Berlino? O l’Europa che nessuno sembra davvero amare sino in fondo, ma che alla fine diventa il denominatore comune per la salvezza.
Naturalmente c’è un complotto dietro ogni singola parola e singolo fatto che si accumula col passare rapido degli eventi. Vero o falso? A volte il confine è labile. Non esiste davvero un giornalista televisivo come Pierre G e non esiste una facilità di accesso alle fonti come quella che si incontra pagina dopo pagina. Questo serve però a ricordarci che siamo in un quadro narrativo. Anche se il cronista non è altro che pretesto e strumento che Costa usa per aprire a una storia diversa, a un romanzo quasi a chiave che somiglia spesso a un saggio nascosto, che parla del passato, del presente e del futuro dell’Europa.
Da quando il volume è stato pubblicato in inglese, col titolo The Checkmate Pendolum, molte delle sue profezie si sono avverate. È cresciuto lo scetticismo, s’è amplificata la voglia di dominio dei russi, la finanza buona e cattiva ha assunto un ruolo sempre più centrale. Mentre l’Europa annaspa per colpa dei suoi Stati. «La politica a Berlino è più opportunista che espansionista», dice Scottie Newman, immaginaria analista del Newsweek. Occhio americano. Cronaca di questi giorni, a ben vedere.
Costa ammette che molti personaggi del suo romanzo sono in realtà prestanome per figure reali. Il banchiere Di Mello è Mario Draghi?, viene da chiedersi. Sì e no. Perché, quando lo si chiede all’autore, la risposta è che lui tutta quella gente l’ha incontrata, «però questo è un romanzo». Così quando Pierre G arriva a compiere la sua missione di giornalista, al lettore resta il dubbio che tutto sia stato un pretesto per cominciarne un’altra, più personale. Quella che porta a cercare di capire il continente in cui viviamo, un universo che solo l’assenza reale di costanti minacce fisiche rende meno insidioso di quello in cui corre il cronista superuomo della Enn. 

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