venerdì 11 aprile 2014

Togliatti assassino di poveri amanti partigiani: fantastoria & anticomunismo di professione

Un amore partigianoTutta questa paura continua a stupirmi. La sapienza postmoderna di questa operazione editoriale è ammirevole. A partire dalla copertina del libro.
Serri è stata trotzkista da giovane? [SGA].

Mirella Serri: Un amore partigiano, Longanesi

Risvolto
Manca poco all'alba del 28 aprile 1945. Due giovani donne, Gianna e Clara, viaggiano nei dintorni del lago di Como su una 1100 nera con il serbatoio quasi a secco, sotto una pioggia battente. Un destino comune unisce la bionda partigiana ventiduenne che ha ancora sul corpo i segni delle torture dei nazifascisti e la bruna amante di Mussolini: per entrambe è stata pronunciata una sentenza di morte. Sullo sfondo delle drammatiche giornate che precedono la fine della guerra, il nuovo libro di Mirella Serri ripercorre le ultime ore di vita di Claretta Petacci e le traversie di due partigiani, Gianna e Neri, che dopo aver dato un fondamentale contributo alla cattura del Duce e della sua donna finirono giustiziati dai loro stessi compagni di lotta. Nel tirare le fila di un fosco mosaico fatto di passioni e di ingiustizia, l'autrice ricuce un vero e proprio strappo nel racconto della storia patria, i cui responsabili sono rimasti impuniti e che nel dopoguerra è riuscito persino a cancellare la memoria delle due vittime, Gianna e Neri. In una ricostruzione che rivede radicalmente alcuni diffusi stereotipi sulla Petacci, rivelandone l'antisemitismo, l'ambizione e la mancanza di scrupoli, si dipana il racconto di una storia d'amore che si svolge nell'arco di sei mesi, fra sospetti, omissioni, delazioni, tradimenti, torture. Riportando alla luce, a settant'anni dai fatti, una vicenda che rappresenta una ferita ancora aperta nella storia della Resistenza.


Nel libro di Mirella Serri la storia del comandante partigiano e della staffetta uccisi perché amanti e perché sapevano chi aveva preso l’oro di Dongo

Marcello Sorgi 162 11-04-2014 la stampa 28/29


"Quei compagni disobbedienti eliminati dai partigiani rossi"
Un libro spezza la cappa di silenzio sulla vicenda di "Gianna" e "Neri" uccisi dopo i fatti di Dongo. Anche l'Anpi ha cancellato i loro nomiRoberto Festorazzi - il Giornale Mar, 06/05/2014 

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma perché ce l'hai tanto col trotskismo?

materialismostorico ha detto...

Bisogna distinguere Trotzki dal trotzkismo, soprattutto quello della Guerra Fredda. Che ha delegittimato il campo socialista nella coscienza della piccola borghesia intellettuale e poi anche nelle classi lavoratrici. E che è stato uno dei canali di affermazione della teoria del totalitarismo, del revisionismo storico e del postmodernismo. Per trotzkismo non si intende qua un corpus di teorie politiche ed economiche che fanno riferimento a Trotzki ma un atteggiamento idealistico e populistico, che guarda alla "purezza" della rivoluzione e immagina una potenza sovversiva dei lavoratori che è inesistente.

Anonimo ha detto...

Scusami, ma mi sembra che al trotskismo, in qualsiasi sua variante e famiglia storica, non possa essere assolutamente addebitato nulla di tutto ciò. Durante la Guerra fredda esso è stato anzi l'unica area politica che abbia criticato da sinistra la lenta ma inesorabile parabola di dissoluzione dell'URSS, con analisi e contributi (anche molto diversi fra loro) che testimoniano un ancoraggio a posizioni classiste tutt'altro assimilabili al revisionismo storico e al postmodernismo.
Ciò che il trotskismo ha delegittimato - e a mio avviso sacrosantamente - è stata invece la dirigenza politica dell'URSS dalla morte di Lenin in poi, cioè da quando sono iniziati i fenomeni della burocratizzazione, della mancanza di democrazia nello Stato e nel partito, della generale degenerazione dell'esperienza sovietica nelle forme e nella sostanza. E ciò facendo senza mai minimamente confondersi con la teoria del totalitarismo e con i suoi propagandisti liberali.
Se infine per "purezza della rivoluzione" è da intendersi la più netta autonomia e demarcazione di classe dalla borghesia e dai suoi agenti nel movimento operaio, mi pare si tratti di uno dei postulati del comunismo dal Manifesto marxiano in avanti, smarrito il quale ci sono state sempre e solo disfatte.
Un saluto.

materialismostorico ha detto...

Parliamo ahinoi due linguaggi diversi. Che muovono da due diverse concezioni della storia e della dialettica. Rispetto questa ricostruzione ma non la condivido.

Anonimo ha detto...

Non per polemizzare, sinceramente, ma mi pare difficile sostenere di rispettare questa ricostruzione se si arriva a stabilire un'equivalenza (attenzione: non un rapporto di derivazione, che già sarebbe comunque sbagliato, ma di equivalenza) fra trotskismo e (cito dal tuo blog) "[...] neoconservatorismo americano [...] manifestismo [...] bertinottismo [...] generico progressismo al dirittumanismo".
Non mi pare ci sia molto da condividere rispetto a fenomeni storici che hanno sostanzialmente validato, direi alla lettera, decenni di analisi e previsioni. Penso si debba se non altro riconoscere questo, al di là delle diverse concezioni che si possono avere sulla storia, sulla dialettica e su tutto il resto.

Anonimo ha detto...

Sinceramente non capisco la ( non solo tua ) polemica col revisionismo storico. Qualunque pretesa ortodossia è stato precedentemente un revisionismo.
Il problema non è il conflitto tra ortodossia e revisionismo, ma l'onestà della ricerca storica che deve essere basata su fatti reali.
Grazie

materialismostorico ha detto...

Giustissimo. Ma ciò che chiamiamo "revisionismo storico" non coincide con il necessario lavoro di reinterpretazione, un lavoro che si rinnova non solo alla presenza di nuove fonti ma anche inevitabilmente con il passaggio delle fasi storiche. Per "revisionismo storico" si intende una tendenza storiografica ben precisa, che si ispira alla storiografia liberale legata alla teoria del totalitarismo. E che su questa base rilegge la storia dal 1789 a oggi con l'intento di espungere ogni contributo della tradizione rivoluzionaria e socialista alla costruzione della democrazia moderna. Consiglio a questo proposito l'omonimo libro di Losurdo, dal titolo appunto: Il revisionismo storico. Problemi e miti, Laterza