domenica 24 gennaio 2016

La Germania e il debito pubblico: Sergio Romano

Risultati immagini per bismarckSergio Romano: Breve storia del debito da Bismarck a Merkel, Vitale & Co., edizione fuori commercio




Levi Ricardo Franco Corriere Pagina 41 29 dicembre 2015




Sergio Romano racconta l’ossessione per il debito da Bismarck allaMerkel 

24 gen 2016  Libero  
Uno dei grandimostri che popolano la nostra epoca - già abbastanza gravida di incubi, tra terrorismo e altreminacce affini - è il debitopubblico. Nonpassa giorno che non se ne parli: sui giornali, in televisione, perfinoalbar sotto casa. Come italianiviviamo gravati da questo fardello che ogni anno sembra aumentare esponenzialmente echeèormai divenutounpesoche legenerazioni sono costrette apassarsi. Ma da dovee comenasceildebitopubblico? Lospiega, con una chiarezza cristallina, l’ex diplomaticoed editorialistadelCorriere della Sera Sergio Romano in un prezioso libro realizzato da Vitale& Co. 
Un’edizionelimitata, conuna ricca introduzione firmata da Fabrizio Saccomanni, che la società milanese ha approntato per gli addetti ai lavori, ma non solo. Sarebbe auspicabile, infatti, chequesto volume (agilissimo, sonopocopiùdi centopagine) fosse diffuso il più possibile presso il grande pubblico. La ragione sta già nel titolo: Breve storia del debito pubblico da Bismarck a Merkel. Solo per questo, ci sarebbe da sfogliarlo, perché Romano racconta non solo la genesi del debito italiano, ma pure quella dei debiti della Francia, dell’Inghilterra e soprattutto dellaGermania. Undebitofruttodiguerreperdute e di scelte politiche compiute attorno ai tavoli della diplomazia nel corso degli anni. Almenoquestoavvenivanelpassato, diciamo fino al secondo dopoguerra. 
Poi, nella creazione diquestomonstrum chiamato debito interviene una cosa che si chiama «costo della democrazia». E che nel nostro Paese soprattutto è divenuto strabordante a causa diundifetto congenito del sistema democratico, cioè la corruzione. Questa impalcatura di corruttele, favoritismo e ingranaggi da oliare in Italia ha avutoeffettidevastanti, checonosciamobene, purtroppo. 
Ma a parte queste considerazioniprettamente storiche, ci sono due aspetti del libro che meritano di essere approfonditi, ed entrambi riguardano la Germania. Come scrive Romano, nel corso della storia, i tedeschi sono stati insolventi almeno in quattro circostanze: «Nel 1923, prima del PianoDawes, nel 1932, dopo la crisidiWall Street, nel 1945, dopoil crollodelTerzoReich e nel 1953, prima del Trattato di Londra». Nonhannoonoratoi lorodebiti. Motivoper cui, oggi, forsedovrebbero essereun po’piùattentialle esigenze deigrandidebitori di oggi, in primis l’Italia (per la Grecia, ormai, è troppo tardi). 
Questa considerazione nasce dall’esame del secondopunto importantedel libro di Romano. Nel passato, ogni volta che un Paeseè statogravato daundebitopesantissimo e difficile da saldare, le conseguenze sono state nefaste: si va dalla dittatura alla guerra. Ed è una lezione che forse bisognerebbe tenere presente.

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